La paura e la morte. Le riflessioni della quinta B su Covid e guerra

Nina Luce con il cacciavite smonta il “bottone della morte”

La chiamano fanzine, termine molto in uso negli anni ’40 per le pubblicazioni di fantascienza, poi negli anni ’60 per gli appassionati di musica, underground e no. Erano pubblicate artigianalmente, e circolavano in piccoli gruppi di specialisti.
Ecco, no. Questa pubblicazione, che gli autori chiamano fanzine, ha un editore vero, Hopi. E sarebbe bene che circolasse molto, nelle scuole e fuori.
Titolo: “Terra Cielo, riflessioni elementari sul covid”. E, se rovesci il libretto, il titolo resta ma il sottotitolo cambia in “riflessioni elementari sulla guerra”. Di questa inversione gli autori sono orgogliosi, e ne hanno parlato sabato scorso, presentando il loro lavoro presso la Biblioteca Mameli del Pigneto. Si sono ordinatamente passati il microfono e la parola, hanno detto parole asciutte e consapevoli, sono rimasti interdetti e stupiti quando il pubblico, poi, li ha applauditi: non se l’aspettavano.
Gli autori sono i venti bambini della quinta B della scuola elementare Carlo Pisacane di Roma e la loro maestra, Felicita Rubino. Che insieme raccontano un coraggioso e curioso lavoro didattico.
In queste pagine sono raccolte le riflessioni, i ragionamenti, le paure – espresse in parole ma anche in disegni – che i ragazzi – seduti in cerchio – hanno elaborato insieme in questi due anni. Durissima la segregazione per il covid, la paura per una pandemia che ha stravolto il modo di vivere e di mettersi in relazione.

Quanto alla guerra, la classe – come molte alla Pisacane – ha una presenza multietnica. Chi ha dovuto lasciare il proprio paese ha condiviso il dolore e la nostalgia, la paura del sentirsi senza più radici, l’identità divisa tra un prima e un dopo. Come non empatizzare con chi subisce una guerra, la distruzione, la necessità di lasciare tutto e partire?

Nina Luce con il cacciavite smonta il “bottone della morte”

Parlare di guerra e pandemia

E’ davvero necessario parlare di pandemia e guerre con i bambini? Sì, risponde convinta la maestra Felicita: “questi due anni passati tra pandemia e guerra in diretta hanno trasformato visibilmente la loro percezione del mondo, la percezione della vita e delle relazioni, evidenziando piccole paure e leggere fobie, di cui sono a volte coscienti e a volte inconsapevoli. Dove andranno e come si trasformeranno nel tempo queste ansie e queste preoccupazioni? Non possiamo saperlo, ma possiamo aiutarli ora a esternare il loro vissuto, a raccontarlo e rielaborarlo insieme alle proprie compagne e compagni di vita nella scuola e nei luoghi che attraversano. Perché il confronto aiuta a crescere”.

La paura e la morte

La paura c’è, concreta. Sul covid, per esempio.
“A volte mi sento triste perché non posso fare quello che si faceva una volta, abbracciarsi con gli amici, scambiarsi i giochi, andare al ristorante senza mascherina, darsi dei baci con la persone a cui vuoi bene”, scrivono Laura e Pietro, disegnando abbracci e una grande tavola imbandita dove non manca la pasta al sugo.
“In futuro spero di diventare una maestra o una pasticcera, ho tanti progetti per la mia vita e non voglio morire, per questo mi sento triste e a volte arrabbiata”, scrive Arisha, ritraendosi in doppio, davanti a una lavagna e davanti a una gigantesca torta.
“Mi piacerebbe avere uno scudo come protezione, per non morire. Spero che questo tempo finisca presto. Vorrei vivere mille anni, come gli alberi, per vedere come finisce questo periodo e guardare le nuove generazioni al posto mio” scrivono Tuhin e Pietro, disegnando anche lo scudo magico.
“Vorrei essere un cane e guardare tutte le cose con gli occhi di un cane, forse così mi posso salvare”, immagina Enea, e il suo cane sovrasta gli omini e le case della città.
Più complesso il lavoro sulla guerra, di fronte alle immagini della tv. “Mi sono accorta – dice Felicita Rubino – che se io ero colpita dalle macerie e dalla distruzione, i ragazzi invece reagivano di fronte alle foto di giocattoli abbandonati, di bambini in viaggio con i loro animali in braccio”. Pensando: e se succedesse a noi?

Da qui, racconta la maestra, è iniziato un confronto: “La paura più forte e invasiva che li attanagliava era la possibilità di perdere la propria famiglia, le persone più care e i propri animali. La rabbia accumulata di fronte alle scelte degli adulti e dei potenti della terra ha creato queste riflessioni di straordinaria civiltà”.
“Quando vedo le immagini della guerra io ho molta paura e vorrei abbracciare mia mamma forte, forte, forte. Ai potenti della terra direi: perché fate la guerra? Il mondo così sarà distrutto e a voi cosa resterà della vostra potenza?”, scrive Arafat.
“Ai potenti direi che il mondo deve essere libero sempre, senza guerra. Se il potente fossi io, direi agli altri potenti: non governate voi il mondo! Farei dei cartelloni e degli striscioni con su scritto: Vogliamo la libertà”, scrive Pranto.

Il cacciavite di Nina

E Nina Luce: “ Quando vedo le immagini della guerra mi verrebbe da prendere la bacchetta magica e teletrasportarmi al tavolo delle trattative e smontare con il cacciavite quel bottone della morte”.
“Vorrei scappare su Marte per non vedere né sentire cosa sta succedendo sulla terra perché è troppo pauroso… Io non vorrei essere un potente perché ti trasformi in un essere arrogante e prepotente. Preferisco essere un nuotatore professionista”, scrive Arturo.
Tra terra e cielo, tra il dolore e la paura di questi tempi e i desideri, un’altra vita possibile: il mondo salvato dai ragazzini. Sembrano semplici queste frasi, ma mostrano una saggezza e una consapevolezza, frutto certo del lavoro in classe, ma anche di un’abitudine a riflettere su di sé e sul mondo che li circonda. Quel che ogni scuola dovrebbe saper insegnare.