La felicità esiste nei piccoli momenti
La lezione poetica di Maria Del Vecchio

“Quanto franare provoca una felicità; / Sorridere: ridere sotto, sotto di me, / la bocca è un solco, la guancia si tende come / gola ripida nella vallata.”

L’idea di poter raccontare una felicità è quanto di più lontano oggi si possa immaginare nel comune sentire. Siamo abituati a rivelare le paure, le crudeltà, le cattiverie, le miserie umane: eppure la felicità esiste, ce la racconta Maria Del Vecchio nel suo “Arimanere”. Certo potremmo riportare alla mente il noto aforisma di Gesualdo Bufalino “Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa”, ma sono in realtà meccanismi differenti a dovere essere approcciati.

Quello che oggi rischia di mancarci è l’approccio alla felicità e anche alla condivisione. In questi giorni l’Italia, sbloccatasi, è un susseguirsi di incontri conviviali, aperitivi, pranzi al ristorante, una sorta di epifania collettiva probabilmente rassicurante. Certamente dopo mesi complicatissimi è necessario anche questo per ritornare a una normalità, a una consuetudine tra persone.

Eppure la gioia per i piccoli momenti pare più difficile da ricostruire e, tra le gioie, anche gli eventi culturali sembrano soffrire di una certa “paura”. Cinema, teatri, mostre: i luoghi della cultura ancora non vengono pienamente vissuti. Potremmo pensare che le norme per l’accesso siano complicate ma forse le palestre, con norme simili, non hanno avuto le stesse problematiche.

Ecco: l’invito, dopo avere incontrato gli amici, avere brindato con loro a una nuova possibile ripartenza (anche economica, o almeno così pare dalle ultime notizie) è a rendere felice anche gli occhi e il cuore attraverso l’arte, la cultura e magari la poesia.

Maria Del Vecchio ci porta proprio all’interno di uno scenario di felicità in un mondo che va in altra direzione, una sorta di isola propria e personale che può, costruendo ponti, diventare arcipelago (tesi non solo sua, si veda in questo senso un altro poeta emergente, Francesco Ottonello): la felicità come contagio tra persone, in un micro mondo di affetti.

“La gioia è una stanza da riempire, / non ingombrarti. / Considero un progetto in cui / getto davanti il cuore; / dall’altro lato, dalla parte inconsistente / (recinto di paure) scommesse che ho già perduto, / vite passate mie, mie soltanto; / ho dismesso le mura, di schiena ho lasciato / la città dei gabbiani, da fuori, da lontano, / da un altro luogo, ora mi vedo camminare / di schiena, ora mi ritrovo a parlare, / di schiena, è tutto salutato, inesistito, / non accade mai che mi sembri reale; / per terrore non torno col corpo.”

naturaNon bisogna avere paura adesso, questo è il punto, nonostante quello che è accaduto, nonostante il trascorso di ognuno di noi; bisogna farsi forza e sorridere, vivere, lasciarsi andare, essere banalmente fiduciosi anche del prossimo, mostrandosi fiduciosi davanti al prossimo. Questa sembra oggi una possibilità rivoluzionaria e conquistabile anche attraverso un ritorno alla fruizione culturale, una fruizione vera non per sancire la propria presenza nel mondo reale, dopo mesi di vera o presunta comunità virtuale, ma per creare un rapporto con le opere e vivere noi stessi attraverso le opere. Riempiano la nostra stanza di cultura, gettando davanti a noi il cuore, i versi di Maria Del Vecchio; versi che delineano una strada piena e cosciente, qualcosa che a livello complessivo non sarà breve da raggiungere. Ma la disarmonia della nostra società attuale si combatte anche con questo approccio e facendoci aiutare da una possibilità intellettuale che non va svilita ma al contrario portata a valore, portata nel nostro cuore.

Se finiscono le restrizioni nei prossimi mesi, i vincoli, se si affievoliscono i controlli a livello nazionale è dentro di noi, al contrario, che il più difficile contrasto deve essere risolto, e non è questione solo degli ultimi mesi o anno e mezzo, è un problema ben più profondo, con radici lontane, che questo periodo ci ha mostrato in tutta la propria brutalità.

Sta ora a noi decidere se guardarlo di schiena o inglobarlo nel nostro stomaco.

Maria Del Vecchio, Arimanere, Interno Poesia 2018.