“La Repubblica è di chi paga le tasse”. Mattarella avverte la destra che strizza l’occhio agli evasori

Avrebbe dovuto ascoltare, comodamente seduto in poltrona a casa sua, il discorso letto dal suo successore chiamato a svolgere dopo un anno di Quirinale l’atto più formale di un presidente della repubblica, il discorso di fine anno agli italiani.

Ed invece ancora a Sergio Mattarella, riconfermato nel suo ruolo dalla incapacità delle forze politiche di trovargli un anno fa un successore di caratura tale da essere in grado di affrontare senza traumi i problemi del Paese, è toccato il compito di fare il punto sullo stato di una democrazia “matura e compiuta”, che non esclude nessuno ma che, al contrario, grazie all’alternanza consente ad ogni forza politica di poter svolgere, nei tempi e nei modi dati, ruoli di guida e di democratica opposizione avendo come bussola le regole fissate dalla Costituzione che compie settantacinque anni. Ma non li dimostra data l’attualità delle regole e delle intuizioni messe insieme dai costituenti di diverso credo politico e di appartenenze anche opposte ma che, per il bene dell’Italia, punti di congiuntura ne trovarono nel dopoguerra, accantonando gli interessi di parte.

La Costituzione è di tutti

Quel comune sentire ispiratore della Carta deve restare la via maestra da seguire. Qualunque difficoltà, qualunque interesse lecito si voglia soddisfare, qualunque dazio si voglia pagare al proprio elettorato la soluzione non può essere quella di modificare la Costituzione a proprio uso e consumo. E’ successo, può accadere se non davanti ad una necessità che sia della collettività e non di parte.

Lo stravolgimento della Carta, addossando a quelle regole la responsabilità della propria incapacità a governare, sarebbe la negazione della indispensabile comune visione del sistema democratico. Rispettando le regole si risponde alle necessità del Paese.

Nella situazione attuale nessuna forza politica ha il diritto di lamentarsi dato che ormai tutte, in tempi diversi, in modi diversi, appoggiando governi non usciti dalle urne o godendo del forte voto espresso dagli italiani che ha portato per la prima volta una donna a Palazzo Chigi, tutti i partiti hanno fatto esperienza di governo. Quando non ci sono riusciti a condurre a buon fine il loro mandato sarebbe bene meditassero sugli errori fatti e non incolpare per essi i padri costituenti. La stabilità è conquista del saper fare, della capacità di un lavoro comune anche tra forze diverse. La Costituzione in questo aiuta già com’è.

Il monito: non compiacere gli evasori

Far funzionare l’Italia è impresa ardua ma, lo ha sottolineato Mattarella, il Paese ha ampiamente dimostrato di avere in sé tutta la forza necessaria per superare i grossi problemi di questi anni e quelli che già si intravedono all’orizzonte. “La Repubblica siamo noi” ha fatto intendere il Presidente, nei diciassette minuti di discorso, declinato in piedi, nello studio che fu di Napoleone. Location scarna, da tempi difficili.

La repubblica siamo noi, dunque. Di quelli che pagano le tasse e consentono che il Paese funzioni nei servizi essenziali che gli evasori garantiscono solo per sé, ignorando la collettività e il bene comune. La repubblica siamo noi quando le regole che hanno consentito, anche se non ancora del tutto, di uscire dall’incubo del Covid siano rispettate da tutti e non utilizzate come spuntati strumenti di lotta politica. Quando il servizio sanitario nazionale viene rispettato e fortificato da chi ne ha la responsabilità tralasciando fantasiosi ammodernamenti che porterebbero solo all’impoverimento della medicina di tutti senza fare alcun passo in avanti alla medicina di base. E lo stesso vale per la ricerca, la cura dell’ambiente, la necessità di superare il malato dualismo tra Nord e Sud che lede i diritti delle persone in contrasto con il dettato della Carta. Ancora, sempre la Costituzione che tracciala via maestra e che va rispettata da tutti. “E il nostro dovere primario, anche il mio”.

Populismo contro realismo

La repubblica siamo noi quando la destra al governo viene vissuta come può e deve farlo una democrazia matura. In una acquisita logica di alternanza. E quando la destra dovrà fare i conti, come è successo a tutti gli altri, con la difficoltà del governare, dovrà riconoscere la complessità di farlo e, se possibile, di riuscirci senza gridare ad attacchi che non ci sono .“La concretezza della realtà ha convocato ciascuno alla responsabilità”.

Il populismo di ogni colore è destinato a scheggiarsi contro il muro del realismo. L’ansia delle famiglie per l’aumento della povertà e del bisogno non potrà essere placata con slogan o promesse. Bisogna agire. Utilizzando gli strumenti a disposizione, a cominciare dal Pnrr. Guai se la potenzialità di esso andasse persa.

Le guerre e la lotta per la libertà

I giovani e la guerra, le guerre. Quella “folle” voluta da Putin contro un paese inerme come l’Ucraina che bisogna aiutare in tutti i modi ad riconquistare il proprio diritto a sopravvivere. Bisogna agire escludendo ogni equidistanza. Non è evento che la consenta. Le donne e gli uomini che Iran lottano per la libertà contro l’arretratezza e la barbarie. Come in Afghanistan bisogna combattere “la visione che riporti indietro la storia, e di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione”.

Parole belle, sentite, commosse sono state quelle rivolte ai ragazzi che ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita, per gioco, per incoscienza, per esibizionismo. Troppi l’hanno persa in questi mesi tanto che la prima causa di morte tra i 15 e i 24 anni è la velocità, la leggerezza, il consumo di alcool o stupefacenti. L’accorato appello per loro dal presidente: “Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro”.