La marcia su Roma e la resistibile ascesa del fascismo, l’attualità della lezione di Lussu

– Dappertutto dittature!…

-Il fascismo è ancora forte in Ispagna!

-In Portogallo!…

-e in Polonia!…

-Il nazionalismo tedesco aumenta di giorno in giorno!…

-Il mondo va a destra!

-Il mondo non va né a destra né a sinistra. Il mondo gira intorno a se stesso con regolari eclissi di luna e di sole.

È il finale fulminante di “Marcia su Roma e dintorni”, scritto da Emilio Lussu all’inizio degli anni Trenta mentre lo scrittore, fondatore del Partito Sardo d’Azione e parlamentare prima e dopo il ventennio fascista, si trova in esilio in Francia. Il dialogo a più voci si svolge sulla barca che lo sta facendo evadere dal confino nell’isola di Lipari, sette anni dopo l’avvento del fascismo e tre anni dopo il suo arresto. Ci sono con lui, fra gli altri, Carlo Rosselli e Francesco Nitti. Il fascismo è sempre più padrone dell’Italia e di parte dell’Europa ma le parole dell’intellettuale e politico sardo – che darà vita poco dopo a Parigi al movimento Giustizia e Libertà assieme ai suoi compagni di fuga – suonano come un invito a non rassegnarsi, a non considerare certi processi come ineluttabili.

Sull’opera di Lussu – una dei capisaldi della letteratura antifascista, composta inizialmente come un report per i governi di Francia e Inghilterra – hanno scritto grandi critici e intellettuali di tutta Europa e sarebbe del tutto fuori luogo aggiungere anche una sola parola. Ma è utile tornarci nel centenario di quella Marcia, almeno con l’invito a una lettura o una rilettura.

Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: il nuovo governo della destra non c’entra per niente, anche se una vera e definitiva abiura di quegli eventi non è stata ancora pronunciata. Oggi il fascismo non è certo al potere in Italia, né è pensabile che possa tornarvi. E anche dove dettano legge le dittature, le loro forme e le modalità appaiono assai differenti rispetto a quelle del secolo scorso. Ma la rilettura di “Marcia su Roma e dintorni” è comunque istruttiva per molti aspetti. Quelli storici, innanzitutto: è il racconto di un’ascesa certo non irresistibile della dittatura, a cominciare dall’esperienza di una terra lontana da Roma come la Sardegna. Ci parla delle esitazioni iniziali della sinistra e delle forze democratiche. E ci mostra soprattutto la complicità delle classi dirigenti, il loro opportunismo, l’irresistibile tentazione di andare in soccorso dei vincitori.

Un tema ricorrente

È un tema ricorrente della nostra storia. Anche in tempi recenti, anche oggi. Il dramma sfocia spesso in descrizioni farsesche, quasi comiche: come quella dell’onorevole liberale Pietro Lissia, che all’indomani della nascita del governo Mussolini, accusava: “Se il fascismo trionfa, la civiltà del nostro Paese rincula di venti secoli”, salvo vedersi nominare pochi mesi dopo sottosegretario alle Finanze dello stesso governo. O nelle parole di altri deputati antifascisti, come gli onorevoli Cao e D’Aragona, passati in fretta e furia (e senza aver subìto minacce) nel ruolo di “fascisti irriducibili”. E non fanno eccezione ovviamente i giornalisti, i magistrati, i funzionari, gli uomini delle istituzioni come il prefetto di Cagliari, che rivolto dal balcone alla folla di fascisti minacciosi dopo gli scontri con la polizia, li saluta con parole di sottomissione al fascio e a Mussolini. (A proposito: un altro prefetto, ora ministro dell’interno, pare aver giurato sottomissione al suo vecchio Capitano, dichiarando guerra alle navi delle Ong che intervengono a soccorrere i migranti in mare, ma ogni coincidenza naturalmente è puramente casuale).

L’attualità e il messaggio della “Marcia su Roma” appare insomma più nel ripetersi dei vecchi difetti della politica e delle élites, nel populismo e nei trasformismi che caratterizzano ancora oggi la nostra storia. E – perché no? – nella lezione contenuta in quel finale, con il rifiuto di ogni determinismo e della rassegnazione: il mondo non va né a destra né a sinistra ma gira intorno a se stesso con regolari eclissi di luna e di sole.