Israele, provocazione elettorale dell’ultra destra: Ben Gvir sulla spianata delle Moschee

La provocazione dell’improbabile ministro della Sicurezza nazionale israeliano era stata prevista e ampiamente annunciata durante la campagna elettorale. La visita di Itamar Ben Gvir alla Spianata delle Moschee (il Monte del Tempio per gli ebrei ) sembra programmata, probabilmente all’insaputa di Netanyahu, per inasprire la tensione con i palestinesi in modo da “capitalizzare” la vittoria elettorale anche nei Territori Occupati dove si prevedono reazioni dei palestinesi e conseguenti repressioni. Una mossa azzardata, spregiudicata, condannata dagli arabi così come dalle opposizioni interne, che si teme possa avere conseguenze in tutta l’area.

Ma non sembrano queste le preoccupazioni dell’estrema destra che ha conquistato il potere in Israele. Il leader del partito ultra-ortodosso Otzma Yehudit si è così prodotto, tronfio e sorridente, nella sua prima passeggiata da esponente del governo nel luogo sacro alle tre religioni monoteiste. Una collina di Gerusalemme nella quale i musulmani possono recarsi in preghiera, mentre a ebrei e cristiani è consentita solo la visita. Una situazione che risale all’occupazione israeliana del 1967 e che tra polemiche e tensioni è stata conservata fino ad oggi.

Israele dopo aver conquistato il Monte del Tempio nella guerra dei Sei giorni, fece una sorta di immediata marcia indietro – sottolinea un editoriale del Jerusalem Post – preoccupato delle reazioni del mondo musulmano e della Giordania. E così la vicenda dei luoghi sacri si è protratta nella sua ambiguità per decenni fino ad essere sancita nel 2015, dopo una serie di visite negli anni precedenti dei membri della Knesset vissute dagli arabi come provocazioni, con un’intesa tra Israele e Giordania mediata dall’allora segretario di Stato americano John Kerry. L’accordo, che prevede anche il posizionamento di telecamere attive 24 ore su 24 per verificarne il rispetto, in un primo momento vietava l’ingresso ai membri della Knesset, ma la disposizione dopo due anni è stata eliminata. Un complesso sistema di norme e preavvisi consente ora le visite e buon senso vorrebbe che, in una delle aree più calde del mondo, ci si comportasse con moderazione e rispetto delle regole.

Un equilibrio precario

Ma far saltare il fragile status quo della Spianata della Moschee sembra essere invece l’obiettivo dichiarato di Ben Gvir, e questo nonostante gli “avvertimenti” dei palestinesi non certo disposti a tollerare sortite dell’estrema destra israeliana davanti alla moschea di Al Aqsa. Avvertimenti cui al termine della contestata passeggiata Ben Gvir ha replicato con la sua usuale durezza: ”Il nostro governo non si arrenderà mai alle minacce di Hamas”, ha dichiarato il neo-ministro per poi rimarcare che “il Monte del Tempio è il luogo più importante per il popolo di Israele”. E dopo aver ‘concesso’ che verrà mantenuta “la libertà di movimento” anche per musulmani e cristiani, il ministro ha assicurato “il pugno di ferro” contro qualsiasi minaccia.

Dichiarazioni che erano state precedute da affermazioni ancor più pericolose durante la campagna elettorale – ricorda il quotidiano Haaretz – quando il leader dell’estrema destra aveva annunciato di voler “portare cambiamenti” nel Monte del Tempio in modo tale che anche gli ebrei potessero recarvisi per pregare. Una richiesta che – aveva assicurato Ben Gvir – dovrà essere portata all’attenzione del governo appena insediato.

Le pretese dell’esponente di spicco dell’estrema destra sulla Spianata delle Moschee, nella ‘Gerusalemme occupata’, come facilmente prevedibile hanno mandato su tutte le furie Hamas. Il portavoce Hazem Qasem ha replicato parlando di “crimine del fascista sionista Ben Gvir”, la cui visita alla spianata davanti alla moschea Al Aqsa, è da ritenersi “la continuazione dell’aggressione sionista contro la nostra santità e la nostra identità araba”. Qasem ha quindi annunciato che il popolo palestinese “continuerà a difendere Al-Aqsa e a combattere per purificarla dalle impurità dell’occupazione”. Una battaglia, ha aggiunto , che “non si fermerà fino alla vittoria finale della nostra nazione nell’espellere l’occupante da tutte le nostre terre”.

E proprio, forse ,qui sta il punto. Appare infatti improbabile, nonostante i proclami bellicosi dei rappresentanti degli esponenti della destra religiosa – che il governo israeliano possa cambiare – soprattutto sotto l’amministrazione Usa guidata da Biden – la situazione della Spianata delle Moschee. Troppo complicato e pericoloso modificare un complesso e fragile equilibrio che è sopravvissuto a decenni di disordini, rivolte e persino guerre. È più verosimile che l’obbiettivo di Ben Gvir sia, invece, quello di esacerbare le tensioni con i palestinesi, di provocare una reazione violenta non tanto nella Striscia di Gaza, ma soprattutto nei territori della West Bank (il suo ‘bacino elettorale’) che giustifichino un dura repressione con ulteriori occupazioni di territorio e conseguente colonizzazione. La passeggiata sul Monte del Tempio potrebbe sembrare una mossa folle, ma appare invece dettata da spregiudicata lucidità. E, soprattutto, perfettamente in linea con quanto predicato durante tutta la campagna elettorale.