La “democrazia esigente” di Marisa
che è nata col Pci e gli ha dedicato la vita

“Sono nata il 21 gennaio 1921.Quello stesso giorno a Livorno si dava vita al Partito Comunista italiano. A quell’avvenimento i miei genitori devono aver dedicato scarsa o nessuna attenzione ..In quel momento i miei genitori neppure potevano immaginarlo, ma l’esistenza del partito Comunista italiano, da me conosciuto solo verso i 18 anni, era destinato ad avere una influenza determinante sulla mia vita. Anche la coincidenza tra la mia data di nascita e quella della fondazione del PCI ha finito, sia pure marginalmente, per avere conseguenze personali: frequenti spostamenti da una data all’altra di torte, candeline, e festeggiamenti di compleanno, perché essendomi iscritta al Partito Comunista, quel giorno ero quasi sempre impegnata in giro per  l’Italia in qualche piazza o in qualche Sezione” Con queste parole Marisa Rodano inizia la sua bella autobiografia ”Del mutare dei tempi” (Harpo Eitore).

Cara Marisa, questo 2021 che fa coincidere il centenario del PCI con il tuo straordinario centenario di vita ti consentirà finalmente di festeggiare entrambi nello stesso giorno anche perché ogni celebrazione del centenario della nascita del partito non potrà non mandare un abbraccio intenso e affettuoso e rendere onore ad una delle protagoniste importanti di quella storia. E, d’altra parte, festeggiare il tuo compleanno non può che portarci a rileggere la tua intensa e bellissima storia politica che, come tu racconti, è coincisa in gran parte con la storia del PCI e dell’UDI.

Ma, prima della politica, viene l’esempio di una donna che ha saputo vivere pienamente se stessa mettendo in gioco i suoi talenti professionali, la sua passione politica, l’intenso e profondo amore per il compagno della sua vita Franco Rodano, la crescita dei cinque figli : Giaime, Giorgio, Paola, Andrea, Giulia, l’intensa amicizia con le donne, alcune in particolare come Nilde Iotti e Giglia Tedesco, con cui condivideva vita e politica.

Da Roma all’Italia al mondo

Colpisce nella lettura della tua autobiografia la mescolanza tra il racconto di grandi eventi politici nazionali, i tuoi impegni nelle istituzioni o nelle borgate di Roma, i tuoi giri in Italia con le incombenze quotidiane legate alle gravidanze, alla crescita dei figli, all’ascolto dei problemi delle amiche e compagne. Dalla tua esperienza di vita deriva l’ascolto dei problemi delle altre donne. Come quando dopo aver avuto a distanza di soli 18 mesi i figli Giaime e Giorgio rifletti su dove è meglio partorire, tu hai scelto di partorire in clinica, ma ti lasci coinvolgere, in quanto una delle poche donne parlamentari, dalla battaglia delle ostetriche che vogliono (giustamente) vedere riconosciuto il loro ruolo e la peculiarità della loro funzione nella esperienza del parto. La tua esperienza personale diventa così una occasione per discutere di un problema intimo e rilevante delle altre donne.

Tu, cara Marisa, rappresenti anzitutto, un ideale di donna che è riuscita a comporre la “mescolanza tra i differenti tempi della vita”. Sei riuscita realizzare quanto avevamo elaborato e scritto, noi compagne della Sezione Femminile del PCI-  tante volte riunendoci nel bel  giardino di casa tua- nella proposta di legge d’iniziativa popolare “Le donne cambiano i tempi” che lanciammo il 9 aprile 1990 da una manifestazione che tenemmo  nella Piazza del Pantheon a Roma cui partecipò ed intervenne anche la allora Presidente della Camera Nilde Iotti e che raccolse in breve tempo trecentomila firme che poi depositammo in Parlamento. Pubblico e privato, tempi della politica e tempi della vita quotidiana. Proprio questa tua capacità ed anche questa tua fortuna ti ha consentito di essere sempre in sintonia con le donne, con le diverse generazioni di donne. Tu non ti sei mai proposta come la Madre autorevole e distaccata, ma sempre come “una di noi” che cerca di capire i problemi dei tempi nuovi. Colpisce infatti che anche in questi ultimi anni tu hai sempre mantenuto uno sguardo su quello che verrà e le tue parole riflettono l’oggi ed il futuro.

Franco e Marisa Rodano

Ora provo a dipanare la tua intensa vita aiutata proprio dai tuoi scritti oltre che dai ricordi di quella che quando ti incontrò era a una giovane compagna impegnata a Torino nella FGCI e poi nel lavoro con le donne. Marisa Cinciari Rodano era nata “in una famiglia nella quale non mancava nulla: raro privilegio in tempi in cui l’Italia era povera ed arretrata ed il fascismo comprimeva i redditi e le retribuzioni. Ed era figlia unica, curata ed accudita e sicuramente molto coccolata da tutti.” Marisa frequenta il liceo classico Visconti e poi la facoltà di lettere alla Università di Roma. Conosce Franco Rodano con cui nasce un amore che è anche un intenso e profondo scambio intellettuale e culturale. Partecipa alla lotta antifascista, viene arrestata nel 1943 per attività contro il fascismo e portata nel carcere delle Mantellate. Il suo impegno antifascista e la sua lotta di Resistenza avviene nelle file del Movimento dei Cattolici Comunisti e nei Gruppi di Difesa delle Donne a Roma.

La Conferenza delle donne comuniste

Marisa Rodano interpretò fin dall’inizio del suo impegno una affermazione che Togliatti aveva pronunciato alla prima Conferenza Nazionale delle donne comuniste nel 1945 “La democrazia ha bisogno delle donne e le donne hanno bisogno della democrazia”. Fu al contempo costruttrice ed emblema del Partito Nuovo che nasceva dalla lotta di Resistenza. Tenne fede fin dall’inizio e per tutti gli anni della sua vita all’idea che la emancipazione e liberazione delle donne fosse una leva potentissima della trasformazione sociale e della costruzione della democrazia e dunque praticò con molta nettezza e linearità il principio della autonomia ed della unità delle donne. Lo ha fatto quando nel 1944 ha avviato la sede dell’UDI a Roma e ha cercato il rapporto non solo con le donne cattoliche ma anche con le donne della Democrazia Cristiana. Lo ha fatto nel suo veemente intervento nel corso dell’Ottavo Congresso del PCI nel 1956 quando affermò “la necessità che l’UDI sia riconosciuta come grande organizzazione specifica delle donne, autonoma dai partiti e dal sistema sociale ,avente una sua originale piattaforma politica, capace di raccogliere la maggioranza delle donne italiane” Il carattere di autonomia dice Marisa Rodano non è stato sufficientemente  difeso dai comunisti e sollecita con vigore un impegno in questa direzione.

Marisa si iscrive al PCI nel 1946, viene candidata alle elezioni amministrative a Roma e svolgerà il suo impegno di consigliere comunale fino al 1956. Poi viene eletta deputata nel 1948 e viene confermata nelle legislature successive fino al 1968. Dal 1963 al 1968 ricopre, prima donna nella storia, l’incarico di Vicepresidente della Camera. Una sorpresa per Marisa, come scrive nella sua autobiografia, una scelta voluta forse da Pietro Ingrao che era capogruppo del PCI. Scelta che non fu apprezzata nella sua novità dai media se non nel racconto di come le parlamentari, poche, erano vestite. Ma incalzarono subito gli eventi come la morte di Giovanni XXIII  e poi a novembre la notizia della uccisione di John Kennedy a Dallas. Il tentativo di formare un governo di centrosinistra (DC-PSI-PRI-PSDI), il suo fallimento per la ostilità della sinistra di Riccardo Lombardi, la nascita del governo Leone che si dimette da presidente della Camera e viene sostituito da Brunetto Bucciarelli Ducci, di Arezzo, che lei definisce persona gentile e corretta.

Marisa si appassiona a questa esperienza che considera molto formativa, che segue con grande dedizione impegnando la sua capacità, la disponibilità all’apprendimento e costruendo ovunque in Italia e non solo a Roma un forte legame con il popolo, in particolare con le donne. Seguendo da vicino le lotte studentesche, operaie, per la pace in Vietnam, per la libertà della Grecia che intanto si erano accese nel nostro Paese inaugurando una nuova stagione di mobilitazione sociale. Per questo fu molto dispiaciuta quando allo scadere della legislatura i dirigenti del partito le comunicarono che il suo prossimo mandato lo avrebbe esercitato al Senato, candidata nel collegio Civitavecchia-Civita Castellana in cui poi sarebbe stata eletta. Marisa ovviamente tace il suo disappunto ma rifiuta gli incarichi che le vengono offerti, si dedica alla riforma della scuola e della università nella Commissione Cultura. Dal 1972 al 1978 è consigliere provinciale a Roma. Dal 1979 al 1989 è parlamentare europea. Un ruolo che svolge con molta autorevolezza e che sarà importante per tutte le donne italiane. Diventa vicepresidente della Commissione Europea per i diritti delle donne e Presidente e relatrice generale della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sulla situazione delle donne in Europa. Dal Parlamento europeo si occupa della condizione delle donne dei paesi dell’Africa. Memorabile il suo impegno per il popolo del Sarawi attorno alla cui causa coinvolse tanti comuni, tante associazioni del nostro Paese. Porta la sua voce alla Conferenza delle donne a Nairobi e poi alla Conferenza mondiale delle donne a Pechino.I suoi impegni istituzionali si sono sempre intrecciati con l’impegno nelle associazioni a partire dall’UDI e con il popolo attraverso la militanza nel suo partito e in dialogo con le altre associazioni, partiti, sindacati.

Le grandi battaglie, noi giovani con lei

Le grandi battaglie per il lavoro, i servizi sociali, la scuola, la legge sul divorzio, per un nuovo diritto di famiglia, per la prevenzione dell’aborto l’hanno vista in prima linea.

Noi, le giovani compagne, abbiamo avuto la fortuna di averla accanto nelle nostre nuove battaglie. Nella stesura della Carta delle donne nel 1986, nella elaborazione della legge “le donne cambiano i tempi”. Marisa era una presenza autorevole e discreta. Interveniva poche volte e sempre per marcare un diverso punto di vista rispetto alla discussione prevalente che ci faceva riflettere ed anche ripensare ciò che stavamo maturando. Prendeva appunti fitti e così quando le nostre discussioni diventavano accese e rischiavano di disperdersi lei ci faceva la sintesi di quanto avevamo discusso e ci aiutava ad incanalare il nostro confronto su binari più produttivi. Quante volte ho apprezzato questa dote di rigore e di sintesi.

Seguiva i nostri pensieri nuovi ma non rinunciava mai a porre le sue riflessioni anche se correvano il rischio di apparire contro corrente. Come quando promuovemmo l’importante riflessione dopo la tragedia di Cernobyl:  ”Scienza, potere, coscienza del limite”, individuando nella “coscienza del limite” una nuova categoria politica della sinistra. Marisa condivise ma volle farci riflettere sul rischio di non cadere in una forma di rifiuto o di diffidenza rispetto al valore della ricerca scientifica.

Se devo definire la “postura” del pensiero di Marisa Rodano, come dirigente delle donne e come dirigente del PCI la individuo nel suo essere protagonista di una “democrazia esigente” che ha la sua radice nel rapporto costante tra società ed istituzione, il suo impegno a portare nelle istituzioni tutti problemi della società per incidere, per dare slancio al processo innovatore. Una democrazia sessuata, in cui non solo le donne devono esserci ma devono far vivere la differenza della loro condizione di vita e del loro pensiero. Il suo femminismo non accettò mai il separatismo, mentre investì sempre molto sulla autonomia delle donne e sulla relazione tra loro. Il suo femminismo aveva l’ambizione di porre la vita delle donne come fondamento della trasformazione sociale, della costruzione della società comunista.

Perché Marisa è stata una innovatrice e nella politica del PCI si è sempre schierata sulle posizioni più innovative, fu convinta sostenitrice della svolta di Occhetto alla Bolognina. Ma non ha mai rinunciato a pensare una società ispirata ai valori della sinistra. Credo che negli ultimi anni abbia sofferto nel non vedere questi valori affermati con sufficiente nettezza e radicalità.

Buon compleanno cara Marisa, la tua forza ed il tuo esempio sono un dono prezioso in questo tempo amaro perché ci sollecita alla umanità, alla generosità, al rigore. Ci sollecita a pensare una società ed un mondo nuovo, una società ed un mondo che abbiano cura della vita. Il tuo esempio  testimonia la bellezza della politica ed il senso profondo della dignità femminile.