ll curling, quello strano sport che è una filosofia di vita

Adesso ricordiamoci del curling. Adesso c’è anche il curling a raccontare l’Italia, ciò che siamo e potremmo essere. Nel curling non ci sono Rolling stones, non ci sono pietre che rotolano, ma pietre, o meglio “sassi”, con la maniglia, che scivolano morbidi sul ghiaccio. È un gioco, che poi è diventato uno sport, inventato 500 anni fa nella Scozia medievale.

Le pietre che scivolano sembrano la metafora dell’Italia

Agli inesperti sembra il gioco delle bocce adattato a un clima glaciale, ma è sport olimpico dal 1998 e quindi c’è poco da scherzare. Adesso, all’Olimpiade invernale di Pechino 2022, l’Italia ha vinto una medaglia d’oro olimpica, senza precedenti nella sua storia sportiva. Ma questo strano sport, più complesso di quanto si pensi, con le “scope” che facilitano lo scivolamento e condizionano la direzione dei “sassi”, forse è anche una piccola e inaspettata metafora dell’Italia di oggi.

Intanto abbiamo battuto tutti, compresi i paesi nordici, che si ritengono più “virtuosi” un po’ in tutto, anche perché – secondo l’analisi del Max Weber – si considerano gli “eletti” per scelta divina. Ma lo sport, per fortuna, storia e tradizione, è laico, anche se – non di rado – mantiene la promessa evangelica dove “gli ultimi saranno i primi”, o quasi, senza aspettare il Regno dei cieli. E poi abbiamo gareggiato nel doppio misto. Si tratta, almeno sul piano sportivo, di una “coppia di fatto” ben assortita, il che non guasta nel nostro antico “familismo”, che non sempre è “amorale”, come ci aveva descritto, con qualche ragione, il sociologo Edward C. Banfield, già all’inizio degli anni Cinquanta.

Lei, Stefania Costantini, ha 22 anni, lui, Amos Mosaner, è un gigante di quasi metri, di anni ne ha 26. Quindi sono due giovani, in uno sport che potrebbe essere senza età, capaci di valorizzare delle virtù “artigianali” tipicamente italiche, ma che spesso vengono dimenticate o deformate dai soliti stereotipi: la precisione, la pazienza, la cura dei dettagli, il senso della misura, la determinazione, senza la quale, nello sport e nella vita, non arrivi da nessuna parte.

L’elogio della lentezza

E poi, c’è l’elogio della lentezza, così inusuale nello sport, e della leggerezza, che piacevano ad Italo Calvino, senza dimenticare che nel curling non ci sono arbitri ed è fondamentale il dialogo all’interno della coppia, che deve mediare tra caratteri diversi e soprattutto deve concordare le strategie da seguire per vincere. Il curling azzurro ed olimpico ci racconta anche che in Italia ci sono molti talenti dimenticati, spesso abbandonati al loro destino, che invece sono bravissimi e ci dovrebbero rendere orgogliosi.

Ma c’è una virtù sulla quale, forse, dobbiamo ancora lavorare. È una virtù “nordica”, il fair play, agli antipodi del calcio, che non permette di esultare troppo o di lamentarsi quando si vince o si perde. È una virtù che Stefania ed Amos conoscono bene e che forse potrebbero insegnarci. Adesso, godiamoci questa vittoria olimpionica nel curling, che forse non è solo uno sport, ma è anche un po’ una filosofia di vita.