La notte della politica e la luna nera.
Il primo romanzo di Claudio Visani

“Il 12 è il numero del mio destino. Il 12 novembre 1985 sono nato. Il 12 gennaio mi sono separato da Anna. Il 12 agosto ho fatto l’amore con Erika. Il 12 maggio ho conosciuto Marina. Nel giorno 12 di febbraio e luglio ho ottenuto le cariche politiche più importanti. Il 12 ottobre sono stato operato di un tumore. Sono sopravvissuto all’amore, al potere, al cancro. A lungo ho pensato che fosse il mio numero fortunato. Invece è diventato la mia ossessione, la cifra dei fallimenti. Fino a questo 12 settembre 2037, il giorno della svolta definitiva.

Sono il presidente di Luna Nera.

Una predestinazione”.

claudio visaniClaudio Visani è un amico. Un compagno. Un ex collega. Siamo rimasti sempre in contatto anche quando è morta l’Unità. L’ho seguito nelle sue ricerche storiche, nel suo lavorio intenso, nella sua voglia, che è anche la mia, che esista una sinistra di governo, equa, solidale, improntata al sociale, che sappia rispondere ai bisogni della gente, che sia credibile, affidabile. Quando ho letto il suo primo romanzo (ha già scritto e pubblicato un paio di interessantissimi saggi storici), in uscita i primi di ottobre, sono rimasto folgorato.

Il presidente della luna nera

Il romanzo che si intitola “Il presidente di luna nera”, edizioni Pendragon, Bologna, è uno squarcio di luce sul buio della politica. Attraverso una storia che si dipana fino a circa il 2050 e che affonda le radici nella nostra gioventù, passata dalla scuola, dall’università e dall’impegno politico, esce una lucida disamina di ciò che abbiamo, mi ci metto anch’io, combinato. Il tanto male, l’indecisione, il compromesso, ma anche qualche piccola pillola di saggezza ed equità. La condivisione, le battaglie civili, le piazze, l’idea di uguaglianza e libertà.

Claudio è un amico ed io sono poco incline a celebrare qualcuno che non valga, dunque ritrovo nel romanzo il suo sangue e la sua intelligenza. Da compagno anche. E da ex collega dell’Unità. Uniti, complici, curiosi.

Claudio scrive bene, e questo è il primo dato. E’ sempre stato veloce e preciso. Se gli si affidava un argomento ti portava sempre il meglio, trovava quella cosa in più…

Qui ha ideato una storia perfetta, mescolando realtà, con dati e date, e fantasia autobiografica, con storie personali e politiche. Storie rabbiose, paracule, spesso senza un’etica precisa, con visioni sbandate e derive sovraniste: insomma ciò che viviamo e che ci fanno vivere. Non è giustificatorio il racconto che investe il suo personaggio principale. Registra, annota, ricorda. Trasmette. Soprattutto trasmette affinché, poi, le cose non si ripetano.

“La guerra è il male assoluto”

Gino Strada, nella presentazione del romanzo dice che la guerra è il male assoluto: “La più aberrante, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Le guerre piacciono a chi non le conosce. Vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi mandano a morire i figli dei poveri. Abolire la guerra è l’unica speranza per l’umanità, la soluzione per porre fine alla sofferenza del genere umano e per promuoverne i diritti universali.

Possiamo chiamarla utopia, visto che non è mai accaduto prima, ma non è un traguardo irraggiungibile. Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da prevenire e risolvere e non un destino da abbracciare. Spetta ai cittadini del mondo agire e conquistare la pace. Un mondo senza più guerre è possibile. Se questo concetto penetrerà le nostre coscienze, diventerà un obiettivo realizzabile”.

E’ un lunghissimo arco di tempo gran parte del quale conosciamo perfettamente. Un nuovo movimento che s’affaccia, che promette, che disattende. Una scalata al potere sfruttando tutte le angolazioni delle ideologie. Si riconoscono il Movimento 5 stelle, nominato diversamente, il Pd, anche questo rinominato e i suoi alleati, i populisti di ogni ordine e grado, i sovranisti, la cattiveria ed il cinismo delle istituzioni, la funzione spesso deleteria dei mass media. E una predestinazione iniziale.

In tutto ciò sgomita e si afferma il predestinato Mauro Dall’Osso. Che diventa leader del nuovo movimento anti casta.

Se non si sogna il mondo nuovo

claudio visaniCi avverte subito: “Roma, 2037. La notte in cui sono nato c’era la luna nera.

Mia madre che credeva negli astri si spaventò. Quel segno era carico di oscuri presagi. Lilith, la civetta delle tenebre, l’odore di morte. I lati inquietanti dell’animo umano: paure ancestrali nei rapporti con l’altro sesso, ossessione erotica, gelosia, possessività. E quando cade nello Scorpione, come nel mio caso, l’archetipo del distruttore. Ma l’astrologo la rassicurò. Le disse che ero venuto al mondo “nella fase rigenerativa”, che un albero malato può guarire se viene potato in quei giorni. “Gli scorpioni nati sotto la luna nera” aggiunse, “possono vedere ciò che altri non vedono, sentire ciò che nessuno sente, aprire porte e vie nuove”.
E quando un ciclo si chiude, sanno acquisire piena coscienza di sé e aprirne uno nuovo, perché, affermò, “sono persone speciali, nate per cambiare il mondo”.

Sono cresciuto nella lunga notte della politica. Anni in cui non illuminava le menti e non accendeva più i cuori. Parlava alle pance. Alimentava le paure e l’odio. Coltivava l’individualismo e l’apparenza. Inseguiva il successo, la ricchezza, il potere personale. Aveva cancellato storia e memoria. Spento la luce. Nessuna idea lunga e visione di un mondo nuovo. Nessun vero leader. Quando sono arrivato al culmine della mia “fase rigenerativa”, al momento in cui avrei dovuto cambiare il mondo, il mondo ha cominciato a venire giù. Avvolto dalle tenebre e dall’orrore come un secolo prima”.

Ossessioni e sensi di colpa

luna neraE’ un uomo che sa di dover diventare potente, che costruisce la sua storia tralasciando gli affetti. Erotomane, a volte senza scrupoli, ha comunque una coscienza che in maniera sotterranea lavora, scava nei sensi di colpa. E’ un uomo che non si limita a guardare il male ma lo utilizza in parte spiegandoci che la politica è l’arte del compromesso e ti spinge oltre il limite.

Ha una debolezza, Mauro Dall’Osso. Che matura negli anni, che attraversa oceani di concetti, di attitudini, che tende a mutare il senso stesso della politica, dell’essere di qua o di là, di sinistra o di destra. Lo vediamo anche nel quotidiano, nell’essere all’un tempo di lotta e di governo, abbandonando l’etica e l’esser giusti, affidabili, coerenti.

Mauro diventa deputato, referente del nuovo movimento, ministro, presidente del Consiglio, accetta il presidenzialismo e diversi ricatti di regime. Ma il suo pensiero è inquieto. Il mondo cambia e non certo in meglio. Guerre, sbarchi, pandemie, brutalità. Nel frattempo anche gli affetti cambiano, avvolti da una frenesia che porta Mauro a fare scelte discutibili.

Dall’utopia ai compromessi

Si sente nell’aria che qualcosa sta lentamente cambiando. Dentro e fuori. A fronte di una situazione globale drammatica la mente del protagonista scorge vie d’uscita. La principale è una nipotina che cresce dall’altra parte del mondo, in Australia.

Mauro pensa che sia lei il futuro e che debba essere protetta da tutto ciò che avviene. E la protezione è la memoria, dettagliata, di ciò che suo nonno ha vissuto, coinvolto, convinto, ma a volte anche forzato, spinto a scegliere qualcosa che si avvicina molto al male.

Mauro appunta tutto ciò che gli succede in un quadernetto. Che non lascia ai figli, ma alla nipotina che mano a mano cresce. Sarà la sua rigenerazione davvero? E cosa lo porterà a fare? Forse a pacificare il suo subbuglio interiore e a trovare una dimensione più umana, più in sintonia con il credo da cui è partito?

Beh, la soluzione c’è, Mauro ce la indica. Claudio ce la indica. Riflettiamo.