La lezione impartita dall’Australia a “No-vax” Djokovic

Va bene che l’Australia è un Paese sistemato a modo suo, down under, giù di sotto, però l’idea del supertennista serbo Novak Novax Djokovic, collezionista compulsivo di tornei Slam, di mandare a capinculo le regole dello sport, della salute pubblica e della decenza non sarebbe stata degna della sua celebrata e riconosciuta eccezionalità sportiva. O forse, proprio in virtù e sulla spinta della propria unicità di atleta, ha pensato – lui e il suo staff – che da racchettista Number One al mondo avrebbe potuto avvalersi di una corsia molto preferenziale per disputare gli Australian Open senza intralcio alcuno nonostante la sua avversione nota e dichiarata alla profilassi vaccinale. Insomma, chi può fare a meno di lui? Qualcuno può. Tanto che dopo il suo sbarco a Melbourne e in un Paese appena uscito da un lunghissimo lockdown, gli è stato annullato il visto per intervento diretto del governo: senza vaccino non si entra.

Il profilo “basso” di Djokovic

E comunque, oltre al fatto che l’Australia non è la Serbia sotto il profilo del culto della legge (al Paese suo Djokovic finisce addirittura sui francobolli, è un eroe nazionale e spadroneggia in lungo e in largo, come quando nel giugno del 2020 organizzò un torneo itinerante alla faccia del Covid, che naturalmente ringraziò, molto apprezzando, da virus serio e volonteroso, la possibilità di accendere qualche focolaio balcanico), il campione già prima di partire per lo Stato di Victoria aveva fatto un po’ di pipì fuori dal vasino, con un messaggio urbi et orbi abbastanza irritante, che suonava così: “Buon Anno! Auguro salute, amore e rispetto a tutti gli esseri che popolano questo meraviglioso pianeta (complimenti per il profilo basso, ndr). Io sto partendo per l’Australia con un’esenzione medica. Fatti avanti 2022!”. Ora, più che affrontare l’anno nuovo a fronte alta, visto il galoppo mondiale delle infezioni da coronavirus, e sottolineare l’esenzione, non sarebbe stato più opportuno spiegarne – ove possibile – la natura agli appassionati del nobile sport diventato circo planetario?

La Federtennis australiana, dove se ne intendono non solo di smash ma pure di autogol, pare abbia sottolineato che quella di Novak non era l’unica esenzione. E dunque? Nel caso del serbo si tratta di un’allergia specifica? Di reazioni avverse alla immunizzazione non si può parlare, dato che il campione di Kopaonik fin dal 2020 ha affermato di essere contrario al vaccino punto e basta, in nome, sembra, di idee alquanto singolari sul concetto di salute e benessere personale. Espresso con parole sue: “Se hai pensieri ed emozioni specifiche, nel caso siano pensieri felici, buoni pensieri, questi creano una struttura molecolare che ha un geoprisma basato sulla geometria sacra, il che significa che c’è equilibrio. Al contrario, quando si dà all’acqua dolore, paura, frustrazione o rabbia, quell’acqua si rompe”.

Regole, doveri, buonsenso

E cosa si può ribattere al geoprisma, una supercazzola da “gioco-partita-incontro”? Nulla, al massimo che la fantasia no vax è infinita e galoppa su sterminate praterie in compagnia di pochi neuroni bradi. Più concretamente il primo ministro australiano Scott Morrison, viste le polemiche montanti e tanto per far valere la supremazia del governo federale in materia di salute pubblica, ha escluso concessioni ad personam. Il permesso d’ingresso di Djokovic prevede specifiche esenzioni dal vaccino? Il tennista è in grado di fornire motivazioni serie e non extra-planetarie sul perché non è vaccinato? In caso contrario Morrison si era detto pronto a rispedire Novak “a casa col primo aereo”. Ci sono i diritti degli organizzatori degli Australian Open di far correre i dollari concedendo “liberatorie”, ma ci sono pure dei requisiti per l’ingresso alla frontiera.

Piccola moraletta, ora che il caso sembra chiuso. Lo sport di vertice ha spesso fornito esempi di grandi campioni che si sentivano “oltre”, superiori, volteggianti in un cielo infinitamente più alto di quello in dotazione agli altri esseri umani. Oltre le regole, i doveri, il buonsenso. Ma se un Maradona, con le sue intemperanze, faceva del male in primo luogo a se stesso, Djokovic, da atleta in giro per l’universo mondo, ha rischiato e rischia di nuocere anche agli altri, anche se augura tanta salute a tutti. Geoprisma permettendo, è ovvio. Lo capirà mai?