La vita, istruzioni per l’uso on line
Il teatro in casa ai tempi del Covid

Il teatro è tra le istituzioni culturali che nel mondo ha sofferto e soffre per la totale sospensione delle attività. Certo il teatro come la musica è partecipazione, coinvolgimento, reazione. Il pubblico in teatro è la componente essenziale dello spettacolo, per i suoi commenti, i suoi sospiri, le sue commozioni, i suoi disturbi anche, alle volte. Non se ne può fare a meno. E’ una cosa diversa vedere tutto in una scatola più o meno grande senza in gran parte alcuna componente emotiva. Non si è in una sala buia dove si dimentica il mondo esterno e ci si immerge nel mondo irreale e favoloso, alle volte, del teatro.

Di uno spettacolo in particolare vorrei parlare. Basato su un libro molto particolare, di George Perec, “La vie mode d’emploi” (La vita-istruzioni per l’uso) (1978), dedicato a Raymond Queneau. Una banale descrizione del libro è che racconta la storia degli abitanti di un caseggiato in una strada immaginaria di Parigi, Rue Simon-Crubellier 1. Una casa di 10 piani, 10 stanze per piano, a formare una sorta di quadrato di 100 elementi che lo stesso Perec descrive in questo modo: “Immagino uno stabile parigino cui sia stata tolta la facciata… in modo che, dal pianterreno alle soffitte, tutte le stanze che si trovano sulla parte anteriore dell’edificio siano immediatamente e simultaneamente visibili”. Ci sono delle regole, come volevano i membri dell’OULIPO, dei vincoli letterari, delle liste riferiti agli oggetti descritti e così via nel libro. Ci si muove nelle stanze seguendo il movimento del cavallo negli scacchi. e si toccano tutte le stanze tranne una, le storie sono 99.

Un libro in diretta streaming

Il romanzo si svolge in un preciso momento, poco prima delle otto di sera del 23 giugno 1973, ma le storie raccontate vanno molto indietro nel tempo arrivando sino al 1875. La scelta che ha fatto Manuela Kusterman al teatro Vascello, di cui è il direttore artistico da tanti anni, dopo la scomparsa di Giancarlo Nanni, è stata quella di leggere il libro. Non tutto perché pur essendo state realizzate e trasmesse in diretta streaming 15 puntate di un’ora circa l’una, non si riusciva ad arrivare alle 500 pagine del libro. E non avrebbe probabilmente avuto molto senso nemmeno realizzare un’idea del genere che avrebbe comportato molte più puntate.

Quindi, leggere le parole. E non ci si annoia dopo un poco? No, per due motivi. Il primo è la capacità e bravura della Kusterman e di Alkis Zanis, che l’ha affiancata nell’impresa e degli altri attori che sono stati a volte ospitati. Certo leggono, interpretano, si muovono, muovono le mani, il viso, gli occhi, sono degli attori. Devono rendere ognuno a suo modo magico e sorprendente quello che leggono. E sono in diretta, sì, in una scatola ma pur sempre in diretta, con i loro piccoli inciampi ed errori ma l’emozione, quella sì, viene percepita anche a distanza. Con pochissimi mezzi, una sedia, un leggio, le voci, sono le voci, unite alle parole che hanno il palcoscenico tutto per loro.

100 appartamenti, 99 storie

Ma un’altra parte importante è ovviamente quello che gli attori leggono, il libro di Perec. Un libro unico, incredibile, dilagante, coinvolgente, travolgente.
Perché? Per la sua struttura e per la grandiosa abilità dello scrittore. Perec era uno dei membri dell’OULIPO, Ouvroir de littérature potentielle (laboratorio di letteratura potenziale) come lo erano Calvino e Raymond Queneau, che ne è stato uno dei fondatori con il matematico François Le Lionnais, ed altri. Che si proponeva come obbiettivo delle sfide a volte impossibili in ogni caso impensabili, e dove ovviamente emergeva al di là delle costrizioni al testo, come pretendevano di fare gli Oulipiani, senza ombra di dubbio uno scrittore abile e convincente come Perec era.

La struttura? Certo la struttura è combinatoria, rigida, che fissa delle regole. Con 100 appartamenti e dieci piani, e una storia per ogni appartamento. Detto così sembrerebbe un curioso e banale espediente letterario. Al solito il problema è l’abilità di chi racconta. Perec ci ha messo 9 anni a scrivere questo libro. Di cosa parla? Impossibile da dire. Non esiste una storia ma 99 storie. Solo che le 99 storie non sono delle semplici storie. In ogni storia ci sono dei personaggi, degli oggetti, delle cose, dei richiami, dei rimandi e un trasferimento in altre storie che partono da un dettaglio, da un’idea, da un personaggio, da un semplice oggetto. E si va in un’altra storia dove compaiono personaggi con continui rimando alla vita “reale” (d’altra parte il libro è un manuale per la vita). E’ come se Perec avesse voluto costruirsi una sua speciale vita in cui la vita non finisce di stupire colui che sta scrivendo, che sta scrivendo di quello che ha vissuto, che quindi ricorda, ma ricordando e vivendo si generano altri interessi, altre storie, altre idee. L’immaginazione non ha fine. La storia, le storie non hanno fine.

Certo è un rimpianto che poi la storia debba finire, finiscono le pagine, si arriva al famoso 100 (o meglio 99). E come succedeva nello spettacolo teatrale “Infinities” messo in scena da Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano nel 2002-2003, si poteva rivedere e ritornare per ore sulle varie “stanze” dello spettacolo ma rivedendo sempre qualche cosa di diverso, nessuno vedeva mai tutto lo spettacolo, né gli attori, né il pubblico.

Perec più Tchaikovsky, versione personalizzata

Il grande vantaggio della lettura del libro di Perec dal punto di vista scenico è che non si deve per forza leggere il libro in modo sequenziale, si può saltare, si può ritornare, si può scegliere. Ed è quello che ha fatto Manuela Kusterman. E anche se si perdeva una serata per impegni o semplicemente per dimenticanza (anche se è difficile dimenticare qualche cosa che ci interessa di questi tempi) si poteva seguire le altre storie nei giorni successivi. Ogni storia è una storia nella storia ma è una storia per sé, separata e congiunta con le altre, indipendente ma essenziale. Ognuno è invitato ha costruirsi la sua lettura del libro di Perec. E per chi conosce il francese è ancora meglio.

L’ultima serata il venerdì 12 marzo. La lettura era alle 21. Alle ore 20.30 c’era il concerto in streaming dell’orchestra di Santa Cecilia a Roma diretta dal maestro Pappano con musiche di Tchaikovsky e Mendelssohn. Il secondo tempo del concerto coincideva con l’inizio della lettura al teatro Vascello. Ed abbiamo fatto una cosa che né a teatro né nella sala da concerto si può fare. Abbiamo ascoltato la lettura di Perec con la musica di Tchaikovsky. La lettura è durata qualche minuto di più del concerto. Ma è stato emozionante. Spero che né Perec né Tchaikovsky l’abbiano considerato una mancanza di attenzione nei loro riguardi.
Lunga vita al teatro!