La protesta in giallo
colora la Catalogna

In Catalogna siamo in piena campagna elettorale. Una campagna elettorale anomala. Le elezioni sono state convocate in modo irregolare, non dal governo legittimamente eletto ma direttamente da Madrid.

La situazione attuale dei membri del governo catalano (regolarmente eletto alle elezioni del 2015) è la seguente: due ministri del governo catalano sono in prigione a Madrid insieme ai presidenti di due organizzazioni della società civile (Omnium e ANC), quattro ministri sono stati messi in libertà condizionale (avendo pagato 100.000 euro ognuno); quattro ministri e il presidente sono a Bruxelles e non possono tornare. Altri membri del governo e del parlamento sono in libertà condizionale, senza essere stati in prigione provvisoria. L’accusa per tutti è di sedizione, ribellione, e, per i rappresentanti del governo, di malversazione di fondi pubblici.

La sedizione e la ribellione, nel codice spagnolo, implicano l’uso della violenza. Uso che non è mai stato fatto. Per questo il mandato europeo di ricerca e cattura per gli esiliati a Bruxelles è stato ritirato dal governo spagnolo, quando si è visto che il giudice belga non lo avrebbe accettato e questo avrebbe rappresentato una sconfitta per Madrid. Sembra difficile da sostenere anche l’accusa di malversazione. Sembra che le spese per il referendum non autorizzato siano state in tutto non superiori a 100.000 euro in tutto. Il costo delle navi ancorate nei porti di Barcellona e Tarragona per accogliere parte dei 10.000 poliziotti della Policia Nacional (incaricati della repressione) per un mese e mezzo è stato di 300.000 euro al giorno.Le persone incarcerate o in esilio sono persone buone, impegnate coraggiosamente per un paese migliore, impegnate per il pacifismo a tutti i livelli, disposte a pagare di persona.

Per chiedere la liberazione dei prigionieri politici in molti portiamo un nastrino giallo. Perchè il giallo? The yellow ribbon round the old oak tree è una canzone che parla dell’attesa del ritorno a casa di un prigioniero. Qui in Catalogna è diventato un simbolo. Quattro sono tornati, per ora. Quattro sono ancora in prigione. Prigione preventiva. Il giudice considera che c’è rischio di fuga e di reincidenza in atti violenti. Gli atti violenti sono le manifestazioni a favore dell’indipendenza, manifestazioni moltitudinarie in cui non si è mai rotto neanche un vetro.

(Invece, per esempio, gli autori -condannati- per l’attacco violento alla commemorazione della festa nazionale catalana a Madrid del 2105 sono in libertà. Uno di questi individui è parente del ministro di Cultura del governo del PP).

Allora, il giallo è diventato un colore proibito. Non si può illuminare con il giallo nè i monumenti pubblici, nè le fonti, durante la campagna elettorale. E la Junta Electoral ha proibito che gli elettori portino il nastrino giallo. Si sta perfino questionando se Josep Guardiola, attuale allenatore del Manchester City, può portare o no il nastro giallo sul campo da gioco, come fa da alcune settimane.

Ma un fatto piú grave è la proibizione di determinate locuzioni alla radio e alla televisione pubbliche catalane: non si può parlare di governo in esilio, nè di ministri in prigione, non si può dire Presidente Puigdemont. C’è un controllo su tutti i contenuti trasmessi e sul linguaggio impiegato.

Il 7 dicembre c’è stata a Bruxelles una manifestazione catalana con lo slogan Wake up Europe, per chiedere l’appoggio delle istituzioni europee alla richiesta di scarcerazione dei ministri del governo catalano e contro la repressione di Madrid. 45.000 persone (secondo la polizia belga), piú del doppio del previsto, hanno fatto il viaggio a proprie spese dalla Catalogna a Bruxelles. 250 pullman, voli charter e di linea, roulottes e furgoni, auto private e perfino motociclette. Come si è visto, è stata una manifestazione pacifica e pare che i servizi di nettezza urbana di Bruxelles si siano sorpresi del poco lavoro che gli era rimasto da fare.

Alla televisione catalana (TV3) è stato proibito ritrasmettere in diretta piú di un minuto ogni mezz’ora della manifestazione. L’assedio ai mezzi di comunicazione pubblici catalani è costante. Il capolista del Partito Popolare ha detto che nel suo programma è prevista una riforma di TV3 per metterla nelle mani di persone normali.

L’ultima notizia è che il magistrato Llarena, incaricato della causa contro l’indipendentismo, ha chiesto alla Guardia Civil di investigare decine di persone, per determinare nel corso degli ultimi due anni il loro grado di partecipazione alla preparazione del referendum e la loro implicazione nel movimento a favore dell’indipendenza. Si stanno realizzando perquisizioni nei loro domicili privati e si sta analizzando la loro posta elettronica, le agende e i diari personali. La ideologia indipendentista sta diventando illegale. Non si tratta -come dicono- di un supposto uso della violenza. È un’idea politica, il fatto stesso di volere un paese indipendente che è sotto accusa. È il tentativo di Madrid è di decapitare una intera generazione di persone, politici e cittadini privati, implicati in questo movimento.

L’involuzione autoritaria del governo spagnolo è grave. È vero che la polizia spara solo proiettili di gomma; è vero che non si sta torturando. Ma la repressione si sente, si sente il desiderio di umiliare. Il vicepresidente del governo catalano in prigione a Madrid non è stato autorizzato ad assistere alla messa in carcere; i ministri incarcerati sono stati maltrattati durante il trasposto in prigione, ammanettati a mani e piedi, spogliati nudi, insultati… Il ministro spagnolo di giustizia, Rafael Català, parla con derisione e disprezzo dei governanti in prigione. Oggi si è visto obbligato a dire che non verranno messi fuori legge i partiti indipendentisti, ma la minaccia è il mantenimento dell’articolo 155. La televisione pubblica e privata spagnola diffonde menzogne e aizza all’odio. Tanto che gli spagnoli che vengono in Catalogna si sorprendono della normale gentilezza che trovano e della correttezza con cui si parla, normalmente e tranquillamente, in castigliano.

In questa situazione, con l’autonomia sospesa (di fatto la Catalogna in questo momento è governata direttamente da Madrid, dai ministri del governo del PP, grazie all’applicazione irregolare dell’articolo 155 della Costituzione), con le finanze bloccate (tutti i progetti di ricerca, assistenza, cultura, ecc che non vengono pagati direttamente dal ministro Montoro sono rimasti senza fondi), con i mezzi di comunicazione di fatto sotto controllo, con i capilista dei principali partiti e coalizioni indipendentisti in prigione o in esilio…. siamo in piena campagna elettorale. Il conteggio dei voti è stato aggiudicato, senza concorso, a un’impresa (Indra) di cui lo stato è l’azionista maggioritario. È stato negato il permesso agli osservatori internazionali di assistere alle votazioni. Una campagna elettorale che non si può sviluppare in uguaglianza di condizioni. Eppure il risultato del 21 dicembre è l’unica speranza.