“L’aria è una”: Anna Maria Carpi e il dramma di una società senza collettività

Finalmente viene dato il giusto risalto ad un’autrice nota ai più per la grande attività di traduttrice, tra tutti di Durs Grünbein, che ha saputo particolarmente rendere e caratterizzare col proprio lavoro, ma che al contempo negli anni ha saputo con importanti titoli affiancare a una propria stesura poetica mai banale. Anna Maria Carpi esce con L’aria è una per l’editore Einaudi nella prestigiosa collana Bianca, compensando alcune recenti scelte forse non altrettanto fortunate. L’esito è una analisi impietosa – mai abbandonata alla tristezza e certamente mai banale – della nostra società contemporanea e del rapporto maniacale con i mezzi di comunicazione non solo complessivi, ma rapportati fino all’infinitamente piccola realtà di ognuno di noi.

Trema la bocca a tutti a dire «è morto» ,
dicono «non ce l’ha fatta»,
così è come fosse ancora qui,
dalla parte dei vivi –
è dei vivi non farcela. […]

Così una narrazione portata agli esiti più estremi riconduce, come nel poemetto centrale all’interno dell’opera “La carne è un altro”, a riflessioni fondamentali. Ci aiuta in questo senso uno dei maggiori filosofi contemporanei, Byung-Chul Han che nel suo saggio Nello sciame. Visioni del digitale (edito in Italia da Nottetempo) così si esprime sulle stesse tematiche:

Sembra che, davanti a un ritratto velato, Leonardo Da Vinci abbia osservato: “Non iscoprire se libertà t’è cara che ‘l volto mio è carcere d’amore”. Questa massima esprime una particolare esperienza del volto, che non è più possibile oggi, nell’epoca di Facebook. La faccia, che si espone e ambisce all’attenzione, non è un volto, non è caratterizzata da alcuno sguardo. L’intenzionalità dell’esibizione distrugge quell’interiorità, quella riservatezza costitutiva dello sguardo: “In effetti, egli non guarda nulla; trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo”. La faccia esibita non è più controparte diretta che mi incatena e mi cattura: così, la prigione dell’amore cede oggi il passo all’inferno della libertà.

selfieDunque che fine fa il nostro volto costantemente in primo piano nella realtà virtuale? Come all’interno di uno specchio convesso sociale ognuno di noi maschera costantemente la propria realtà, esclude dalla propria fotografia chi gli sta attorno, si disinteressa dell’altro in una proiezione sempre più personale e meno collettiva. È, si potrebbe dire, segno dei tempi, della nostra società, del nostro modo di intendere la collettività. Anche l’agire politico è in qualche modo cambiato, meno vincolato dalla forma partito degli anni Sessanta, sempre più consacrato al ruolo – e all’immagine – del leader. Il nostro modo di fare e parlare di letteratura è cambiato, sempre più portato al ruolo dello scrittore, alla sua immagine, al suo splendore e alla sua miseria e meno attaccato all’opera, alla sostanza, al senso, all’esigenza e all’urgenza della scrittura. Con esiti che Anna Maria Carpi registra in maniera precisa in una periferia che può essere ognuno dei luoghi nei quali abitiamo e che non dipende dalla vicinanza di un centro storico.

[…] Ora di cena, rientro dal lavoro, / brilla la megaperiferia, / immani blocchi, occhi nel cemento / per dieci, venti piani, e in ogni piano / c’è qualcuno che vive / con in pugno il permesso di soggiorno, / extracomunitari siamo tutti, / e il tagliando è sempre più consunto. / Eppure ognuno ha una sua leggenda / di grandezza, di gioia, di fortuna. / La vita vera non importa a nessuno. […]

Dunque in cosa consiste la vita vera? E perché impietosamente la nascondiamo sotto il tappeto? La comunità che stiamo creando non è appunto una comunità reale e forse virtualmente sta perdendo alcune iniziali caratteristiche per consegnarcene una versione di accorpamento di interessi, utilitaristica, viva fin quando l’opportunità la rende necessaria. Ecco allora che extracomunitari diventiamo tutti, cioè estranei a una comunità che ha perso il proprio blocco essenziale e che vive di una immagine distorta – magari bellissima – ben distante dalla nostra realtà e dalla nostra vita.

 

Anna Maria Carpi, L’aria è una, Einaudi 2022.