Concorrenza anche sulle spiagge: a bando le concessioni dal 2024

Il loro mestiere ha in sé qualcosa di geniale: quale mago del marketing si inventerebbe di vendere “ombra”?! E per decenni li ricordiamo come i principi del bagnasciuga: loro, i bagnini, gli uomini più corteggiati dalle donne nonostante l’inguardabile canotta. E corteggiati dalla politica del dopo Bolkestein (direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE sui servizi del mercato europeo), finché la sentenza del Consiglio di stato prima e il governo Draghi poi hanno posto finalmente un limite al loro regno. Le oltre 12.600 concessioni balneari sul litorale – poca spesa annuale secondo l’Antitrust poiché gran parte delle quali versa meno di 2500 euro allo Stato, ma molta resa imprenditoriale – andranno all’asta dal 2024.

Bagnino nel film Sapore di mare
Bagnino nel film Sapore di mare

Dopo 15 anni di rinvii si chiude un’epoca e le spiagge italiane si aprono alla concorrenza europea. Lo schema licenziato all’unanimità dal Consiglio dei ministri di lunedì 15 febbraio 2022 (in gran parte preannunciato in questo articolo di Maurizio Melucci su Strisciarossa) prenderà la strada dell’emendamento alla proposta di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, in discussione attualmente in commissione Industria Commercio e Turismo del Senato. Poco dopo il via libera del Cdm hanno ripreso vigore le proteste dei balneari, mentre Matteo Salvini ha preannunciato possibili cambiamenti nel dibattito parlamentare. L’unanimità del voto nel governo e il ruolo di relatore per l’esecutivo del ministro leghista Giancarlo Giorgetti lasciano pensare invece che non ci saranno grosse sorprese. I balneari sono divisi: chi si sente “carne da macello” e chiama alla lotta, e quindi potrebbe abbracciare l’opposizione di Fdi, e chi invece potrebbe scendere a patti con il governo, che entro sei mesi dovrà emettere i decreti attuativi. E con i valori “importanti” di mercato delle concessioni azzerati improvvisamente a favore delle leggi della concorrenza, forse la negoziazione non è una scelta peregrina.

Si va insomma verso norme omogenee in tutto lo stivale per individuare le aree soggette a concessione, selezionare con imparzialità i concessionari, garantire il libero e gratuito accesso e transito alla battigia. C’è anche qualche previsione per chi dovrà passare la mano sulla concessione: le norme devono prevedere indennizzi per chi ha fatto investimenti, ma prima della Bolkestein. Ci saranno poi sistemi di indennizzo, una sorta di “avviamento d’azienda”, che però deve essere documentato incassi alla mano. Il che sarà un grosso problema per i principi della battigia: nelle città turistiche non son certo considerati anche principi degli scontrini o delle ricevute. Così come i prezzi di mercato nei passaggi di mano delle concessioni erano viziati da una notevole quota di nero.

Cosa succederà quindi? Caleranno dall’Europa le grandi multinazionali del turismo, come da sempre hanno paventato le rappresentanze balneari? L’ex assessore regionale al Turismo dell’Emilia Romagna Maurizio Melucci la pensa diversamente: i bagnini dovranno guardarsi letteralmente alle spalle. «I soggetti che hanno investito sulle spiagge – spiega all’indomani dell’esito del Cdm – sono stati gli alberghi, non i bagnini. Le imprese alberghiere e i campeggi hanno il fisico per investire e per gestire i tratti di arenile che verranno messi a bando, e probabilmente saranno messi a bando in modo graduale. Questi saranno i veri concorrenti dei bagnini. E se poi la spiaggia la gestisce un bagnino o un albergatore o un campeggio, all’utente finale non interesserà più di tanto».