La siccità si ferma a Casteldelci

Cristo non si è fermato ad Eboli. C’è una rettifica da fare e ci ha pensato il governo Draghi. S’è bloccato un po’ più su: a Casteldelci, un Comune di 371 abitanti, il più meridionale dell’Emilia Romagna.

Qui finisce lo stato d’emergenza per la siccità, qui finiscono, in provincia di Rimini, i soccorsi dello Stato centrale decisi dal Consiglio dei ministri per far fronte alla gravissima siccità di queste settimane.

Foto di Sven Lachmann da Pixabay

Da Casteldelci in giù, tutto è a posto. Acqua a volontà. Frescura. Una pioggia di granite e di bibite alla menta. Docce en plein air. Ovviamente gratuite. Un paradiso terrestre.

Il governo ha stanziato per i popoli bisognosi del nord (sono serio) 36 milioni e 500 mila euro per le prime necessità. Giustamente. Il Sud, invece, non è contemplato. Alla siccità ci è abituato, da decenni. I meridionali sono sporchi e sopportano meglio la sete. È notorio che non si lavino. Lo sanno bene tutti che è gente temprata per le prove più dure.

La questione meridionale sta tutta qui. Nella più sfacciata, indecente, ributtante, delittuosa, antica politica delle disuguaglianze territoriali. Una vergogna che una buona politica dovrebbe spazzare via.

Ma non accade. Dal dopoguerra (la Seconda). Però, mica puoi eliminare questo scempio battendo i pugni sul tavolo con il rischio di una crisi di governo. Sarebbe irresponsabile (Di Maio&Altri dissero). E con questo argomento ricattatorio ormai si lascia passare tutto. Con buona pace della sinistra.