La pazienza dei romani
sta finendo:
le piazze si affollano

“Tutti per Roma, Roma per tutti” è il nome di un gruppo nato per iniziativa di sei donne che ha convocato una manifestazione sabato 27 ottobre, alle 10,30 in Campidoglio. Sarà il passaparola, sarà che la pazienza dei romani è proverbiale ma ha una fine, il gruppo Faceboock ha raccolto in poco tempo 18 mila iscritti. E’ un gruppo chiuso, bisogna iscriversi e accettare una sorta di decalogo. Perché, dicono le promotrici, vogliamo tutelare i principi dell’antifascismo, gli interessi di chi sta peggio.
Intanto, in piazza, raccoglieranno le proposte di chi vorrà aderire, comitati o associazioni, singoli o piccoli gruppi, per farne un dossier. “Siamo nate in maggio – dice una delle promotrici, Emma Amicone – dopo l’incendio dell’ennesimo bus. Roma è in grande difficoltà, e intanto sindaco e l’amministrazione sostengono che tutto va bene. Vogliamo strade pulite, basta ai cantieri infiniti, vogliamo viaggiare sicuri. Vogliamo normalità. Per questo usciamo dalla rete e andiamo in piazza”. E sul sito si raccolgono denunce su sporcizia e rifiuti, cantieri eterni, malfunzionalmento di Atac e Ama, alberi crollati e non rimossi, gioco facile.

Murale di Blu all’ex Snia. Foto di Ella Baffoni

Spero che la manifestazione riesca, come tutte le manifestazioni che hanno buone ragioni per manifestare, e qui ce n’è. Ma sotto l’apparente morta gora romana non è l’unica iniziativa di protesta. Domenica scorsa, ad esempio, c’è stata una giornate di lotta per il lago della Snia, un polmone di natura e silenzio in un quartiere affogato di cemento e traffico. a cui manca ancora una tutela urbanistica. Certo, c’è un combattivo comitato di quartiere a difenderlo, e a gestirlo anche: falcia l’erba, paga la guardiania, costruisce gli arredi e i giochi per i bambini. Ma in una città normale i servizi dovrebbero essere gestiti dal comune, e la Regione avrebbe dovuto – dopo quattro anni di incontri, petizioni, carte – avere messo in sicurezza quell’area. Invece “Zingaretti svegliati” gridava la gente nel corteo finale, sulla Prenestina. Speriamo che il Presidente della giunta regionale ascolti, e non pensi solo alle primarie del Pd.

Murale di Blu all’ex Snia. Foto di Ella Baffoni

Il 26 ottobre nella sala consiliare del terzo municipio, un piazza Sempione, ci sarà un’assemblea sulla questione slociale: sgomberi, sfratti, campi di segregazione, povertà, politica dell’immigrazione.  Lo annuncia l’assessore del municipio, Christian Raimo, perché vuol “coinvolgere chi faticosamente sul territorio cerca di resistere al disastro… chi fa politica pensando che gli ultimi e i penultimi siano al centro di questa azione collettiva e personale”.

Ieri delle questioni urbane, dei problemi di Roma, si è parlato in una intera giornata al Macro, il “museo ospitale” gestito da Giorgio De Finis. Tessendo una tela diversa: più che il degrado, la penuria delle periferie, più che la povertà l’assenza dei diritti. Il Macro, che ha riaperto da pochi giorni, il 30 settembre, ha un programma davvero aperto. Più che mostrare l’arte interroga le coscienze, informa, rende visibili gli invisibili. Così qui sono stati accolti gli ospiti migranti del Baobab, l’accampamento dietro la Stazione Tiburtina. O quelli di via Scorticabove, richiedenti asilo appena sgomberati con violenza dal presidio che avevano allestito alla chiusura del centro che li ospitava, senza alcuna alternativa. Macchina maieutica a scala urbana, qui si parla con chi vive negli insediamenti informali, si parla di quella fame di case che gli assessori ai servizi sociali negano e che si vede poco, ma che porta chi non ha altro a occupare fabbriche e edifici abbandonati, magari pieni di veleni e amianto.

Uno schizzo di Kentridge per il murale sul Lungotevere

Città pubblica versus città privata, è il titolo dell’incontro mattutino e dei dieci tavoli di workshop del pomeriggio: su sicurezza, abitare, decoro, movimento, brandizzazione, anagrafe, fruibiloità, reddito, turismo. Mentre nel salone Rome gli studenti universitari erano al lavoro con Tom Rankin a sette progetti per Roma. Sapendo che, dice l’assessore alla cultura Bergamo in controdendenza con la sua parte grillina, a problemi complessi vanno date risposte complesse, e che nelle città rose dalla paura del futuro non c’è niente di semplice.
Si muovono molte cose sotto il cielo di Roma, dunque. Sarebbe buona cosa ci si cominciasse a riconoscere, e a fare cose insieme, tra movimenti. Locali e globali, patiti dell’efficienza e attivisti dei diritti,  ambientalisti e “decorosi”. Ricordando, però, che l’ossessione del degrado – come ha scritto in “Contro il decoro” Tamar Pitch, come ha disegnato con efficacia Zerocalcare – porta spesso alla divisione tra persone perbene e permale, all’esclusione dei senza diritti, alla demonizzazione dei poveri. Un rischio che non possiamo permetterci.