Ius soli, la lezione di Bologna per gli stranieri nati in Italia

Gli echi paurosi e tristi delle minacce di guerra in Ucraina sono rimasti in sottofondo, per un momento, un momento importante, a Bologna.

“Safa” è una ragazza impegnata, a scuola è stata eletta rappresentante di classe per 4 anni, si appassiona nel partecipare alle discussioni politiche, ma alle elezioni, ora che è maggiorenne, non può votare. La domanda di cittadinanza italiana dei suoi genitori è in attesa di risposta da più di 3 anni.
E’ solo una delle persone di cui ha parlato il consigliere Siid Negash, nella seduta del consiglio comunale del 21 febbraio, nell’aula di Palazzo d’Accursio.
La “residenza municipale”, dove il decoro di una poltrona ricorda che vi sedeva Giuseppe Dozza, ha visto, prima e dopo il fascismo, battaglie memorabili per allargare diritti e doveri, superando la barriera del censo e dei privilegi di nascita. Sono vissute anche qui le lotte delle donne perché il confine che tagliava a metà i diritti politici non le escludesse più, nella forma della legge e nella sostanza della vita sociale.

Ora è il momento di eguagliare nella cittadinanza anche chi ha una origine lontana. Bloccata in Parlamento per lo sciagurato voto segreto, ricomincia dalla città di Bologna la battaglia per riconoscere cittadini a pieno titolo “gli stranieri” che tali non sono, essendo nati in Italia o avendo studiato qui.
Il Comune modifica il proprio Statuto per considerarli simbolicamente propri cittadini, tutti, anche se figli di migranti.

Un ordine del giorno (qui il testo) , firmato da tutti i consiglieri e le consigliere dei gruppi della maggioranza del Sindaco Matteo Lepore, impegna ora il Consiglio a sancire, nello Statuto del Comune di Bologna, l’appartenenza alla comunità locale, tramite il conferimento della “Cittadinanza onoraria ”, dei minori nati in Italia da genitori stranieri o nati all’estero ma che hanno completato qui almeno un ciclo scolastico o di formazione, il cosiddetto “ius culturae”. Lo scopo è evidente: promuovere l’eguaglianza e l’effettiva partecipazione di tutti senza distinzione di origine o provenienza. Una cerimonia speciale, il 20 novembre di ogni anno, in concomitanza con la “Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” abbraccerà questi nuovi cittadini. Sarà una vera “Festa della cittadinanza”.

Politicamente l’atto rafforza l’auspicio che si giunga finalmente a una effettiva riforma del diritto di cittadinanza a livello nazionale. Bologna vuole schierarsi, in rete con altri Comuni, per sollecitare il Parlamento ad approvare una nuova legge che riconosca pieni diritti ai figli dei migranti nati o cresciuti in Italia e agli stranieri che vivono stabilmente in Italia.

Ma un simbolo non si ferma nell’etere, non è fatto di aria. Vuol dire qualcosa di più. Sentirsi contemporaneamente “dentro” e “fuori” una comunità, “eguali” ma “diversi” dai propri compagni di scuola, di sport o di lavoro, incide sulla personalità, indebolisce progetti e fiducia, in se stessi e negli altri.
Ecco allora che la cittadinanza onoraria può contribuire a cambiare la vita concreta. Educa ad essere cittadini, avere coscienza di quali sono i diritti e quali i doveri, sposta avanti lo sguardo, oltre i coetanei, oltre la stessa famiglia, oltre la strada.

Naturalmente le scuole avranno un ruolo importante. Conoscere la legge vigente, le garanzie della persona, comunque esistenti per chi ne è escluso, saranno i temi di un percorso di consapevolezza rivolto a tutti i minori stranieri residenti nel Comune di Bologna e ai loro genitori. Le destre e i campioni della paura sono apparsi spiazzati da questa iniziativa del nuovo Comune guidato dal sindaco Lepore. Dopo una lunga discussione l’ordine del giorno è stato approvato con 26 voti favorevoli, solo 3 contrari della irriducibile Lega Salvini e 8 non votanti delle altre destre.

La città è già cambiata, da tempo, neanche chiudendo gli occhi si può evitare di accorgersene. Le ragazze e i ragazzi cui vuole parlare il Comune sono già da tempo nella vita della città, tutti i giorni. Bolognesi a tutti gli effetti oggi, cittadini italiani a pieno titolo domani. Sperando che il domani non sia lontano.