Pd, la difficile
sfida di Roma
e l’astensionismo

REPORTAGE – Tifo da stadio alla città universitaria della Sapienza per festeggiare il fisico Giorgio Parisi premiato dal Nobel. Lingue di fuoco a Tor Sapienza nel deposito Atac dove vanno in fumo una trentina di vetture. Due istantanee di Roma nel giorno che segue il voto. Immagini di due Rome che non si parlano, quella dell’eccellenza e quella del degrado, misconosciute entrambe.

La prima resiste ma non è messa a sistema dalle politiche pubbliche nazionali e cittadine. La seconda sbarca il lunario e non va a votare.

Eppure non è stato sempre così, come ricordano i più vecchi di noi, e come documenta il libro pubblicato da “strisciarossa”, Care compagne e cari compagni: c’è stato un tempo in cui le idee degli scienziati, degli umanisti, dei poeti, circolavano nei quartieri popolari (per favore mandiamo in soffitta la parola periferie) ed erano veicolo di cultura umana e politica, di emancipazione economica e di liberazione.

L’astensione ha vinto al primo turno, titola qualche commentatore, il populismo non è sconfitto, sostiene Marco Revelli, si è ritirato nel sottobosco del non voto. Forse converrà partire dal dato dell’astensione sopra il 50 per cento per ragionare su ciò che verrà, sulle opportunità e sulle insidie che dovrà affrontare Roberto Gualtieri, sfidante del centrosinistra per il governo di Roma. In una manciata di giorni, dieci o poco più, non potrà certo capovolgere una tendenza che si manifesta da anni, ma forse potrà trovare le parole giuste per esprimere la volontà che Roma, città plurale, torni ad esprimere un progetto solidale, che riguarda tutti, anche i cittadini più colpiti dalla emarginazione e dalla crisi pandemica.

Troppe incognite rendono tutto incerto

Le insidie ci sono tutte, per quanto si possa supporre che una parte dell’elettorato che al primo turno si è espresso per Calenda, deciderà di tornare alle urne in favore di Gualtieri. E altrettanto potrebbe fare una parte degli elettori che ha sostenuto Virginia Raggi.

Ma non c’è nulla di scontato, gli esperti dicono che i ballottaggi non sono un secondo round ma una nuova partita e, nella nuova partita, non è scontato che “Michetti chi?” abbia fatto il pieno dei voti al primo turno.
La partita di Roma è troppo importante per Giorgia Meloni, che contende a Salvini il primato a destra. L’esponente di FdI si giocherà il tutto per tutto in un match che per lei ha valore nazionale. Resta l’handicap di aver scelto il candidato sbagliato e, per quanto la partita per lei sia importante, la posta in palio è quella del sindaco di Roma, non quella degli equilibri nazionali.
Anche per Carlo Calenda, la partita non è finita. L’ex ministro è fuori dalla gara per il Campidoglio ma gioca su un piano nazionale per occupare lo spazio moderato che Renzi non è riuscito a rappresentare (sono di Italia Viva i due consiglieri più votati della lista Calenda, Francesca Leoncini e Valerio Casini). E che potrebbe raggiungere un pezzo di centrodestra (soprattutto se Salvini, dopo la delusione elettorale, tornerà ad alzare il tiro populista). Lo si è visto subito con l’aut aut a Gualtieri: o con noi o con i Cinque stelle.

Troppo generosa Virginia Raggi a definire, nella sua solitaria comunicazione nella notte di lunedì, “corazzate” le due formazioni, centrodestra e centrosinistra che vanno al ballottaggio. A noi sembrano piuttosto due bastimenti abbastanza ammaccati. Ma, per quanto modesto sia stato il suo risultato di sindaca uscente, quel 20 per cento indica uno zoccolo che l’avvocato Conte farà fatica a riportare alle urne.

 

Il modesto risultato del Pd

Un’altra incognita è rappresentata dalla modesta performance del Pd romano che, dal 2013 (anno dell’elezione di Ignazio Marino) ha perso circa 100.000 voti. È un partito che sembra più intento alla gara interna sulle preferenze e alla amministrazione del gruzzolo di voti rimasti, che non ad ampliare gli orizzonti. Quasi alla pari al due per cento, la lista “laboratorio” di Giovanni Caudo, Roma futura, e la lista Sinistra civica ecologista che raccoglie le vecchie formazioni dell’arcobaleno della sinistra romana. Caudo ha ottenuto 20.000 voti spalmati su tutto il territorio, Sinistra civica ecologista è insediata ormai essenzialmente nell’VIII municipio.

Roberto Gualtieri ha dalla sua l’essere stato un buon ministro dell’economia in un periodo tragico, l’aver costruito un buon rapporto nel lavoro comune con l’allora premier Giuseppe Conte, l’affidabilità nei rapporti con l’Europa e con il governo nazionale per l’attuazione del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). C’è da sperare anche in un impegno di Enrico Letta, ora che si è assicurato il seggio di Siena. Non sono cose da poco. Ora è il momento di cercare di innestare una marcia in più.