La Juventus si arrende a giudici e Consob, Agnelli e il Cda alzano bandiera bianca

Era l’ora, era una decisione nell’aria. Il presidente Andrea Agnelli, il vice scudiero Pavel Nedved e il CdA tutto della Juventus hanno mollato il colpo. E la Exor, holding di famiglia, ha subito indicato un nuovo presidente, il commercialista torinese Gianluca Ferrero, uomo di fiducia della “real casa” Elkann-Agnelli. Sono state dimissioni che profumano di ammissioni, davanti alla sempre più stringente indagine della Procura di Torino per reiterato falso in bilancio ( 2018, 2019, 2020) con annesse plusvalenze ritenute farlocche, “manovra stipendi” (dichiarato un risparmio per il 2019-2020 di 90 milioni di euro dovuto alla rinuncia a quattro mensilità da parte della squadra, cifra non vera secondo la Procura, il risparmio sarebbe stato di soli 22 milioni, 3 dei 4 mesi erano stati solo differiti) e contestazioni Consob di “carenze e criticità”, con rilievi, addirittura, sollevati dalla stessa società di revisione della Juve, la Deloitte & Touche. Gran massaggi ai bilancio, marasma generale e un’assemblea degli azionisti slittata un paio di volte, in più una richiesta poi negata di domiciliari per lo stesso presidente.

Ferrero presidente, Scannavino direttore

Andrea Agnelli

Ce n’era abbastanza e anche di più per indurre il CdA a un “suicidio assistito”, come da comunicato ufficiale: “I membri del Consiglio di Amministrazione, considerata la centralità e rilevanza delle questioni legali e tecnico-contabili pendenti, hanno ritenuto conforme al miglior interesse sociale raccomandare che Juventus si doti di un nuovo Consiglio di Amministrazione che affronti questi temi”. Del resto l’arrivo nel luglio dell’anno scorso di Maurizio Arrivabene, già nell’entourage Ferrari, come amministratore delegato era sembrato un commissariamento, operazione completata ora con Gianluca Ferrero, cui è augurabile una miglior sorte del Giovanni Cobolli Gigli post Calciopoli. Insieme al nuovo presidente, la Juventus ha un nuovo direttore generale, Maurizio Scanavino, che era ad e dg del gruppo editoriale Gedi. Un altro atto tempestivo e irrinunciabile, trattandosi di un club quotato in Borsa. Organigramma rifatto, almeno per ciò che riguarda la gestione strategica.

E sì, un sisma così – e giusto a qualche mese di distanza dal compiersi del secolo agnelliano in casa Juve, il 24 luglio prossimo – non può non ricordare il 2006, le dimissioni di Moggi, Giraudo e Bettega, l’onta di Calciopoli, allora vissuta in primissima persona ma in buona compagnia di Fiorentina, Lazio e Milan con l’Inter successivamente prescritta, mentre questo capitombolo dovuto a bilanci in perdita e a contabilizzazione creativa il club più blasonato d’Italia se lo vive in splendida solitudine, nel solco di anni (l’era di Andrea Agnelli inizia il 19 maggio del 2010) molto vincenti con nove scudetti etc e pure venati da un certo qual sfrenato delirio di onnipotenza dopo l’addio di Giuseppe Marotta, amministratore delegato passato nel 2018 ai nerazzurri milanesi. La dichiarazione di resa ai giudici e alla Consob, con tutte le menate di torrone del caso, tra accrual pro-rata temporis, loyalty bonus, constructive obligation e straight line approach, è figlia obbligata di disinvolture gestionali così imbarazzanti da spingere il quarantaseienne Agnelli alle dimissioni, un gesto spesso reclamato e da molti tifosi bianconeri sognato in questi ultimi anni.

Una lunga lista di errori

Allianz Stadium, lo stadio della Juventus (foto di Di forzaq8 from kuwait da https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36923535)

La lista è corposa. A parte la megalomania dell’operazione Cristiano Ronaldo, stipendiato con 55 milioni euro lordi all’anno dal 2018 al 2021, diventata pericolosa sindrome aziendalista e anticalcio con il tuffo nel vuoto della Superlega europea (un vaneggiato torneo continentale esclusivo per big con cannone alzo zero su valori sportivi e campionati nazionali), tra i malestri-maneggi societari post 2018 va ricordato l’affaire della istantanea nazionalità italiana concessa all’uruguaiano Suarez, protagonista nel settembre del 2020 di un esame farsesco all’Università per Stranieri di Perugia, sotto accusa e poi prosciolta l’avvocata della Juventus Maria Cesarina Turco, a processo l’ex rettrice dell’Università di Perugia, Giuliana Grego Bolli, l’allora direttore generale Simone Olivieri e la professoressa Stefania Spina. Lì il club torinese se l’era cavata sotto il profilo giudiziario, ma la deferente accondiscendenza verso le sospettatili esigenze della Juventus aveva fatto discutere mezza Italia. Sono gli inconvenienti del potere e di un certo “stile” arrogante, quando c’è di mezzo il bianconero ai tifosi avversari s’ingrossa la vena e pure gli organi giudiziari affinano lo sguardo, di passaporti facilissimi è piena la storia del calcio italiano.

Restando in ambito calcistico, è memorabile l’uscita dell’ex direttore sportivo Fabio Paratici sulla sua mission: portare la Juve a giocare all’europea, una mozione priva di senso, essendo molte in Europa le tipologie di gioco e non esistendo un unico canone. Purtroppo la dirigenza bianconera non si è limitata alla vanvera, ha operato scelte sportivamente incongrue, dall’ingaggio a caro prezzo di giocatori a parametro zero che non hanno reso secondo le aspettative – un caso su tutti il gallese Ramsey, per non parlare dell’ultimo Pogba, arruolato e inutilizzabile per immediato infortunio – al reingaggio ultracostoso di Allegri (va sui sette milioni netti all’anno) dopo Sarri e la sconcertante parentesi Pirlo. «Non farò mai l’allenatore» aveva dichiarato a fine carriera il grande meneur de jeu e invece eccolo nel 2020 sulla panchina dell’Under 23 bianconera e di lì, dopo l’esonero di Sarri e la sollecita abilitazione per la Serie A a Coverciano, alla guida della prima squadra da debuttante assoluto, con risultati ondivaghi e tutto sommato deludenti.

Una scelta avventata, ve lo immaginate un Liverpool affidato a un esordiente? Insomma, una serie di guai, errori che hanno causato malumori nello stesso CdA, fino a che le crepe si sono ingigantite e i successi sul campo – tanti benché solo in ambito domestico – non son stati sufficienti a garantire una prospettiva ad Andrea Agnelli. Il resto lo ha fatto una semplice regola: il bilancio finanziario piange, di iniezioni ricapitalizzanti ne sono state fatte già diverse e abbondanti, basta così.

La lettera ai dipendenti del club

In una missiva ai dipendenti del club, l’ex presidente ha scritto: “Stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità a una nuova formazione di ribaltare la partita”. Saluta il numero 1 bianconero che voleva rivoluzionare il calcio europeo e sedurre il mercato giovanile con “una competizione che simuli ciò che i ragazzi dai 16 ai 24 anni fanno sulle piattatorme digitali, come Fifa” in modo da fronteggiare “la competizione di Fortnite o Call of Duty che sono i veri centri di attenzione dei ragazzi di oggi”. L’eterno presidente del Real Madrid Florentino Pérez, uno che sullo stomaco non ha peli ma fil di ferro, magari cose così, da marketing estremo, le pensa, ma non le dice.