La Procura: Salvini e Toninelli
fate scendere i minori
Ma la vergogna Sea Watch continua

Per fortuna c’è un giudice a Catania. La Procura di quella città ha intimato ai ministri dell’Interno e dei Trasporti di far sbarcare subito almeno i tredici minori non accompagnati che si trovano sulla Sea Watch ancorata al largo del porto di Siracusa. Ora si aspetta che Salvini e Toninelli obbediscano, altrimenti scatterà la denuncia per sequestro di persona (aggravata dalla minore età dei sequestrati), abuso d’ufficio e violazione di un numero da definire di norme internazionali sancite da trattati e convenzioni cui l’Italia aderisce. In questo caso, rispetto alla vicenda della nave Diciotti, per la quale il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere, verrà contestata una violazione in più a una legge del nostro ordinamento, quella alla cosiddetta legge Zampa che tutela i diritti dei minori non accompagnati.

La vicenda sta assumendo tratti che sarebbero grotteschi se non ci fossero in gioco la vita e i diritti più elementari dei 47 naufraghi che restano prigionieri dell’infame, e illegale, diktat del governo italiano. Di tutto il governo, perché oltre a Matteo Salvini, preda della propria ossessione con i suoi “io non mollo”, sono anche i capi dei cinquestelle a impedire l’unica soluzione possibile e ragionevole: lo sbarco degli immigrati e poi, soltanto poi, quando il loro più elementare diritto sarà stato garantito, la loro eventuale distribuzione in vari paesi europei. Allora, solo allora potrà essere messo in scena il penosissimo e umiliante balletto delle infinite trattative su “chi se li prende”, questi 47 poveri disgraziati che sbarcano in un continente di 500 milioni di abitanti. E per favore nessuno si azzardi a recitare la solita, trita, stupida formula della responsabilità dell’Europa che “lascia sola l’Italia”. Non è l’Europa che ci lascia soli. La Commissione e il Parlamento europeo hanno fatto quello che dovevano fare: hanno fatto proposte, hanno indicato soluzioni. Anche in queste ore da Bruxelles arrivano pressioni perché i diritti delle persone vengano rispettati.  Il Parlamento ha anche approvato una risoluzione per il superamento del protocollo di Dublino alla quale i deputati di Salvini hanno pensato bene di votare contro.

Non è “l’Europa” ad essere incapace di trovare una soluzione: sono i governi europei, cui manca quel minimo di senso di solidarietà e di intelligenza politica che consentirebbe di affrontare una situazione che non è affatto eccezionale, non ha in alcun modo i caratteri dell’emergenza. L’emergenza è nella testa degli uomini politici che non sono capaci di guardare un palmo oltre il loro naso e hanno paura solo dei sondaggi e di quanto di peggio si muove nelle pieghe più irrazionali e chiassose dell’opinione pubblica.

Il governo italiano è il paradigma di questa tragica incapacità. Tutto il governo italiano, lo ripetiamo. I Cinquestelle non sono meglio di Salvini: aggiungono solo alla sua ferocia la loro ipocrisia e le loro sconcertanti inadeguatezze. Guardate che cosa è successo con la ridicola pretesa di Toninelli e Di Maio di “convocare” l’ambasciatore olandese per chiedere a lui spiegazioni sul comportamento dell’equipaggio della Sea Watch. Sembra di stare in una pochade di quelle in cui i personaggi, ridicoli, si agitano e corrono di qua e di là senza combinare alcunché. Che diavolo c’entra l’ambasciatore dei Paesi Bassi, il quale rappresenta il suo stato e il suo governo, con quello che ha fatto, che fa o che non fa una nave privata com’è quella tenuta prigioniera al largo della Sicilia? Ma questi ministri non hanno dei consiglieri diplomatici, dei funzionari dei loro apparati tecnici che possano spiegare loro quello che, evidentemente, non hanno studiato a scuola?

E vogliamo parlare dell’altra idea, geniale, di mandare la nave a Marsiglia, che come forse sa perfino Toninelli si trova in Francia, il paese dell’odiatissimo Macron al quale i ministri italiani hanno dichiarato guerra ma che proprio non si capisce perché dovrebbe risolvere lui il problema di una nave battente bandiera olandese, affittata da un’organizzazione non governativa tedesca e attualmente alla fonda in territorio italiano. Ora hanno smesso di indicare Marsiglia e pretendono che la Sea Watch vada a scaricare il suo “carico” in un porto olandese. Potrebbero convocare il proprio cervello e pensare che per raggiungere un porto olandese la nave dovrebbe attraversare lo stretto di Gibilterra e risalire per l’Atlantico fino al Mare del Nord? Alla velocità di 8 nodi, che è il massimo che la Sea Watch può sostenere, sarebbe una questione di settimane. Ma non avremmo, tutti noi, il diritto di non avere governanti che parlano a vanvera?

Lasciamo perdere Marsiglia e Rotterdam. La Sea Watch è davanti a Siracusa e non sappiamo che cosa succederà ora. Sappiamo però che le forze democratiche, i partiti, le organizzazioni della società civile, i sindacati, le chiese, i cittadini che hanno ancora cuore e testa non staranno a guardare. Il PD, che ha ottimi motivi per fare qualche autocritica sul modo in cui si sono misurati i suoi uomini con il dramma dell’immigrazione, dei morti in mare e delle torture nei campi della Libia, ha proposto la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle tragedie nel Mediterraneo. Un gruppo di intellettuali e di giuristi ha diffuso l’appello “Non siamo pesci” e ha chiamato a manifestare lunedì pomeriggio davanti alla Camera. Andiamoci tutti, anche chi è scettico sulle scelte politiche dei partiti ed è stanco dei riti delle parole e degli appelli. In Italia sta succedendo qualcosa di brutto.