La scomparsa di Carlo Smuraglia, un vero comunista italiano

Che momenti tristi sono questi, momenti in cui vediamo scomparire figure luminose, riferimenti della nostra vita, della nostra società, del nostro Paese. Ieri è mancato Carlo Smuraglia, partigiano, avvocato, giurista, impegnato in politica, nella tutela dei diritti di tutti, soprattutto un coerente difensore della Costituzione e della Repubblica. Una presenza pubblica di grande qualità e prestigio. Sono passati solo pochi giorni dalla scomparsa di Valerio Onida, docente, costituzionalista, sempre dalla parte dei più fragili, strenuo sostenitore della Carta costituzionale davanti all’offensiva dei presunti modernizzatori e potenziali distruttori che ogni tanto appaiono sulla scena politica italiana salvo poi rientrare nei ranghi lasciando, ovviamente, delle rovine.

Forza e dignità politica

Carlo Smuraglia
Carlo Smuraglia

Smuraglia, morto a Milano a 98 anni, ha fatto molte cose nella vita: studioso, docente, uomo delle istituzioni, parlamentare, presidente dell’Anpi. Ma forse si può usare una parola più forte, una definizione più netta per chi l’ha conosciuto e visto all’opera tanti anni fa, nella tormentata Milano degli anni Settanta: Smuraglia è stato un vero comunista italiano. Non si usa più questo termine – comunista – perché non sta bene, sembra fuori luogo nella politica attuale, nel birignao noioso e inconcludente dei partiti, e anche quelli del Pd ne hanno timore o forse qualcuno addirittura si vergogna. Eppure sono proprio figure come Smuraglia, con la loro coerenza e il loro impegno, a raccontare la forza e la dignità politica di un movimento d’idee e di persone che ha accompagnato la creazione, lo sviluppo, la difesa delle istituzioni democratiche. Rigoroso con se stesso prima di esserlo con gli altri, studioso, attento alle dinamiche sociali e alle trasformazioni del diritto anche sotto i colpi della metamorfosi economica che mutava i rapporti tra capitale e lavoro, Smuraglia trova la sua ispirazione di vita e politica nella guerra partigiana, nella Liberazione, nella Costituzione, valori che lo accompagneranno sempre.

Una scelta che matura nella sua gioventù. Studente di diritto, all’università sotto la guida di Cesare Luporini e Delio Cantimori,  Smuraglia si unisce alla Resistenza dopo l’8 settembre, nel segno dell’impegno antifascista del padre ferroviere che era stato arrestato dai fascisti per un volantino. Si collega ai Gap, poi dopo la liberazione di Ancona non torna a casa, ma si aggrega al Corpo italiano di liberazione, retaggio dell’esercito, che combatte i nazifascisti sotto il comando degli inglesi.

Uomo del diritto

Nel dopoguerra diventa uomo del diritto, della legge, della Costituzione, quella reale, sostanziale e non formale che bisogna applicare ogni giorno nella vita delle persone.  Con Umberto Terracini e Lelio Basso fonda il gruppo Giuristi democratici, poi si impegna direttamente in politica con il Pci e diventa vicepresidente e presidente del Consiglio regionale della Lombardia, in una stagione in cui le regioni, con molto ritardo, avviavano la loro missione di governo territoriale. Poi entra in Parlamento come senatore, per nulla docile anche per i vertici dei partiti (Pci e Pds) che hanno l’onore di accoglierlo. Assume, poi, la guida dell’Anpi in un momento in cui l’Associazione dei partigiani ha bisogno di riproporsi con forza nel Paese, di rivendicare e diffondere i valori della Resistenza non come un santino immobile, ma come processo fondativo e innovativo della nostra Repubblica. Storia, memoria, impegno, tutto si tiene quando l’obiettivo irrinunciabile è la difesa della Repubblica e della sue regole. Nel 2016 Smuraglia, assieme a Onida, si schiera apertamente contro il referendum costituzionale di Renzi, presidente del Consiglio e leader del Pd. Volano parole grosse, ma Smuraglia non si scompone. L’attacco alla Costituzione è respinto. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, infine, spinge Smuraglia a un intervento pubblico, come presidente onorario dell’Anpi, per attutire l’impatto negativo delle timidezze del presidente dell’Associazione Giancarlo Pagliarulo nel condannare la guerra di Putin. Un’ambiguità che lascia spazi ad attacchi, ironie e insulti. Un mascalzone che scrive tutti i giorni in prima pagina sul Corriere della Sera trasforma l’Anpi in Associazione nazionale putiniani italiani. Bisogna armare l’Ucraina? “Un popolo che resiste contro l’invasore va aiutato, anche con le armi. Il limite invalicabile è che il nostro Paese non entri in guerra” sono le ultime parole pubbliche di Carlo Smuraglia.