L’antropologica
mutazione del Pd

Ha ragione Pietro Spataro. Marco Minniti alla Leopolda ha sorpreso anche me. E mi ha fatto riflettere. Un esempio di mutazione antropologica ? Io penso che la mutazione di una buona parte del gruppo dirigente dell’ultimo Pci, sia iniziata molto prima della nascita del Pd, prima anche del crollo del Muro di Berlino. Per me è cominciata dal giorno successivo la morte di Enrico Berlinguer.

Cosa è mai successo dal 1984 al 1991 a Botteghe Oscure ? Uno scontro aspro, nemmeno tanto sotterraneo, e solo parzialmente portato alla luce. Anche quello è un pezzo di storia della sinistra che andrebbe ripreso, analizzata attentamente alla luce anche di quel che è avvenuto dopo.
La Bolognina andrebbe meglio contestualizzata. Una necessità della sinistra o una concessione alla destra? Nel primo caso andava fatta meglio, elaborata dalle fondamenta ideologiche, spiegata, illustrata non come fosse un obbligo burocratico ma una necessità storica. E quindi da farne il centro di un dibattito vero capace di investire tutti i protagonisti della sinistra del tempo. Persino Massimo D’Alema si lamentò del metodo con il quale si imponeva una decisione che si sarebbe rivelata funesta per tutto un popolo di sinistra. Ma anche lui l’ha approvata.

Bisognava cambiare ? Certamente. Ma in che modo ? Non come si è fatto. Non eravamo noi maestri delle analisi storiche? Non eravamo noi quelli dei comitati centrali interminabili, certamente noiosi e barbosi, ma comunque non privi di intuizioni e proposte che facevano discutere il mondo della politica? Nell’occasione non solo ci lasciammo condizionare dall’avversario ma lo sottovalutammo con una leggerezza di pensiero che ancora oggi stupisce.
I leghisti e forzisti ? Liquidati come “politicamente degli incolti“. Di contro si è inventata una poderosa macchina da guerra che non esisteva e loro, gli avversari, ci hanno bastonato nelle votazioni. Loro al governo del Paese e noi alla opposizione. Ma come è possibile? E’ stato possibile, persino ineluttabile tanto profondo si stava facendo il distacco dal nostro elettorato.


Nel ‘92 scoppia tangentopoli, un terremoto che crea seri guai non solo a Dc, Psi, Pri e Pli ma anche a molti ex pci. Altro esempio di mutazione antropologica che non si è mai avuto il tempo e la voglia di affrontare seriamente. Sono gli anni in cui anche nel Pds affiorano atteggiamenti persino anticomunisti, di presunto realismo politico (“basta con l’essere d’esempio, oppure diversi, facciamo come Craxi, sporchiamoci un poco le mani con il potere, facciamoci furbi“) e l’anima del vecchio Pci riceve un colpo mortale. Altro che riformismo. Lo spappolamento ideologico è cosa fatta, la gente non ci capisce più, per larghe masse di cittadini la casa della sinistra perde il suo fascino. Le Sezioni si svuotano. Un capolavoro di passione politica, di attivismo e di sacrificio, di disinteresse e di intelligenza viene buttato al macero. Il Pds diventa Ds e o poi Pd, ma la musica non cambia.
La mutazione antropologica è cosa fatta. Restano i reduci sempre più pochi, i delusi sempre più numerosi. Domina un grande malessere. Il nostro sistema democratico con il Pci di Enrico Berlinguer perde un grande protagonista, architrave dello schieramento di sinistra. Come sarebbe bello fare un passo indietro. E tentare di ricostruire quel tessuto che non c’è più ma che una volta era motivo di forza e di ammirazione. Il Pd? Troppo anticomunismo nelle sue fila, a partire dal segretario.