Insolera, dieci anni dopo. Cinque incontri e una mostra al Parco delle energie

A cosa servono gli archivi? Certo, a conservare documenti. Francesco Scoppola, ex direttore del Ministero dei Beni culturali, ha una risposta meno banale. Gli archivi sono il principale strumento del buon governo: “Non è solo lo studio del passato, utile a capire cosa è già stato fatto e come, e migliorarlo. E’ anche un servizio per il futuro, perché qui si possono trovare le risposte migliori a sfide del tutto nuove. Eppure l’informatizzazione affrettata e fatta male ha prodotto la cancellazione di larghe fette di storia: distrutti i documenti cartacei, i primi supporti informatici oggi sono assolutamente decotti e illeggibili, come lo saranno quelli di oggi tra trent’anni. Questa non è modernità”.

L’importanza di “Roma moderna”

Non per caso, questo ragionamento è stato fatto mercoledì scorso durante la prima delle cinque giornate sul decennale della scomparsa di Italo Insolera. Grande urbanista innamorato di Roma, dove ha vissuto una lunga parte della sua vita, e a cui ha dedicato uno dei libri più consultati e venduti sulla capitale, “Roma moderna”. Una serie di incontri, dall’11 maggio all’11 giugno nel Parco delle energie di via Prenestina 175, organizzati dalla Fondazione Gramsci, dall’associazione Bianchi Bandinelli, dal V municipio e dal centro di documentazione territoriale Maria Baccante, Archivio storico Viscosa. E una mostra che -su un supporto creativo e insolito – unisce le fotografie romane di Insolera, quelle dell’archivio Luce e del Gramsci, quelle dell’archivio Maria Baccante. Un evento che si concluderà con una passeggiata archeologica in collaborazione con Open House, sabato 11 luglio.
Sì, ricordare Insolera in periferia è una scelta. Quella periferia che lui a lungo ha percorso e fotografato, studiato e analizzato.

Tutti conoscono quella fotografia scattata durante le “domeniche a piedi” in via dei Fori Imperiali, Insolera (ma anche Cederna, e Petroselli, e Nicolini) con un megafono in mano che spiega e racconta la bellezza e il valore di quel luogo a una folla di attentissimi romani. Pochi ricordano che la denuncia dei meccanismi economici che hanno presieduto a dare a Roma la forma, e i difetti giganteschi, che ha ,sono nelle sue analisi. E che, insieme a Cederna, Benevolo e il soprintendente archeologico La Regina, Insolera è stato uno degli studiosi che ha lavorato sul “Progetto Fori”, l’apertura di una straordinaria area archeologica alla città, in collegamento al grande cuneo verde dell’Appia antica, attaccato e minato da interessi privati ma di enorme interesse pubblico: per ragioni storiche, ambientali, di qualità della vita.

Una storia che parla al presente

“L’interruzione del traffico che attraversa i Fori imperiali sarebbe sufficiente a rivoluzionare il funzionamento stradale che oggi soffoca Roma – scrive Insolera in “Roma moderna” – Lungo la direttrice dei Fori passa infatti il traffico di attraversamento della città. Il progetto sarebbe in grado di rendere visibile un altro modo di intendere lo sviluppo urbano. Uno sviluppo legato alla qualità e non alla quantità. Alla lentezza del tempo e non a un’insensata fretta. Alla cultura della bellezza e non al progressivo deperimento della qualità dell’ambiente urbano. Un progetto che avrebbe reso Roma – e potrebbe ancora renderla – il punto di riferimento di una moderna cultura urbana.

Pubblicato nel 1962, “Roma moderna” ha avuto una raffica di ristampe e revisioni, l’ultima delle quali alla vigilia della sua morte, nel 2011. Ogni volta con un arricchimento, una notazione, un capitolo in più. Nel primo degli incontri “Una storia che parla al presente” hanno discusso insieme a Francesco Scoppola anche Paolo Berdini, urbanista, Mirella Di Giovine, architetto, Francesco Erbani, giornalista.
“Quello che manca a Roma – ha detto ancora Scoppola – è un ufficio di tutela dell’interesse pubblico che assuma al demanio tutti i beni culturali e ambientali e paesaggistici via via scoperti. Oggi la funzione sarebbe nelle soprintendenze, ma chi la rende attiva?”. Conservazione non è il contrario di innovazione, anzi. Senza documenti, senza mappe, come è possibile guardare a Roma nel suo complesso, come si dovrebbe, invece che per segmenti separati?

In periferia, i desideri di chi la abita

A parlare di passato e di futuro anche Paolo Berdini, che ha collaborato con Insolera alla più recente revisione di “Roma moderna”. “Vorrei sottolimeare che un lavoro storico-urbanistico come quello di Insolera non è stato replicato nelle altre città. Eppure svela i meccanismi economici che stanno minando le radici della nostra città. L’urbanistica è la visione pubblica della città, deve rispondere a desideri e bisogni dei cittadini, non ai meccanismi degli immobiliaristi e della finanza”.
La periferia. “E’ questo che c’è in quegli scatti dell’urbanista fotografo – dice Francesco Erbani – c’è la vita che abita le città. La disumanità dei luoghi e l’umanità di chi li abita. La tensione dell’urbanista che intende attuare delle trasformazioni dello spazio misurandole con i bisogni e i desideri delle persone”.
Un incontro denso e partecipato, seguito dal filmato “La zattera” di Lorenzo Romito/Stalker. Prossimo appuntamento mercoledì 18 maggio su “Suburbia”, con Filippo Celata, Michele Colucci, Marco D’Eramo, Peter Kammerer, Maria Lepre, Antonio Parisella, Ylenia Sina. Il mercoledì successivo, sull’”Agro romano” dibattito con Vezio De Lucia, Matteo Amati, Giuliano Fanelli, Rita Paris, Barbara Pizzo. L’8 giugno ecco “Roma futura” con Daniele Balicco, Maria Teresa Carbone, Claudia Conforti, Francesco Giasi, Walter Tocci e Sabrina Afonsi. Tutti i mercoledì sarà visitabile la nostra “Periferie inquiete” a cura di Archivio Insolera e Fondazione Gramsci, con Istituto Luce, Associazione Bianchi Bandinelli, Centro documentazione Baccante Archivio storico della Viscosa e Forum del Parco delle energie.