La Ue deve disarmare
la “gentaglia” Embraco

L’Europa si muova, corregga le storture della delocalizzazione delle produzioni che insegue la logica del massimo profitto a danno di lavoratori e famiglie. E’ a questo che riporta la drammatica vicenda dell’Embraco, agli effetti del combinato tra dumping sociale e aiuti di Stato camuffati da incentivi fiscali, questione alla quale va posto riparo.

Usare parole forti non basta. “Gentaglia”: così ha detto ieri Carlo Calenda, che poi ha cercato di correggersi, ma troppo tardi e soprattutto per nulla convinto. “Non li incontrerò più, ne ho fin sopra i capelli”. L’ira del ministro dello Sviluppo economico è arrivata al termine del confronto con i rappresentanti legali dell’Embraco, brasiliana controllata dalla Whirlpool, che a governo e sindacati hanno fatto sapere che l’azienda conferma i 497 licenziamenti su i 532 dipendenti dello stabilimento di Riva di Chieri in Piemonte.

La proposta del ministro di attivare la cassaintegrazione per poter avviare un percorso di reindustrializzazione e consentire a nuovi investitori di entrare nella partita non è stata accolta. E’ stata invece ventilata un’ipotesi part-time, contratti ex novo per i lavoratori, fino a novembre, proposta inaccettabile per i sindacati.

Embraco, che produce compressori per frigoriferi, si è fatta scudo tirando in ballo la Borsa, “se non licenzia subito avrà problemi con la quotazione” è stato detto non senza cinismo da chi la rappresentava. Intanto prepara le valigie per traslocare in Slovacchia, attratta da incentivi fiscali. Quali? Il ministro Calenda lo chiederà oggi alla commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager che incontrerà a Bruxelles.

E’ la solita storia, figlia della globalizzazione, favorita dal dumping sociale: multinazionali apolidi che si spostano seguendo l’odore dei soldi, storia di Stati affamati di lavoro che possono offrire vantaggi fiscali oltre che manodopera a basso costo. E va avanti fino a nuovi incentivi, nuovi Stati, nuovi dumping moltiplicando il profitto attraverso le delocalizzazioni.

Ai maligni i toni del ministro liberista sono sembrati calcati più del dovuto, del resto siamo in campagna elettorale. Più interessante, ancorché tardivo, il suo viaggio a Bruxelles. L’Europa che tutela più le merci e le produzioni che gli uomini avrà sempre un Sud o -come in questo caso – un Est dove investire risulta più vantaggioso. Sarebbe ora di lavorare su questo. Maurizio Landini, ex leader dei metalmeccanici Cgil e ora nella segreteria confederale chiede al governo “di adottare, anche nel rapporto con l’Unione Europea, norme generali in grado di frenare il fenomeno delle delocalizzazioni e per poter agire in condizioni di parità e trasparenza”. Landini, e altri con lui, ricordano come Embraco stia seguendo “la logica del massimo profitto che trova nella delocalizzazioni verso i Paesi a basso costo del lavoro il modo per risolvere i problemi della competizione, dopo aver ricevuto dallo Stato italiano nel passato milioni di euro di  finanziamento”.

Sui soldi presi dall’azienda brasiliana sta indagando la Guardia di Finanza. Nei giorni scorsi sono stati in molti a chiederne la restituzione visto che se ne va. Lo ha fatto in primis il presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso dopo aver incontrato i lavoratori di Riva di Chieri. Quanto alla commissaria Vestager, Calenda le chiederà di “verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco e di trovare un modo per correggere quella che è una stortura”. In un’intervista al Corriere della Sera dice inoltre che se dovesse tornare a fare il ministro proporrà un fondo per evitare le fughe all’estero delle aziende, che prevenga le delocalizzazioni e “metta pacchetti che vadano oltre la normativa sugli aiuti di Stato per chi vuole andare a produrre altrove in Europa in condizioni di vantaggio legate al diverso grado di sviluppo dei Paesi”.

Mentre si tenta di capire se la scelta dell’azienda di trasferire lo stabilimento in Slovacchia vada contro le regole europee della concorrenza, per i 500 dipendenti di Embraco è cominciata un’attesa angosciante: il 25 marzo si concluderanno i 75 giorni concessi in questi casi per trattare e trovare soluzioni, dopodiché partiranno i licenziamenti collettivi.