Draghi applichi
il “whatever it takes”
anche su crescita e clima

La qualità è meglio della quantità. Non lo ha detto una persona qualsiasi, ma un fisico, anzi un premio Nobel, il professor Giorgio Parisi, accademico dei Lincei. Si tratta, quindi, di parole “pesanti”. Il PIL, il prodotto interno lordo, per Giorgio Parisi “non è una buona misura dell’economia perché cattura la quantità e non la qualità della crescita”. Forse bisognerebbe ascoltarlo, perché, come fisico, è un uomo di numeri, ma, proprio perché è un fisico, ha anche una visione del mondo, una Weltanschauung, senza dimenticare che anche i primi filosofi erano dei fisici.

Eppure questa “formula” non è stata inventata dal sesto premio Nobel della Fisica italiano, teorico della “comprensione dei sistemi complessi”, quando ha parlato a Roma, alla riunione PreCop26 dei parlamentari. È una “formula” che serpeggia – quasi inascoltata – da oltre mezzo secolo dentro la nostra cultura e non a caso Giorgio Parisi, ha citato alla lettera il discorso di Robert Kennedy, pronunciato il 18 marzo del 1968 all’Università del Kansas, poco prima di essere assassinato. La citazione di Bob Kennedy è lunga, ma troppo bella ed importante per essere tagliata: “Il prodotto nazionale lordo comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per ripulire le nostre autostrade dalla carneficina. Comprende le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per le persone che le rompono. Comprende la distruzione delle sequoie e la perdita della nostra meraviglia naturale come effetto di un caotico sviluppo… Insomma misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta (…)”.

È curioso e significativo che un premio Nobel per la fisica si sia posto idealmente al fianco di Greta Thunberg, una diciottenne che da anni ci sta ammonendo sulla catastrofe ambientale che stiamo creando con le nostre mani. Greta Thunberg, secondo alcuni, è stata la grande sconfitta come candidata al Nobel per la Pace 2021, ma non è vero. Quest’anno l’Accademia di Svezia ha scelto, giustamente, due giornalisti, Maria Ressa e Dmitry Muratov, “per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura”. Anche la libertà d’informazione, infatti, fa parte dell’ “ecologia” del nostro sistema, e in tante parti del mondo sta bruciando come i boschi e le foreste che ci regalano l’ossigeno per la vita. Greta Thunberg, con quello sguardo un po’ così, è urticante quando sferza i politici a non perdersi nel bla, bla, bla. È impaziente, forse perché è giovane e vede il suo futuro soffocare. L’incontro, assieme ad altre giovani attiviste, con Mario Draghi, sincero e pragmatico, è andato “così così”, ma alla fine gli hanno detto: “Sei l’uomo del whatever it takes, applicalo anche al clima”. Non sarà facile che Draghi rinunci al PIL, ma dovrebbe provarci, senza perdere altro tempo. Parola di Nobel.