“L’amica geniale”: l’Unità nella serie tv come grande giornale degli anni ’70

La terza stagione della serie televisiva “L’amica geniale” ci proietta, fedele al terzo libro della quadrilogia di Elena Ferrante (autrice sempre avvolta nel mistero di un’identità indefinita), nei turbolenti anni Settanta. E nella bellissima seconda puntata andata in onda domenica 13 febbraio, usa una “chiave” estremamente appropriata per mettere a fuoco il conflitto sociale e intellettuale di quegli anni: il giornale l’Unità.

L'Amica geniale, Elena Greco (la protagonista) nella redazione de L'Unità
L’Amica geniale, Elena Greco (la protagonista) nella redazione de L’Unità

La regia perfetta di Daniele Luchetti

È il momento della precoce maturità delle protagoniste Elena Greco (l’intellettuale, interpretata da Margherita Mazzucco) e Lila Cerullo (l’amica geniale, nella vita Gaia Girace), amiche cresciute in un povero rione della periferia di Napoli che le ha plasmate in due forti personalità opposte: Elena che dà fondo a tutte le sue risorse per emanciparsi con lo studio, e infatti la ritroveremo dopo la laurea alla Normale di Pisa e le nozze con un rampollo dell’alta borghesia intellettuale e politica progressista (Pietro Airota, interpretato da Matteo Cecchi); e Lila, che abbandona la scuola, si sposa ma “sbaglia” uomo, fa un figlio, esprime le sue notevoli doti in modo discontinuo, in mezzo ad una vita turbolenta che ad un certo punto la collocherà negli ultimi gradini della scala sociale, in un salumificio dove la classe operaia è letteralmente carne da macello.

Il regista Daniele Luchetti, come del resto nelle due stagioni passate Saverio Costanzo e Alice Rohrwacher, “rende” molto bene la complessità inquieta e a tratti violenta di quegli anni, ci restituisce due ragazze che combattono con le loro non comuni risorse per affermare la voglia di libertà in una società che le vede estranee ed eccessive, in uno scontro mai risolto tra anticonformismo e freni sociali.

Elena e Lila vivono, da situazioni opposte ma indissolubilmente intrecciate, il clima di riscossa degli anni Settanta, sono parte attiva delle lotte, si scontrano con i fascisti, pagano l’essere donne emancipate in anticipo sui tempi. Elena, introdotta da una suocera potente nel mondo dell’editoria, pubblica un libro-scandalo di enorme successo che “smaschera” le brutture e le violenze del rione ma anche le convenzioni da tutti accettate che assegnano ad ognuno un ruolo preciso: il negoziante, lo scarpaio, la strozzina, il camorrista, la ragazza-ornamento che punta al figlio del camorrista…

L'Amica geniale, Elena Greco (la protagonista) nella redazione de L'Unità
L’Amica geniale: Elena Greco (la co-protagonista) nella redazione de L’Unità

Le numerose scene dedicate a l’Unità

L’Unità, si diceva, compare più volte nella seconda puntata: quando Elena cerca la recensione del suo libro; quando la suocera sprona la nuora dopo il successo editoriale a darsi da fare nel mondo dell’editoria e le suggerisce di collaborare con l’Unità; quando esce un primo articolo della ragazza; quando Elena si presenta in redazione per proporre un’inchiesta sullo sfruttamento della classe operaia nel salumificio dove lavora Lila. E qui il “compagno giornalista”, verosimilmente un capo redattore, la fa accomodare in una scrivania libera con la macchina da scrivere davanti ad una parete tappezzate di numeri del giornale e del simbolo del Pci. Poi, ancora, l’Unità entra in gioco quando il giornale riceve una feroce critica “da sinistra” dalla professoressa di liceo di Elena, una agiata signora che nello schema intellettuale di quegli anni interpreta in modo insopportabile e saccente la lotta di classe e non perdona il “revisionismo” del Pci.

Insomma, la puntata ha attribuito a l’Unità – tra l’altro all’indomani del 98° della fondazione – ben oltre il ruolo di soggetto-cameo e l’ha fatta diventare centrale tra gli “strumenti” della politica e dell’intellettualità di quegli anni. Un bel riconoscimento, non c’è che dire, forse perfino superiore a quel che Elena Ferrante attribuisce nel terzo libro all’allora “organo del Pci”. Ne esce un affresco di storia narrata davvero aderente a quegli anni, quando un grande giornale che oggi non c’è più muoveva passioni e “dava la linea”. Un giornale vero che contava davvero.