La violenza no vax
ha superato
ogni limite

Questa mattina Radio Popolare, in una breve sintesi, ci ha deliziato proponendoci quanto registrato nel corso della manifestazione novax di sabato scorso a Milano, quanto cioè alcuni dimostranti hanno urlato nei confronti di alcuni giornalisti, in strada per raccontare la protesta. Si doveva ascoltare. Le parole, trascritte non potranno mai restituire la furia di quelle voci.

Non c’è mai stato tanto odio come nei cortei no vax

Ho partecipato a centinaia di manifestazioni, dai tempi della scuola e poi da giornalista con il taccuino in mano per annotare e raccontare quanto scorreva davanti ai miei occhi. Ho seguito cortei di ogni genere, posso dire “di tutti i colori”. Non ho mai avvertito tanta violenza, tanto odio, non ho mai sentito tante minacce nei confronti dei miei colleghi, come ascoltando il reportage radiofonico. Minacce verbali, minacce fisiche. Non c’ero, ma se fossi stato al posto dei colleghi di Fanpage, di La7 e di altre testate avrei avuto paura, come non mi è mai capitato ai miei tempi, quando mi sentivo in un certo senso protetto dalla tesserina professionale che custodivo gelosamente in tasca o dal badge fornitomi dagli organizzatori. Che sfilassero davanti a me amici del sindacato o del partito o persone della parte avversa. Non ho mai avvertito tanta ferocia, tante volgarità, tanta intollerabile vigliaccheria. Contro chi? Contro un cronista, in strada soltanto per fare il proprio mestiere.

Ho respirato tante volte l’odore acre dei lacrimogeni. Ho visto manganelli che volavano sulle spalle e sulla testa della gente, operai che difendevano il posto di lavoro, studenti che, magari confusamente, invocavano una riforma. Non ho mai assistito a così studiate provocazioni, per respingere una cura, un vaccino, un sacrificio solidale in un paese afflitto da una epidemia.

Sabato ci attendono altri cortei novax. Dovremmo attenderci altri insulti, altre minacce, pugni, spintoni, aggressioni? Già dicono di considerare una vessazione, una restrizione della libertà, un ostacolo a un’espressione di dissenso la richiesta di concordare e rispettare un percorso. Un bel pretesto per altre occupazioni della città. Nel corso della nostra storia repubblicana e democratica, anche nei momenti caldi, effervescenti del nostro Sessantotto, i cortei si sono sempre mossi secondo un tragitto discusso con le autorità. Lo chiedevano, lo si faceva. Qualche volta i patti sono saltati, per colpa di minoranze, solo minoranze peraltro che è superfluo star qui a definire. Accadde a Genova, per il G8, ad esempio, tra gli attacchi dei black blok e l’oscena gestione della repressione che andò a colpire pacifici manifestanti. Ma in questi sabati violenti siamo costretti ad assistere ad una sorta di studiato gioco alla guerra, con tanto di assalti ai sindacati, come è accaduto alla Cgil, o tentativi di assalto, come si sono ripetuti negli ultimi sabati. La Camera del lavoro di Milano è stata risparmiata solo per la massiccia presenza della polizia. Azioni programmate dai fascisti o dagli ex terroristi infiltrati? Sì, può darsi, ma gli altri intorno che ci stanno a fare? Complici molto attivi, comunque…

Una risposta democratica è doverosa

Credo che, di fronte a questi comportamenti, una risposta sarebbe doverosa. Non mi riferisco alle circolari del Viminale, ai sit in consentiti, alle marce negate, ai luoghi del centro vietati. Non scrivo di polizia, di lacrimogeni, di idranti (quelli ad esempio usati pochi mesi fa contro i lavoratori cacciati dalla Whirlpool). Penso ad atti ben poco cruenti, molto “di parte”, dalla parte dei giornali e dei giornalisti. Vorrei soltanto che il sistema dell’informazione nel suo complesso, editori, direttori, poligrafici, con i loro istituti, Sindacato, Ordine, Federazione degli editori, prendendo atto dell’ostilità che è costretto a subire, proclamasse una giornata del silenzio. Silenzio sulle manifestazioni novax, silenzio sulle loro minacce, sui loro slogan demenziali. Non ridursi a diventare megafoni di quelle settimanali sopraffazioni. Mi piacerebbe tra sabato e domenica non dover leggere un rigo su di loro, non vedere una sola immagine dei loro cortei (se non quelle dei danni eventuali alla città), non doverli ascoltare nei vari talk show televisivi (quando, cortesemente invitati, si sentono in dovere di citare la Costituzione, senza mai essere arrivati oltre la prima riga, forse, tanto meno all’articolo 32, o sproloquiano di terapie senza neppure conoscere la consistenza e i danni di un’aspirina)… Silenzio totale per ventiquattro ore, nessuna vetrina per le loro aggressioni.

Credo che dopo uno “sciopero” del genere, sciopero parzialissimo, si rassegnerebbero a starsene a casa o a manifestare come civiltà comanda.