La debacle del “metodo Salvini” riapre i giochi nel centrodestra

Il “metodo Salvini” è un fallimento. La tecnica di Matteo Salvini, per individuare il nuovo Presidente della Repubblica, non è solo fallimentare, è anche pericolosa per la stabilità istituzionale del paese ed è addirittura “sanguinosa” per lo stesso centrodestra. E’ fallimentare il “metodo” di buttare alla rinfusa un gran numero di nomi, senza alcun accordo parlamentare, che durano solo lo spazio di un mattino, con l’unico obiettivo di “segnare il territorio”. E’ pericoloso il tentativo di mantenere il rapporto concorrenziale con Giorgia Meloni, che dall’opposizione pretende – subito – elezioni anticipate, senza preoccuparsi della gravissima crisi che stiamo vivendo.

salviniMa aver “puntato” su Elisabetta Casellati, presidente del Senato e seconda carica dello Stato – una signora ambiziosa, a tratti arrogante e spendacciona con i soldi dei contribuenti, che si è autopromossa, invece di sottrarsi per correttezza istituzionale – è stato un vero disastro.

Candidare, senza alcun accordo preventivo, la presidente del Senato, è stato un errore clamoroso e il suo fallimento ha innescato una sorta di “pomeriggio dei lunghi coltelli” nel cuore – metaforicamente – sanguinante del centrodestra, che ha registrato una settantina di “franchi tiratori”, probabilmente quasi tutti provenienti da Forza Italia.

E’ stato un rischio avventato e uno sfregio istituzionale, perché è avvenuto senza alcun dialogo con gli altri schieramenti parlamentari. A questo punto, esaurita l’imbarazzante autocandidatura di Silvio Berlusconi, falliti i tanti e inutili tentativi di imporre ex abrupto i propri candidati, caduti come birilli uno dopo l’altro, fino all’umiliante bocciatura di Casellati, si dovrebbe – come si sta cercando di fare in queste ore – dialogare e ragionare con tutti gli interlocutori istituzionali e trovare una personalità autorevole e capace di ergersi al di sopra delle parti. Salvini è costretto, suo malgrado, ad abbandonare l’arrogante presunzione da “king maker” e deve ripiegare sul “metodo” proposto dal quasi silente Enrico Letta, che aveva chiesto una sorta di “conclave”, a pane ed acqua, come avveniva secoli fa nella Roma dei Papi.

Dovrebbe essere un “conclave” laico, sul quale, invece dello Spirito Santo, dovrebbe aleggiare lo “Spirito della Costituzione”, per trovare una personalità che rappresenti l’ “aurea mediocritas” (Orazio), fatta di equilibrio, senso di responsabilità e senso dello stato, che come primo gesto vada a rendere omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, come aveva fatto il neo presidente Mattarella, che oggi è quasi offensivo continuare a votare per imporgli un secondo lunghissimo settennato.

Intanto, come le stelle di Cronin, i cittadini italiani stanno a guardare, perplessi e confusi, cosa succede dentro il Palazzo, in attesa di una fumata bianca.