La denuncia della giornalista Greta contro la manata sessista

Caro ragazzo di quarantacinque anni coi baffi, tifoso della Fiorentina, che prima di dare una manata alla giornalista ti sei sputato sul palmo, tanto per impreziosire il gesto, devo dirti che sei stato sfortunato, perché a differenza di migliaia di tuoi colleghi palpeggianti e molestanti, hai scelto il momento sbagliato. No, non mi riferisco alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sai quella iniziativa per gridare alto e forte “basta”? Non lo sai che c’era stata, due giorni prima, vero? E pensa che i giocatori sono usciti in campo con uno sbaffo rosso sulla guancia proprio per quello, per ricordare, tra mille altre cose, che alle donne dà molto fastidio sentirsi dire “sei tu che hai provocato”, “ma come ti vesti?”, “so io cosa ci vuole per te”.

Caro ragazzo di quarantacinque anni dalla fronte inutilmente spaziosa, anzi, qualcosa di più di “ragazzo”, per fare una cosa sbagliata sempre hai scelto il momento sbagliato. Eri in diretta tv ma non potrai fare il grosso con gli amici perché da Toscana Tv sei rimbalzato sui teleschermi di tutta Italia, sei stato beccato-identificato e adesso ti stai godendo i tuoi quindici minuti di celebrità.

E sì, in questo momento, caro giovanottone, i social ti stanno cuocendo al gratin e qualche chef magari esagera e fa assomigliare il tutto a un linciaggio e avrei tanta voglia di dirti che te lo meriti, ma a darti qualche sculacciata provvederà la legge. La giornalista, Greta Beccaglia, ti ha denunciato e lo sai che rischi, in aggiunta a una sputtanata interplanetaria, una condanna da un anno e mezzo a tre per violenza sessuale? Spero che, arrivato a casa, qualcuno o qualcuna, un genitore, un fratello, una sorella, una fidanzata, abbia provato a spiegarti che non hai commesso un reato previsto dal nuovo Codice Rosso, ma un sostanzioso peccato comportamentale punito dalla legge sì.

Le regole da rispettare

Non è difficile, ripeti con me: non si va agli 80 nelle strade dove il massimo consentito è 30; se si bolla una macchina altrui parcheggiando, si lascia un biglietto coi propri dati; se tuo figlio (hai figli?) prende tre a scuola perché non ha studiato, non si va a protestare coi professori; non si tocca una ragazza se lei non vuole e non si insiste se la ragazza dice di smetterla; gli uomini sono (solo fisicamente e neanche sempre) più muscolarmente dotati delle donne e questo implica una maggiore responsabilità, perché una donna può spaventarsi; se la donna si incazza e ti manda nel luogo più giusto dove si devono mandare le persone come te, non la si prende a ceffoni. Dai, non è difficile.

Sai cosa sono i tabù? Delle specie di divieti. E sono utili, servono a contenere le bestioline dell’istinto che ci abitano il cervello e nello stesso tempo aiutano a farci vivere con più gentilezza e decoro, a non estrarre una sciabola durante i litigi per il parcheggio, a controllare la rabbia e le pulsioni, cose così. I tabù ben gestiti e introiettati, la coscienza piena che non tutto è possibile indicano l’unica strada per passare da adolescente ad adulto. Ho qualche sospetto che tu sia ancora nella fase “bel pupazzone di mamma”. Vabbé, prova a capire la violenza dell’atto che hai fatto senza dare la colpa al destino cinico e baro come fanno i bambini capricciosi e diventerai una persona migliore.

Cara Greta, hai raccontato che fuori dallo stadio, dove lavoravi prendendoti freddo per guadagnarti lo stipendio (non so quanto alto, ho paura che sia piuttosto basso), dopo il palpatore sprovveduto altri bei tomi, purtroppo non a favore di telecamera, si sono cimentati con te nel gioco vile delle molestie, di mano e di parola. Persone frustrate, non giurerei sicuramente emarginate, come ha ben illustrato “Hooligans”, un film sui tifosi organizzati del West Ham: camminare fuori dai margini piace agli uomini di periferia e a quelli del centro.

La forza di denunciare

Le donne ti stanno applaudendo perché, a dispetto di consiglieri inclini a minimizzare per opportunismo, hai sporto denuncia. Hai agito bene, sei comunque in una posizione di forza, nel cono di luce, la mediasfera ti ha adottato e la gente è con te. Immagino che, col tuo lavoro tra bordocampo e stadio, tu abbia già capito quanto maschilismo grondi nell’ambiente e quanto le curve dei tifosi più caldi siano ancora ritenute, da chi le popola, le ultime zone franche (insieme ai cortei no vax), posti extra legem, da trattare con le molle per evitare “problemi di ordine pubblico”, zone falsamente libere dove si può insultare il negro di merda e i tifosi avversari, inneggiare alla morte altrui e altre sciccherie.

Però, cara Greta, ho l’impressione che qualcosa stia cambiando e l’attenzione sia alta, la polizia tiene più aperti gli occhi, anche se il clima è sovente omertoso e le società di calcio talvolta minimizzano (non l’ha fatto nel tuo caso la Fiorentina). Tu hai fatto bene a non mollare. Guardando le ormai celebri immagini delle tue molestie, almeno quelle pubbliche, ho provato a immaginare che ci fosse lì vicino a te Irma Testa, la nostra medaglia di bronzo nella boxe a Tokio, a vedere la scena, una Irma piuttosto irritata per ciò cui assisteva e desiderosa di spiegare democraticamente al giovanottone come e perché aveva sbagliato…

L’errore di minimizzare

Caro Giorgio Micheletti, conducevi da studio quando hai assistito alla scena e hai suggerito a Greta: “Non prendertela, è tutta esperienza”. Frase infelicissima. Immaginavi, nel caso avessi condannato esplicitamente l’accaduto, di venir preso di mira dai tifosi? Possibile. Tra di loro c’è gente di mano facile e che sa intimidire, chiede e ottiene di salire sul pullman della squadra per rimproverare i giocatori di scarso impegno e minacciare di conseguenza. Ti capisco ma quelli che ti giustificano spero non siano la maggioranza. Un consiglio: pensa che tutto fa audience e pure esperienza. Forza, spingi con la direzione perché assumano Greta, se non l’hanno già fatto.

Post scriptum ottimistico: quarantasei anni fa, durante una lezione di Storia dei partiti politici all’università di Torino, il professore, noto avvocato, raccontò – non rammento il motivo di quell’inciso – che di recente aveva difeso il molestatore di una donna, argomentando che in fondo si era trattato solo “di una palpata ben fatta”. Il suo cliente era stato condannato, disse alla fine, mostrando una discreta autoironia. Proviamo a immaginare cosa succederebbe oggi a un docente che si permettesse un’uscita simile.