L’amore di Dio,
cifra del pontificato
di Francesco

Le parole di Papa Francesco non stupiscono, piuttosto confortano e danno la misura della sua coerenza.

Aveva cominciato tempo fa rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse dell’omosessualità, dicendo: “Chi sono io per giudicare…”

C’è della coerenza perché nelle più recenti parole che il Papa ha rivolto agli omosessuali si riconosce la cifra del suo pontificato, che fin dall’inizio si caratterizzò con quella immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, cioè come segno tangibile dell’amore di Dio per tutti e per ciascuno.

Non sono un teologo, sono soltanto un credente allevato alla scuola della Teologia della Liberazione dai preti operai che incontrai in una fase cruciale della mia vita, ma riesco a sentire nelle parole del Papa il “catechismo” di Gesù, che si riduceva alla regola dell’amore. Tutto il resto viene del demonio, che tradotto più laicamente diventa avidità e quindi struttura di potere oppressiva di uomini contro altri uomini. Uomini che sono diventati abilissimi a giustificare nei secoli queste strutture di potere, anche tirando per la “giacca” Dio stesso. Ecco, Papa Francesco sembra dire: smettetela di tirare Dio per la giacca solo per giustificare le vostre scelte di avidità e di segregazione. Basta! Dio è amore e l’amore chiama il rispetto per ogni essere umano e per il creato.

E’ il cuore disarmante della Laudato si’ e della più recente enciclica: Fratelli Tutti. Disarmare l’aggressività degli esseri umani per ricondurli all’esperienza universale dell’amore è il filo che lega le parole rivolte agli omosessuali con quelle rivolte contro l’economia capitalista, e contro la cultura individualista, edonista e consumista che la sostiene. Un Papa semplice e coraggioso che rispetto al modo con il quale il sistema economico dei Paesi ricchi del Mondo si è arricchito non ha esitato ad usare il termine “saccheggio”, un termine che indica una intenzione violenta nell’accaparrare a discapito di altri. Disarmante, appunto.

Il Papa rischia perseguendo questa strada e lo sa. Sa che la Chiesa, casta meretrix, è fatta anche di tante anime votate alla legge della avidità piuttosto che a quella dell’amore. Sa che queste anime hanno temprato gli artifici retorici per giustificarsi e sa che non staranno a guardare, anche perché hanno potenti alleati dentro e fuori l’Occidente venato di cristianità.

Come cercheranno di fargliela pagare dipenderà anche dal tipo di consenso che l’annuncio radicale di Papa Francesco produrrà. Se sarà un consenso superficiale e peggio ancora strumentale a qualche manovra politica, allora il Papa rischierà meno nell’immediato. Diversamente invece se le parole del Papa saranno l’alimento di una nuova generazione di credenti e non, capaci di tradurre nel concreto questo insegnamento, perché questo sì, sarebbe destabilizzante.