La lezione di Rossella Postorino all’infanzia: amate i libri e i vostri talenti

Non so a che pubblico Rosella Postorino parlerà sabato al Salone del Libro di Torino, forse a giovanissimi, forse a lettori di ogni età. Forse ci sarà anche qualcuno che un giorno di pochi anni fa, a Siena, nella piazza del Campo gremita, fresco di laurea, era andato ad ascoltare la ex studentessa, venuta dalla Liguria ed originaria della Calabria, arrivata anche lei a Siena per studiare e poi laurearsi. Lei era uno splendido esempio di chi si era fatta strada nel mondo, soprattutto aveva coronato il sogno di fare il mestiere, anzi i mestieri, che più le piacevano, l’editor e la scrittrice. Questo, immagino, deve aver pensato il rettore dell’Università di Siena invitandola a tenere il discorso di fine anno il 19 giugno del 2019.

Rosella Postorino riceve il premio Campiello
Rosella Postorino riceve il premio Campiello

Dopo qualche tempo, reso più lungo dalla pandemia, quelle sue parole tornano a noi in un volume edito da Salani, “Io, mio padre e le formiche”. Non ci sono solo le parole di allora nel libro di Rosella Postorino. CI sono anche le sue riflessioni di oggi e la sua vita di ieri, ragazzina e poi giovane adulta. Soprattutto c’è il legame speciale, fortissimo con la famiglia di origine, in particolare con il padre uomo di poche parole e di grande empatia, di pochi studi e di brillante intelligenza. E c’è l’incoraggiamento, “o forse la carezza” come scrive, a chi ha tutta la vita davanti a sé. Lo esplicita il sottotitolo del volume: “Lettera ai ragazzi sui desideri e sul domani” che viene scritta mettendo assieme pensieri e parole di prima e di dopo il lockdown, dopo cioè una lunga fase in cui ogni desiderio e ogni futuro sembravano recintati dal perimetro di una stanza.

Evadere da quei recinti, immaginare nonostante tutto il futuro, anche quando sembra difficile, si può, è il suo incoraggiamento. Meglio farlo in compagnia di alleati preziosi come lo studio e il sapere, vere porte di accesso alla complessità, oggi così spesso negata. Soprattutto ci sono i libri, la grande passione dell’autrice, che regalano libertà, autonomia, autoderminazione. Consentono di trasgredire senza ferire, di ribellarsi nutrendo la speranza, di riconciliarsi con il proprio io, spesso poco amato, soprattutto nell’adolescenza. “La biblioteca di Lettere di Siena e il suo meraviglioso giardino sono stati per me un luminosissimo luna park, un territorio magico”, scrive. Come importanti sono stati gli amici di allora, in una fase della vita in cui l’altro è vissuta con una intensità del tutto speciale.

Se una sintesi si può fare di questo bel libro che andrebbe letto da tutti, da chi giovane si affaccia alla vita e da chi, avanti con gli anni, ha scordato la propria infanzia, è di amare i libri, lo studio ma soprattutto amare sé stessi che significa ascoltare i propri “talenti” qualunque essi siano, di non silenziarli in nome di un dover essere ma di legittimarli, di non aver paura della propria paura. Quella ci sarà sempre, e allora – suggerisce l’autrice – tanto vale usarla.