La Cina si smarca: non vuole finire nel pantano con la Russia di Putin

INTERVISTA

“Oggi Putin è più solo, accettando di incontrare Jake Sullivan a Roma i cinesi hanno lanciato un chiaro segnale a Mosca e all’Occidente. Hanno  compiuto cioè un passo avanti rispetto all’errore iniziale di aver creduto alle assicurazioni del Cremlino su una invasione lampo in Ucraina”. Collaboratore dalla Cina di diverse testate giornalistiche, Francesco Sisci  ha diretto per alcuni anni l’Istituto di cultura italiana di Pechino ed è  attualmente ricercatore senior presso la Renmin University of China, docente alla Luiss e consigliere scientifico della rivista Limes.

“Putin è stato sconfitto politicamente – spiega – e la Cina potrebbe essere trascinata a fondo con la Russia senza riuscire a liberarsi in tempo del peso di Mosca. Pechino quindi deve decidere al più presto quale strada imboccare per uscire dal pantano in cui oggi sembra dibattersi. La telefonata tra Xi Jinping e Biden prevista per oggi o le dichiarazioni dell’ambasciatore cinese di ieri sul coraggio degli ucraini vanno lette in questa chiave. Non si tratta di una decisione semplice quella di Pechino visto che la neutralità ricercata a scoppio ritardato viene guardata con molta diffidenza dall’Occidente”.

L’incontro tra Jake Sullivan e Yang Jiechi a Roma

La Corte Internazionale di Giustizia ha condannato l’invasione dell’Ucraina ma la Cina ha votato contro assieme alla Russia. Pochi giorni fa, durante l’incontro con Yang Jiechi, il consigliere per la Sicurezza dell’amministrazione Usa Jake Sullivan aveva invitato Pechino a non dare sponde alla Russia. Come interpretare oggi il  voto del giudice cinese all’Aja?

Secondo Pechino questo tipo di condanne limitano le possibilità di soluzione negoziale della guerra.  Il voto dell’altro ieri è in continuità con quelli espressi al Consiglio di sicurezza e all’Assemblea delle Nazioni Unite e con la posizione di fondo della Cina. Non bisogna dimenticare che secondo Pechino le cause della guerra sono molto complesse e di lungo periodo e vanno valutate, anche se non solo, in relazione all’espansione a est della Nato. Pechino cerca di essere neutrale tra Ucraina e Russia.

Julianne Smith, ambasciatrice Usa presso la Nato, ha esortato la Cina ad abbandonare quella che ha definito una “finta neutralità”.

Io ho detto che Pechino cerca di essere neutrale ed è legittimo che gli americani parlino di finta neutralità. Ma se Stati Uniti ed Europa pensano che questa neutralità nei fatti non ci sia, la Cina ha un problema. Come vuole gestirlo? Questo ancora non è chiaro.  Yang Jiechi, che ha avuto con Sullivan un colloquio di ben sette ore, torna a casa da Roma con una montagna di informazioni che consentiranno a Pechino di riflettere, discutere e consultare esperti per capire come rispondere e soprattutto come agire.

Ma il tempo stringe, la crisi internazionale si aggrava e la guerra in Ucraina diventa sempre più devastante….

Certo e penso che i cinesi vorranno vedere come evolve la situazione sul campo di battaglia. Putin andrà avanti? Bombarderà Kiev? Riuscirà a spostare nuove truppe? O viceversa si ritirerà?Ci sarà  un colpo di Stato a Mosca? La realtà in Ucraina è molto fluida e la Cina in questa situazione e con queste pressioni americane sta attenta a non sbagliare, anche perché è cosciente di aver sbagliato già una volta.

Si riferisce all’alleanza “senza limiti” tra Xi Jiinping e Putin?

Mi riferisco al fatto che Pechino ha preso per buone le assicurazioni di Putin: gli ucraini si piegheranno e la guerra sarà breve. Avrebbero potuto prendere le distanze e non lo hanno fatto. Certo, non hanno esultato ma neanche hanno criticato, o messo in guardia, o condannato. Per carità, tutte le potenze fanno errori gravi e meno gravi. Pensiamo a quelli fatti dagli Usa o alla guerra in Iraq, all’Afghanistan, alla Libia. Adesso, però, i cinesi non vogliono fare l’errore opposto a quello fatto con Putin sull’Ucraina. Non vogliono cioè credere tout court agli americani con il risultato che tra uno due mesi la situazione magari sarà diversa. C’è però un problema enorme in tutto questo…

Vladimir Putin e Xi Jinping

Quale?

Pochi si aspettavano che politicamente Putin venisse sconfitto nell’arco di due settimane. L’evoluzione delle cose potrebbe essere molto veloce quindi. La Russia potrebbe andare a fondo e la Cina potrebbe essere trascinata giù senza essere stata capace di liberarsi del peso della Russia. C’è anche questo elemento di difficoltà della posizione cinese.

Restare sugli spalti in attesa che il campo di battaglia decida chi vince la partita non sembra atteggiamento adeguato a una superpotenza…

Io credo che i cinesi sugli spalti si siano messi prima, all’inizio del conflitto. Poi sono andati oltre. Sono venuti a Roma, hanno parlato con Sullivan e hanno cominciato a trattare. Poi i fatti di queste ore. C’è stato uno spostamento. Ma adesso la Cina deve decidere forse altro e forse deve farlo al più presto. Comprano o non comprano il gas dalla Russia? Comprano o non comprano il nichel dalla Russia? Sono decisioni immediate perché altrimenti c’è magari il rischio che acquistino il nichel e le imprese che trattano il nichel vengano sottoposte a sanzioni. Giorni fa si è registrato il crollo di un indice azionario delle aziende cinesi quotate dalla borsa di New York che hanno perso dall’inizio dell’anno il settanta per cento del valore.

Un campanello d’allarme per Pechino.

Un campanello d’allarme che non dipende solo dalla crisi ucraina, ma nel quale si scorge anche la questione russa. Ecco, loro non vogliono sbagliare ma il rischio che corrono non è tanto quello di rimanere sugli spalti, cioè ai margini, ma di essere trascinati giù. Se la Russia crolla il disastro potrebbe investire anche la Cina e, lo ripeto, Putin politicamente ha già perso. A questo punto: lasci la Russia al suo destino o cerchi di sostenerla  con il rischio di precipitare in basso anche tu?

L’impressione è che la Cina rischi di impantanarsi nello stesso terreno che blocca l’avanzata dei russi in Ucraina.

Sì, oggi la Cina è impantanata e qualunque soluzione assuma comporterà costi che potrebbero essere molto alti. E non è solo questione di interscambio commerciale con la Russia o con l’Occidente, che vale molto ma molto di più di quello con Mosca. Sono impantanati perché non possono stare con, ma non possono neanche stare senza la Russia. Temono di essere trascinati nel crollo della Russia, e che lasciarla al suo destino acceleri la crisi a Mosca. Oltre al problema ucraino, tra l’altro, Xi Jinping deve fare i conti con una nuova diffusione del Covid che pare oggi abbastanza incontrollata, con l’economia mondiale che stenta determinando un impatto forte sulle esportazioni cinesi, con le vecchie questioni irrisolte della depressione del mercato interno, con i problemi determinati dalla bolla immobiliare esplosa nei mesi scorsi. Tutte cose che pesano. E se arrivassero anche le sanzioni che succederebbe? Notiamo una forte determinazione degli Stati Uniti e, sull’onda americana, anche dell’Europa. La guerra in Ucraina ha spaventato tutti e i margini di manovra della Cina si sono ristretti.

E tutto questo alla vigilia del congresso del Partito comunista cinese che in autunno dovrebbe decidere la riconferma di Xi Jinping.

Credo che la situazione in Ucraina possa evolvere già nel giro di due o tre settimane. A quel punto la Cina ha tempi stretti: forse non può attendere il congresso del Partito comunista per decidere la sua strategia nei confronti della Russia o degli Stati Uniti.