Ucraina: perché tra Russia e Nato non si può essere equidistanti

“Contro Putin e contro la Nato”. Rifondazione Comunista – insieme a tante forze mobilitate per la pace, compresa la Cgil – è scesa in piazza il 5 marzo, decimo giorno di guerra, con parole d’ordine che a molti militanti di sinistra coi capelli ormai grigi avrà ricordato il celebre slogan “terzista” degli anni di piombo: “Né con lo Stato né con le Br”. Infastidito com’ero in modo urticante dall’equilibrismo degli anni Sessanta/Settanta che metteva sullo stesso piano le istituzioni democratiche (ahi, con quanti limiti e lo scrive un iscritto al Pci che nel ’75 ebbe modo di conoscere le delizie di un reparto punitivo nella caserma savonese dove aveva iniziato il servizio militare) e un gruppo armato più o meno eterodiretto o “facilitato” da forze potenti annidate nel medesimo Stato di cui sopra, ecco, confesso che non riesco a esimermi neppure ora dal chiedermi, provocatoriamente ma con cuore sincero: davvero la Nato, L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, oggi forte di 30 membri, di cui 22 appartenenti all’Unione Europea, merita di essere paragonata a un regime autocratico e criminale?

La posizione di Berlinguer sull’ombrello del Patto Atlantico

Soldati ucraini foto Anadolu agency

A questo punto sarebbe troppo facile citare la famosa intervista di Giampaolo Pansa a Enrico Berlinguer. Troppo facile ma egualmente utile, quindi ecco cosa diceva nel ’76 il segretario del Pci: «Io sento che, non appartenendo l’Italia al patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi. Tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del patto Atlantico, patto che noi non mettiamo in discussione, il diritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino». Forse, insieme a un’analisi sempre più lucida e definitiva sui regimi al di là della cortina di ferro, pesava in Berlinguer il fresco ricordo del fallito attentato ai suoi danni organizzato a Sofia tre anni prima, quando il leader comunista si era salvato quasi per miracolo in uno scontro con un camion. L’eurocomunismo non andava giù al Cremlino.

A Roma la gente è scesa liberamente in piazza per un urlo di pace, a Mosca se sei così impavido da camminare per sette-otto metri in compagnia di altri cittadini della Federazione per esternare la tua contrarietà all’invasione dell’Ucraina sei preso in carico dalla polizia e ti ritrovi addosso il bollino di soggetto pericoloso. Qualche irriducibile nostalgico dei Soviet dirà che anche in Italia negli anni Sessanta e Settanta e pure dopo (G8) la polizia ha usato la mano pesante: corretto, ma almeno aveva l’alibi (e il dovere), in una cornice costituzionale che tutelava i diritti fondamentali, di difendere l’ordine pubblico dalle frange più manesche dei cortei di protesta (salvo inventarsi prove fasulle per picchiare meglio vedi caserma Diaz); invece in Russia finisci dritto in caserma pur se sfili a mani alzate senza la minima intenzione bellicosa. Là, laggiù, in un Paese che oggi ci appare lontano e chiuso come la Corea del Nord, l’unica voce libera rimasta è quella della Bbc che ancora trasmette sulle onde corte, come succedeva ai tempi di Radio Londra, mentre a una troupe della Sky News britannica si riservano spari.

L’ambiguità di Rifondazione comunista

Le esercitazioni russe al confine con l’Ucraina

Citiamo ancora Rifondazione: “Siamo contro la guerra, senza se e senza ma. Lo eravamo quando la Nato bombardava la Serbia per imporre l’indipendenza del Kossovo e lo siamo oggi che la Russia invade l’Ucraina in nome dei diritti delle popolazioni del Donbass” (nota bene: tutto vero). Ahi, qui l’equidistanza si fa un po’ sospetta. Coraggio, sveglia: come si fa a concedere un minimo solo di credibilità all’ex agente del Kgb divenuto miliardario, allo sterminatore in Siria e Cecenia, all’amico di macellai come Ramzan Kadyrov, all’uomo cui la democrazia politica ha sempre provocato l’orticaria, al grottesco rimasticatore del peggior nazionalismo panrusso? Del resto “Rifonda” è in larga e buona compagnia dei molti che condividono il pensiero più facile e comodo per “giustificare” o quantomeno comprendere l’invasione russa del’Ucraina: Putin si è sentito accerchiato dall’espansionismo Nato, l’escalation è targata “imperialismo occidentale”. E l’indipendenza ucraina sancita democraticamente nel ’91? E il memorandum Budapest del ‘94 in cui rinunciava totalmente alle testate nucleari per veder garantita dalla Russia la sua piena autonomia nazionale? Non basta, c’è Pravyj Sektor, una formazione politico-militare di estrema destra. Come altri gruppetti filonazi, non è al governo con Zelenski, ma fa brodo per la propaganda di zio Vlad nemico dei nazisti.

Una curiosa, quasi kafkiana torsione delle responsabilità: la smettano questi invasi/invasati di lamentarsi. Personalmente, se l’esercito russo (mai più lo chiamerò l’Armata Rossa, non si merita quel nome) bombarda palazzi adibiti a civile abitazione, teatri dell’Opera e ospedali, non mi viene immediato pensare nella fattispecie alle colpe di Biden (e solo Dio sa di quante schifezze devono farsi perdonare gli Stati Uniti). Piuttosto mi metto nei panni di un estone o di un polacco e penso: accidenti, ci hanno invaso i nazisti, poi i sovietici, i russi li abbiamo davanti casa, io nella Nato ci entro di corsa e poi chiudo a chiave. Quali minacce alla Russia di fatto hanno concretizzato la Nato e il concerto dei Paesi Ue? C’è una colpa dell’Europa? Sì, ha tenuto chiusi gli occhi su Putin fino all’ultimo e mai ha provato a organizzare un tavolo serio e determinatissimo per disinnescare la mina Ucraina e obbligare Zelensky a ragionare sulle concessioni da fare a Mosca in cambio di una adesione rapida all’Unione Europea.

Guerra, pace, disinformazione

il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky visita il fronte 27-05-2019
il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky

La guerra, la pace dolce e desiderata. Ormai frullato da info e dis-info, fake ed esclusive curiosamente uguali per tutti i quotidiani, ho cercato qualche notizia confortante consultando qua e là l’oroscopo di Putin. Niente, per i nati sotto il segno della Bilancia non si pronosticano disastri e nemmeno una colica di quelle cattive dovuta a congiunzioni astrali sfavorevoli. Niente, neppure un incubo arricchito dai fantasmi incazzati di Aleksandr LItvinenko, Anna Politkovskaja, Boris Nemcov. E pure il meteo del Corsera non dava speranze, cito testualmente: “Grandi manovre sul Vecchio Continente. Un grande campo di alta pressione raggiunge il Regno Unito. Questa sua manovra comincerà a favorire l’arrivo di venti freddi provenienti dalla Russia”. E se per caso l’Onu? Una bella interposizione di caschi blu con annesso un cessate il fuoco? La Russia non ci pensa nemmeno e ha il potere di affossare qualsiasi iniziativa al riguardo.

Le difficoltà di Putin

Ma allora, per mettere a tacere il bugiardo compulsivo che sostiene di combattere in Ucraina – da lui peraltro ritenuta un non-Paese – contro i nazisti mentre si accinge ad assediare Kiev proprio come fece Hitler a Stalingrado, lo zar che vede in ucraini e russi un solo popolo (quello russo, è chiaro), insomma, per silenziarlo un po’ non è che, insieme alle sanzioni potrebbero servire pure le armi? È il nodo che tormenta molte coscienze, mentre Putin sfrutta la paura dell’Occidente, aumentata assai dopo le notizie dell’attacco e conquista della megacentrale nucleare di Zaporizhzhia. L’uomo del Cremlino da anni semina discordia e notizie fasulle per indebolire l’Europa, lo ha fatto pure infamando i vaccini usati in Occidente. Ora la stretta d’acciaio sull’informazione e la proibizione assoluta di pronunciare la parola “guerra” al posto dell’approvato termine di “operazione militare speciale” indicano quanto Putin trovi consistenti difficoltà sul terreno e senta traballare il trono, il tempo pare giochi contro i suoi soldati, anche per motivi logistici. Si attendono trattative impossibili e una puntata “all in” della Russia sulla guerra totale, alla cecena. La maledetta tentazione di salutare con favore l’arrivo in Ucraina di armi che possano indebolirlo è forte.