Ius soli, l’Italia
salvata dai bambini

Ce la si fa, ci sono i numeri per lo Ius Soli oppure si dovrà ricorrerà alla fiducia ? Il senatore Luigi Manconi arriva a Montecitorio, per un giorno trasformata in piazza per la Cittadinanza, e dice senza tanti preamboli: «È possibile, sì è possibile… Negli ultimi sei giorni è stato rovesciato l’ordine, merito degli insegnanti che hanno scioperato in 900 in tutt’Italia. Merito di tutti voi che siete qui, del successo della campagna ‘Non è mai troppo tardi’ – portata avanti dal maestro Lorenzoni, ndr – e del movimento Italiani senza cittadinanza», e di “L’Italia sono anch’io”.
Ma si dovrà ricorrere alla fiducia in Senato secondo lei? «Penso che ci siano i numeri per votare lo Ius Soli a viso aperto. Poi certo, ci sono persone disponibili a votare ciò che la tattica politica consente….». E la butta là: «Sono convinto che la prossima legislatura sarà delle destre o dei 5 Stelle, che sempre di destra sono». Mentre Filippo Miraglia dell’Arci, rivela ai cronisti: «Secondo il punto fornitomi da Loredana De Petris i numeri attuali al Senato sono questi: 157 su 161. Sì, ce la possiamo fare anche se manca la volontà politica del Pd che ancora medita».


Manconi sale su un piccolo palchetto improvvisato e alla piazza della Cittadinanza dice: «Ancora una volta la politica, il mondo, possono essere salvati dai ragazzini». Ad ascoltarlo ci sono bambini di tutti i colori che scrivono pensierini sulle lavagne e fanno disegni con il Colosseo e accanto il deserto arabo, ragazzi migranti senza cittadinanza, maestre, professori, l’Arci, molti genitori e associazioni, i giovani democratici. Mentre si fa largo tra la folla Emanuele Macaluso: «Vedete, Macaluso ha 92 anni ed è qui con voi perché ritiene questa una battaglia giusta», dice subito Manconi. Poi rivela l’adesione di una star: «Mi ha telefonato poco fa Roberto Benigni, sta partendo per gli Stati Uniti ma vuole che vi dica che anche lui è con noi. ‘Questa è una legge bellissima!’ mi ha detto di dirvi».


I bambini continuano a disegnare, ballare e cantare. Le loro mascotte sono ragazzi senza cittadinanza con storie diverse. Luciano, 11 anni, arriva con il papà Giuseppe D’Amato, montatore del suono per cinema. Il ragazzino frequenta la prima media alla scuola Alberto Manzi mentre sua sorellina più piccola la Carlo Pisacane a Tor Pignattara, borgata romana e multietnica. Arrivano anche Vincenzo Vita e Mario Marazziti, mentre Geraldina Laurenza, insegnante precaria in una scuola per l’infanzia, spiega: «Sono indignata, nella mia classe ci sono tantissimi bambini stranieri che sono nati a Roma. Sono italiani come tutti noi, devono avere gli stessi diritti dei nostri figli, anzi spesso loro sono pure più bravi a scuola».


Dulcineide è capoverdiana, ha 36 anni è vive a Roma da 11 anni, è sposata con un italiano molto più grande di lei e ha 2 bambine di 4 e 8 anni. In piazza distribuisce magliette con la scritta: #Italianisenzacittadinanza, al prezzo di 10 euro l’una. Ayoub Moussaid invece è arrivato da Cuneo. «Che lavoro faccio? Il sessatore di pulcini: quando i piccoli escono dall’uovo individuo il sesso, non sono tutti maschi», precisa. Poi racconta la sua storia: «Sono in Italia da 14 anni, sono arrivato in Italia con la mia famiglia. Mio fratello è ora cittadino italiano e la mia sorellina è nata in Italia. Io invece no, sono un immigrato: mio padre ha ottenuto il riconoscimento della cittadinanza perché fa il panettone Balocco a Fossano in provincia di Cuneo da moltissimi anni. Ma quando il mio papà ha ottenuto la cittadinanza italiana io avevo ormai 28 anni, troppo grande. Sono l’unico della mia famiglia senza documenti italiani. Ho provato a presentare a mia volta la domanda individuale al ministero dell’Interno ma mi è stata rigettata». E spiega: “Purtroppo serve un reddito certificato di almeno 8.500 euro l’anno. E io non li ho tutti quei soldi, ma sto lavorando e risparmiando. Ma credimi – dice – fa male tutto questo: ho tutti i requisiti a posto ma per avere la cittadinanza sono troppo povero». Più o meno la stessa situazione di Ania, 27 anni, polacca. «La Polonia è nella Ue ma io non ho la cittadinanza. Mi sono laureata qui, in Scienze della Formazione primaria, lavoro presso un centro di ricerca sull’immigrazione ma ho un contratto precario. Vivo a Roma e ho la residenza a Frosinone dove vivono invece mia madre e mio fratello. È un miraggio avere la cittadinanza.


Il cittadinanza day finisce con balli, colori e un arrivederci. Non si ferma il digiuno a staffetta. Prossimo appuntamento a Roma il 21 ottobre alla manifestazione anti razzista.