La faccia feroce del governo. A Lampedusa continua la strage dei bimbi. In 7000 sull’isola senza aiuti

Cinque mesi, affogato sulle coste di Lampedusa. La mamma,diciassettenne, non voleva lasciare quel corpicino, se lo stringeva addosso. Gli operatori hanno faticato per prenderlo, una tragedia. Ora la mamma, disperata, sarà seguita da uno psicologo.
E’ possibile annegare a qualche metro dalla banchina, in Italia? E’ possibile, e accade a molti bambini. L’Unicef conta 1.500 bimbi morti o dispersi nel Mediterraneo dal 2018 a oggi: molti sono sfuggiti all’elenco, molti sono i naufragi di cui non si sa nulla, sfuggiti al controllo dei guardiani del mare o delle navi delle ong.  Alla nave Louise Michel le autorità italiane hanno ordinato di abbandonare le ricerche di una barca in pericolo con a bordo 44 persone. Che fine avranno fatto?
Solo il 5 agosto a 23 miglia da Lampedusa è naufragato un bambino, e una donna incinta e un altro bimbo sono stati perduti in mare. Il 9 agosto nel canale di Sicilia sono affogati una quarantina di persone, tre i bambini. L’elenco potrebbe continuare.
E continuerà, se saremo così ciechi e disumani da consentirlo.

Von der Leyen: efficienza e umanità

Cimitero delle barche a Lampedusa. Foto di tivissima da Pixabay

Fa presto Ursula von der Leyen a invocare efficienza e umanità sulla questione delle migrazioni. Efficienza? Quella di cui noi civili europei abbiamo incaricato i libici e ora i tunisini perché facciano il lavoro sporco che noi non vogliamo fare: fermare gli uomini, i loro bisogni e i loro desideri. Aprendo carceri in cui si sevizia e si stupra, si ricattano le famiglie con gli urli dei torturati, si vendono schiavi riaprendo i mercati di uomini.
Parlare di umanità, invece, è una beffa, dopo aver visto il film di Matteo Garrone “Io capitano”, premiato a Venezia, che ci racconta quello che sappiamo da anni. Sappiamo da anni che gli scafisti, da cercare su tutto l’orbe terracqueo, sono per lo più i più poveri tra i poveri che vogliono attraversare il mare e che per questo vengono messi al timone delle carrette del mare.
Sappiamo da anni che i veri trafficanti restano in terraferma e fanno affari, sì, anche con noi europei che li addestriamo, li foraggiamo e diamo loro barche e armi.
Alcuni dei pericolosi scafisti sono stati miei studenti, dopo aver passato anche la formativa esperienza delle carceri italiane ed essere stati del tutto scagionati. Alcuni erano pescatori, altri nemmeno, tutti avevano meno soldi della tariffa richiesta dagli organizzatori e dunque hanno dovuto prendere in mano il timone.
Parlare di umanità è impossibile dopo aver visto cosa avviene a Lampedusa in questi giorni. La polizia con gli scudi che ricaccia indietro persone che hanno alle spalle un’esperienza lunga e terribile e che sono stanche di restare su un molo in attesa di imprecisate pratiche burocratiche. Senza acqua, senza ombra, senza cibo né riposo.

Settemila naufraghi a Lampedusa

E’ vero, settemila persone su una piccola isola sono un problema serio, se non si è stati capaci di organizzare un’accoglienza, nemmeno la presenza di navi traghetto per portarli in Sicilia o sul continente.
Eppure, qualche tempo fa, era stato pomposamente insediato il prefetto Valerio Valenti come commissario all’emergenza sbarchi, in realtà come capo del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno. In maggio aveva promesso il raddoppio dei posti di accoglienza a Lampedusa e in Sicilia, e nuovi centri di detenzione. Poi è silenziosamente scomparso nei corridoi del ministero. Anche perché annunciare è facile, realizzare meno. Bisognerebbe stanziare del denaro per accoglierli, i migranti, invece di respingerli. Ma di nuovi stanziamenti nessuno ha parlato.
La risposta del governo, in questa come in altre emergenze, è sempre la stessa: repressione.

Ma se è impossibile arrestare (dove metterli?) o vietare i telefonini ai quattordicenni manovali della camorra, è impossibile fermare le migrazioni: svuotare il mare con le mani non si può. E fare la faccia truce non serve a nulla.
Se non a mettere la mordacchia ai volontari umanitari e alle navi delle ong, frequentemente bloccate, a cui si vieta persino di imbarcare attrezzi per il salvataggio dei naufraghi. Se non a governare con avarizia e cinismo gli interventi della guardia costiera, a rischio delle vite di chi sta tra vita e morte.
Per l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni dell’Onu, sono almeno 8.274 i morti dispersi in Mediterraneo dal 2018, almeno quelli che sono riusciti a dare l’allarme prima dei naufragi. Molti, moltissimi, restano esclusi da questo elenco, inghiottiti dal mare e dal silenzio delle nostre coscienze.