La modernità di Bergoglio e la regressione di Ratzinger

Fede e Ragione. E’ un dialogo e uno scontro antico di secoli, che risale alla filosofia Scolastica (XIII e XIV secoli). E’ stato uno degli argomenti prediletti di Papa Ratzinger, che adesso, dopo la sua morte alla veneranda età di 95 anni, ci raccontano come mite e gentile, ma che – come teolog o- era sempre stato acuminato e tagliente. Il dialogo e lo scontro tra Fede e Ragione, risale ai tempi nei quali la Chiesa aveva il monopolio della cultura e della riflessione filosofica, ma attraversa fin dalle origini la storia del cristianesimo.

Il Papa emerito Joseph Ratzinger

All’inizio, rispetto ai misteri della Fede, prevaleva “credo quia absurdum”, credo perché assurdo, ma presto Agostino (354-430), prima ateo, poi manicheo ed infine “convertito” al cristianesimo e vescovo – per acclamazione – di Ippona (attuale Algeria), pone il rapporto tra Fede e Ragione in sostanziale coerenza: la Ragione non può che chiarire e confermare le verità di Fede. Poi arriva la Scolastica, soprattutto con Tommaso d’Aquino (1225-1274), che riduce la Filosofia (Ragione) ad “ancilla” (in sostanza “serva”) della Teologia (Fede), perché la verità da conoscere – anche se con metodi diversi – è unica. Il papa emerito Ratzinger, osannato più in morte che in vita, si muoveva lungo queste coordinate, che hanno un forte sapore medievale.

E papa Bergoglio? E’ l’unico vero papa, ma la sua straordinaria unicità è nell’essere il primo gesuita a diventare papa e il primo papa a chiamarsi Francesco. Non gli manca, da buon gesuita, una profonda preparazione filosofica, ma è stato, nella sua Argentina, anche prete di strada, “che vuole vivere tra la gente”. Se vogliamo “giocare” con la storia e la filosofia, forse possiamo collocarlo vicino a Guglielmo d’Ockham (1288-1347). Francescano, politicamente impegnato contro il potere temporale della Chiesa, che ha sfiorato l’eresia ed ha ispirato Umberto Eco nella creazione di Guglielmo di Baskerville ne Il Nome della Rosa. Guglielmo d’Ockham ha affermato che solo la Fede può accedere alla conoscenza di Dio, “liberando”, così, la Ragione e la conoscenza umana verso il metodo empirico-scientifico e la modernità. E così quando Bergoglio afferma: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?” (2013), coniuga in una sola frase laicità e Vangelo: «non giudicate, per non essere giudicati», parole di Gesù nel discorso della montagna (Matteo 7, 2) contro i farisei, i “sepolcri imbiancati”, sempre in agguato.

Se fino all’ultimo la convivenza tra Francesco e Benedetto è sembrata civile e rispettosa, la morte del papa emerito ha liberato la polemica e forse il rancore di monsignor Georg Gänswein, segretario personale di Ratzinger, che sembra studiare da “anti-papa”, come nel medioevo. Detentore dei suoi segreti, “prefetto dimezzato”, che sente il respiro del Demonio e prevede “la nascita di due tifoserie” all’interno della Chiesa di Roma. Non a caso è stato richiamato al rispetto e al silenzio, in un’udienza privata, da papa Bergoglio. Intanto la piazza, non troppo gremita, invoca Ratzinger “santo subito”, ma il processo di canonizzazione è lungo e complesso e la Chiesa, maestra di comunicazione, su questi aspetti è sempre prudente. Vedremo se si riuscirà a trovare qualche miracolo basato sulla Fede, che contraddice la Ragione, ma rende davvero santi.