La forza della reciprocità dell’amore nei versi di Lisciani Petrini

Per il sociologo Zygmunt Bauman, il “turista” rappresenta la figura chiave per comprendere l’identità dell’individuo contemporaneo. Il turista vive gli spazi non come luoghi in cui creare un progetto di vita, ma come terre da sfruttare per trarne piacere. Il turista più che collezionare ricordi, accumula souvenir: la sua vita è fatta di fotogrammi che non compongono una trama coesa, ma una serie di immagini giustapposte. Il turista vive in vacanza, cioè in un’eterna pausa: un perenne consumo di istanti, in cui è difficile riconoscere una precisa storia personale.

Vincenzo Lisciani Petrini, nella sua ultima raccolta, Amare essere amati, affronta tale condizione esistenziale nella dimensione del rapporto amoroso:

Ti dico di pregare, e tu ascoltami.
Non essere stupida. Non ti rivedrò mai più.
Disegna Parigi di rosso e azzurro,
con i colori a cera che usavi all’asilo.
Mettici la Torre, Notre Dame, un gatto,
uno spicchio di luna, un paracadute dal cielo…
Basta così. Non aggiungere altro.
Guardala bene. Goditi il tuo piccolo capolavoro.
Ora, con una calamita, appendila al frigorifero.
Lasciala lì, finché ti piacerà ricordarmi.

(In vista di un ritorno mancato, qualche istruzione)

Soggetti e oggetti dell’amore

Vincenzo Lisciani Petrini

Significativo il titolo dell’opera: amare è un continuo oscillare dalla forma attiva a quella passiva, bisogna essere contemporaneamente soggetti e oggetti dell’amore. L’«essere», l’esistenza stessa, si inscrive tra l’«amare» e l’«amato»: l’atto dell’amore crea l’amato, il desiderare qualcosa crea quella cosa stessa. Ogni cosa esiste nel suo essere desiderata.

Eppure, come mostra Petrini, è possibile mortificare tale processo: nella poesia in questione, la relazione tra due individui viene immortalata in un tipico souvenir da vacanza: la calamita. L’amore tra due persone, elemento che dovrebbe essere caratterizzato dall’unicità e dall’irripetibilità, viene rinchiuso nell’immaginario stereotipato della Parigi romantica. Questo amore diventa l’ennesimo amore.

La metafora della calamita può anche essere considerata come un tentativo di snaturare la forza dell’attrazione, alla base della reciprocità amorosa così ben espressa dal titolo della raccolta. La forza magnetica qui non lega due individui, anzi: l’io poetante (maschile) viene ridotto a immagine-merce, che può essere rievocata a uso e consumo del tu destinatario (femminile), “finché le piacerà”. Questo amore non è stato capace di sedimentarsi nella soggettività del tu: esso si trova al di fuori, attaccato al frigorifero, una sorta di “memoria esterna” dalla quale ripescare vecchi ricordi solo per puro divertimento. Come per il turista di Bauman, le esperienze di vita della destinataria di Petrini non hanno il compito di forgiare la sua identità, ma solo di provocarle piacere.

La storia d’amore come forma di intrattenimento trasforma la reciprocità in gerarchia: infatti, la forza magnetica descritta in tale poesia rimpicciolisce l’io poetico e lo trasforma in una sua versione “da sogno”, in una sorta di giocattolo con cui divertirsi. A questo punto, si potrebbe rievocare il Giorgio Agamben di Infanzia e storia: secondo il filosofo, il giocattolo non è nient’altro che un’icona sacra di una religione ormai dimenticata. Ecco: Petrini sembra volere far comprendere come sia necessario rispettare anche gli amori finiti. Essi continuano a conservare una propria “sacralità”: riconoscerla permette di non far mutare i ricordi in souvenir, in semplici immagini di un passato e non in una vera e propria esperienza.

La poesia acquista ulteriore interesse, se si tiene conto del fatto che l’io poetante non sta descrivendo una mortificazione subita: al contrario, sta spiegando al tu come svilire l’amore vissuto. La reciprocità nasconde anche lati oscuri: l’oscillare dall’amare all’essere amati può scadere in un offendere essere offesi, in cui l’io poetante, volendo diventare parte attiva dell’offesa subita, diventa il carnefice di se stesso, godendo della sua propria voce ironica, che accartoccia l’amore vissuto in paccottiglia.

Quando l’altro ci lascia, crea una “vacanza” dentro di noi: la reciprocità è così necessaria, che si preferisce costruire un simulacro dell’altro nell’atto di umiliarci, anziché accettare di essere definitivamente usciti dall’orbita di un vecchio amore.

Vincenzo Lisciani Petrini, Amare essere amati, Ancora, PeQuod, 2022.