Riforma fiscale: poco progressiva, generosa con rendita e patrimoni

Squilli di tromba, grida di giubilo e campane a festa: l’Italia ha la sua agognata riforma fiscale! Un evento epocale tale da far dichiarare al Presidente della Bicamerale che ha elaborato le linee guida della Riforma, che il lavoro svolto “contiene indicazioni precise sulla perimetrazione del campo di azione e le linee fondamentali su cui agire”.

Mario Draghi G20 conferenza stampa
Mario Draghi G20 conferenza stampa

L’Europa chiede altre soluzioni

E’ effettivamente così? Mica tanto perché quanto prodotto dal Parlamento e poi dal Governo con la Legge Delega, c’entra poco con le richieste, che l’Europa da anni ci fa, di revisione del nostro sistema tributario, ritenuto troppo poco progressivo, eccessivamente oneroso per i redditi da lavoro e, al contrario, molto generoso con la rendita e con la tassazione del patrimonio.

Nella Raccomandazione del Consiglio Europeo sul programma nazionale di riforma 2019 si legge che “il sistema tributario italiano continua a gravare pesantemente sui fattori di produzione, a scapito della crescita economica”. Addirittura “l’elevato carico fiscale sul lavoro e sul capitale scoraggia l’occupazione e gli investimenti”. In più “l’imposta patrimoniale ricorrente sulla prima casa (cioè l’IMU) è stata abrogata nel 2015, anche per i nuclei familiari più abbienti”, con l’aggravante che i valori catastali dei terreni e dei beni, a base della tassazione sugli immobili, “sono in gran parte non aggiornati”. Per rendere l’idea, basta dire che in Italia chi lavora ha una tassazione, tra Irpef e contributi sociali, del 42,7%, mentre chi percepisce un affitto di un appartamento ha una tassazione del 21%, che scende al 10% sotto determinate condizioni.

Luigi Marattin
Luigi Marattin (I.V), presidente commissione Finanze della Camera dei Deputati

Diminuire le tasse sul lavoro

Il compito sarebbe quello di diminuire la tassazione sul lavoro e aumentare quella sulla rendita e sul patrimonio. Improbo, però, soprattutto per gran parte del centrodestra e per molti esponenti di rito renziano. Così che il documento della Bicamerale sulla Riforma Fiscale, approvato a maggioranza con il voto contrario di Fratelli d’Italia e l’astensione di Leu, non risponde neanche a uno dei rilievi mossi dall’Europa.

Ci evidenziano il problema di una bassa tassazione delle rendite? Si, è vero, però i regimi cedolari in essere, quali quello sugli affitti o quello forfettario, è meglio non toccarli, perché saranno anche inferiori al primo scaglione dell’Irpef, ma sono “possibili interventi perequativi in relazione alla determinazione della base imponibile tali per cui l’imposta netta rimane costante”. Il risvolto pratico di questa affermazione appare oscuro.

Ci suggeriscono, in nome della progressività del prelievo, di eliminare il regime forfettario per il lavoro autonomo e d’impresa? Non pensiamoci neanche, perché è giusto conservare un regime agevolato per le “piccolissime” attività che fatturano fino a 65.000,00 euro. Sul termine “piccolissime” vi sarebbe da sindacare, data la dimensione media delle nostre imprese. Al contrario, i parlamentari si premurano di prendersi cura di coloro che superano questa soglia, decadendo dall’agevolazione. Per non creargli troppo scompiglio, si propone un regime transitorio, anch’esso proporzionale, che prepari il contribuente a navigare nei mari impervi dei regimi progressivi. Sulla riforma del catasto? Nessun accenno. Incremento dell’imposizione sul patrimonio, magari con una bella patrimoniale? Zero assoluto, meglio evitare.

Luciano D'Alfonso
Luciano D’Alfonso (Pd), presidente commissione Finanze del Senato

Giù l’Irap ma significa meno risorse per la sanità

Va dato atto, però, che uno slancio riformatore nel lavoro della Bicamerale viene fuori: tagliamo le tasse, partendo dall’Irap, che per inciso crea gettito per 25 miliardi a favore della Sanità regionale, che sarà inglobata “nei tributi attualmente esistenti” ovviamente “senza caricare di ulteriori oneri i redditi da lavoro dipendenti e assimilati”. Poi il cavallo di battaglia sempre popolare, cioè la riduzione dell’IVA, che però è una tassa europea e bisogna prima chiedere a Bruxelles su come calibrare le aliquote.

Solo con la Legge Delega, corollario attuativo del documento della Bicamerale, che per non sbagliare è scritta direttamente dal Governo e fatta digerire blindata al Parlamento, si dà una timida risposta ai rilievi dell’Unione Europea, soprattutto nella parte dove si prevede una riforma del Catasto. Dalla lettura del disposto normativo, però, si evince che si andrà a realizzare al più un maquillage del nostro sistema catastale, con l’obiettivo dichiarato di effettuare unicamente un censimento degli immobili, del loro stato e della loro corretta classificazione catastale, nonché far emergere quelli attualmente abusivi. Si, è vero, c’è pure la possibilità di attribuire, ma solo dal gennaio 2026, a ciascuna unità immobiliare anche il suo valore patrimoniale e assegnarli una rendita attualizzata ai valori di mercato ma “le informazioni rilevate”, non dovranno essere “utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali, né comunque, per finalità fiscali”.

Superciuk, personaggio dei fumetti Gruppo TNT
Superciuk, personaggio dei fumetti Gruppo TNT creato da Magnus & Bunker: la sua missione era rubare ai poveri per dare ai ricchi

Alcune modifiche di buon senso non fanno un rivoluzione

Vi è poi una carrellata di modifiche, più di buon senso che di effettiva rivoluzione fiscale, come la riforma della riscossione che dovrà utilizzare “l’uso delle più evolute tecnologie”, oppure la realizzazione di testi unici tributari, dove raggruppare in pochi codici settoriali le miriadi di leggi tributarie ad oggi esistenti.

Infine è curioso notare che una piccolissima parte della Riforma Fiscale è già entrata in vigore con la Legge di Stabilità. Ci si riferisce alla parte che prevede il taglio delle aliquote centrali dell’Irpef. L’effetto redistributivo è indubbio, anche se contrario al senso comune, in quanto la revisione, a parere dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, avvantaggia i redditi alti piuttosto che quelli più bassi. Qui sovviene alla mente un dimenticato personaggio creato da Max Bunker, Superciuk, il quale rubava ai poveri per dare ai ricchi. Il motivo? I poveri si ubriacano, sono volgari e puzzano, mica come i ricchi, ben educati e puliti.