La prossima grande
migrazione e noi
niente panico, please

Se non il primo in assoluto, certo uno dei primi è stato il saggista americano Robert D. Kaplan, che nel 1994 con un articolo sulla rivista Atlantic annunciò The Coming Anarchy: l’incipiente arrivo dell’anarchia (intesa come caos). Qual era il suo problema? I migranti.

I deserti avanzano – scriveva – e le foreste vengono abbattute. Così masse (anzi, orde) di disperati si stanno mettendo in marcia dai luoghi più poveri del mondo per raggiungere i paesi più ricchi in Nord America e in Europa. Tutto ciò minaccia la sicurezza nazionale.

Il nuovo Male

Sì, Kaplan è stato uno dei primi a parlare di una nuova minaccia per l’Occidente dopo il crollo dell’Unione Sovietica, che Ronald Reagan aveva definito l’Impero del Male. Sono i migranti, annunciava Kaplan, il nuovo Male.

Kaplan era (è) uno scrittore. E la cosa sarebbe finita lì se il suo annuncio non avesse fatto breccia nello staff del presidente Bill Clinton, come sostiene Robert McLeman, geografo della Wilfrid Laurier University, Ontario, Canada. Ecco dunque che la paura dei migranti – anzi il panico, come scrive la giornalista statunitense Sonia Shah in un libro The Next Great Migration, appena uscito negli USA per la Bloomsbury Publishing – diventa un fatto politico.

Non che il problema non esistesse, già un quarto di secolo fa. Non erano pochi, per esempio, che proponevano scenari di migrazioni bibliche a causa dei cambiamenti climatici, per esempio. Gli esperti delle Nazioni Unite prevedevano che entro il 2020 i “rifugiati ambientali” nel mondo sarebbero stati almeno 50 milioni. Previsione che non è andata molto lontana dalla realtà: secondo l’UNHCR oggi nel mondo ci sono quasi 80 milioni di persone che si sono dovuti allontanare dalle loro case, di questo poco meno di 48 milioni si sono trasferite in altre aree del loro stesso paese e, comunque, l’85% ha trovato un luogo di accoglienza, spesso precarissimo, in un paese in via di sviluppo. Una quota parte importante di questi migranti forzati sono per l’appunto migranti ambientali.

Ma torniamo alla metà degli anni ’90. L’idea era che i cambiamenti dell’ambiente sarebbero state una delle cause principali delle migrazioni. Norman Myers, per esempio, prevedeva che nel 2050 i migranti per cause ambientali sarebbero stati 200 milioni e che questa sarebbe stata la crisi più grave cui andava incontro l’umanità.
La previsione, lo ripetiamo, ha avuto delle conferme ed è ancora in piedi.

La prossima grande migrazione

Ma Sonia Shah sostiene che si sono sottostimate le possibilità che accordi pacifici tra le nazioni avrebbero potuto evitare che la migrazione si trasformasse in una crisi internazionale. In fondo, in tutta la seconda parte del XX secolo – sostiene la giornalista – sono stati sottoscritti oltre 300 accordi internazionali, anche tra paesi nemici come India e Pakistan, per risolvere il problema della scarsità d’acqua.

Sonia Shah è lei stessa figlia di migranti. I suoi genitori sono medici giunti negli USA dall’India. È anche per questo che ha scritto questo libro il cui titolo in italiano suona come La grande migrazione prossima ventura, laddove tra coloro che migreranno (che stanno già migrando) non ci sono solo gli umani, ma un po’ tutti gli organismi viventi: siano essi animali, piante, funghi, batteri (e virus, se li vogliamo annoverare tra gli esseri dotati di vita). Il succo del libro è che le migrazioni costituiscono l’ossatura della storia biologica del pianeta. Che sono quanto di più naturale ci sia. Che sempre ci sono state e sempre ci saranno. E non costituiscono quasi mai una minaccia, ma quasi sempre un’opportunità.

Ma c’è il secondo capitolo di questo vasto libro che riguarda le migrazioni umane attuali nello specifico. E che è intitolato con una parola facilmente traducibile: Panic. Sì, oggi noi – soprattutto in Occidente – avvertiamo un sentimento di paura, anzi di panico quando parliamo di migrazioni (umane). Sonia Shah, per esempio, ricorda che un’analisi dei media condotta in Europa rivela che i due terzi degli articoli pubblicati sull’argomento enfatizzano fortemente gli aspetti negativi delle migrazioni. Molti vedono non persone che si muovono ma armate di robot migranti carichi di un potenziale negativo e addirittura distruttivo. Li vediamo attaccare la nostra sicurezza, la nostra salute, la nostra economia, la nostra identità culturale (che andrebbe ben definita, peraltro).

Più ricchezza che crimini

È questo panico che ha portato Donald Trump a promettere di costruire (e in parte a realizzare) un muro lungo quanto il confine tra Stati Uniti e Messico. Che ha indotto gli inglesi alla Brexit. Che ha donato a Salvini un terzo abbondante dei voti alle ultime elezioni europee. Che ha portato l’Ungheria e la Polonia a superare confini che non dovrebbero essere valicabili nell’Unione Europea.

Quasi mai, però, questi effetti delle migrazioni e queste immagini dei migranti corrispondono alla realtà. Per esempio, in Germania si dice che i migranti sono colpevoli di un “eccesso di crimini” nel paese. Ma, sostiene Sonia Shah, questa ondata di delitti non c’è: nel 2018 il numero di crimini in Germania ha raggiunto il livello più basso degli ultimi trent’anni. Allo stesso modo, il regista Ami Horowitz ha fatto circolare un documentario in cui affermava che larga parte di Stoccolma era fuori controllo da parte della polizia che in interi quartieri abitati da migranti non osava neppure più entrare, un po’ come a Rio de Janeiro, che le donne venivano stuprate non appena uscivano di casa. Ma la verità è che semplicemente non è vero: in Svezia non c’è stata alcuna ondata di crimini negli ultimi anni, né di autoctoni né di immigrati. Quanto agli stupri, lo 0,06% delle svedesi ne ha denunciato uno. Certamente odiosi e da condannare senza se e senza ma. Ma è un terzo in meno a quanto denunciano in percentuale le donne in Inghilterra e Galles. In Svezia non c’è nessuna ondata di stupri.

California, Trump sceglie il muro: valuta otto prototipi per dividere Stati Uniti e Messico

Quanto agli Stati Uniti, è dal 2007 che il numero di immigranti senza autorizzazione sta costantemente diminuendo. Ciò non ha impedito a Trump e ad altri di paventare il pericolo di conquistatori selvaggi e criminali che minacciano l’integrità della nazione. A proposito, dal 1990 al 2013 il numero di immigrati cosiddetti “clandestini” negli Stati Uniti è triplicato, ma il numero di reati è rimasto immutato. È evidente che questi migranti non commettono più reati dei nativi.

Il panico riguarda anche la salute: ma né gli storici della medicina né i medici attuali hanno mai riscontrato seri problemi sanitari causati da migranti. Quanto al panico economico è più che mai infondato. Trump e le destre negli USA sostengono che i migranti clandestini costano al contribuente 55 miliardi di dollari l’anno. Ma Sonia Shah ha facile gioco nel ricordare che negli ultimi anni i refugees negli USA hanno creato 63 miliardi di dollari in più di quanto sono costati. E un rapporto della National Academy od Sciences ha rilevato che i figli dei migranti clandestini hanno generato nuova ricchezza (al netto dei costi) per 30,5 miliardi tra il 2011 e il 2013 e che i nipoti dei migranti hanno regalato agli Stati Uniti quasi 224 miliardi di dollari.
Altro che una minaccia. I migranti, documenta Sonia Shah, sono una risorsa.
E non solo negli Stati Uniti.
Resta la domanda: perché allora ci facciamo prendere dal panico?