Italia chiama Ucraina. Piccolo manuale della guerra delle fake news

Quello che segue è un piccolo manuale per orientarsi tra le notizie, le non-notizie e alcune opinioni correnti nel nostro Paese sul conflitto in Ucraina.

DOMANDA Ho letto un interessante articolo di Fabrizio Marchi sul sito “L’interferenza”, dov’è scritto: “La narrazione terroristica dal punto di vista psicologico sulla pandemia si sposta (…) sulla Russia e contro la Russia. I dati attuali ci dicono che il numero dei deceduti e dei ricoverati per il covid è più o meno lo stesso dei mesi precedenti quando l’orchestra mediatica ripeteva ritmicamente e ossessivamente H24 la stessa lugubre nota”. Non si sa più a chi credere o no?

RISPOSTA A parte la bufalissima sul numero di deceduti e ricoverati per covid, di sicuro è bene in generale non abboccare ai vari siti di “informazione” dove vengono sempre fuori parole come “media mainstream”, “neoliberisti”, “complotto dei banchieri ebrei”, “capitalismo mondialista”, “cybercapitalismo. L’aroma di moderno fascismo con capacità attrattive verso settori di estremissima sinistra e anarchici è forte. Un vento che ieri gonfiava le balle no vax, e oggi si trasforma in lavanderia per i crimini della macelleria putiniana. Altro tipico esempio il sito “Liberiamo l’Italia”, dove si cucinano le fake news sui vaccini occidentali che fanno tanto comodo a Mosca e si spezia il tutto con robuste dosi di geopolitica ad minchiam che, oplà, fanno tanto comodo a Mosca. Libertari qui, sostenitori di un feroce neo-stalinismo là. Tutto a gratis?

Sempre sulla linea no vax/filo Putin si distingue  “Byoblu” sito della tv omonima su cui impazza Francesco Amodeo, barocco complottista di facile eloquio e autore di libri come “31 coincidenze sul coronavirus e la nuova guerra fredda Usa-Cina” e “La Matrix Europea”, presentato come “frutto di una meticolosa ricerca che permette di far luce sulle potenti lobby del Cartello finanziario internazionale che dominano l’Unione Europea e che fungono da veri dominus della nostra economia e della nostra politica”.

Sul suo sito, allestito con una grafica efficace e moderna e ci si  immaginerebbe “libero e indipendente” come si autodefinisce la tv, si contano una sessantina di articoli equilibratissimi sulla guerra in Ucraina, tra cui “Putin isolato? Tanti i Paesi contrari alle sanzioni”, “Le sanzioni sono un’illusione, parla l’oligarca russo Olegovic Haven”, “Conflitto in Ucraina, la Cassazione demolisce la narrazione dei media occidentali”, “Facebook fa eccezione: l’incitamento all’odio contro i russi è possibile”, “L’invasione dell’Ucraina è una sconfitta per Biden”.

Naturalmente, in sintonia con la propaganda putiniana “denazificante”, Byoblu quando deve parlare di esercito ucraino cita solo il Battaglione Azov (estremisti di destra fin che si vuole ma, per un paradosso della Storia, curiosamente impegnati a contrastare un’invasione, non a farla). Tutto a gratis?

DOMANDA Un amico mi ha detto che non si può può condannare i russi solo perché sono russi, questo è razzismo, non ti pare?

RISPOSTA Più che giusto. Anche la critica più dura e in questo caso legittima non deve mai confondere le responsabilità di uno Stato fallito sul piano civile ed economico con quelle di un popolo che vive sotto un regime. Ma attenti ai miscelatori di cocktail velenosi. Sempre su “Liberiamo l’Italia” Moreno Pasquinelli, quello del Campo antimperialista di Assisi dove si sono visti, accanto a esponenti di movimenti palestinesi e iracheni, pure hezbollah e black block, scrive: “Che anche il Papa, abbandonate le consuete vesti del pacere (sic, ndr), abbia indossato l’elmetto e sia sceso in campo (sul solco di un orientamento russofobo antico) a fianco del blocco Usa-Nato-Ue, ci dà l’idea della isterica compattezza che serpeggia nelle stanze dei bottoni dell’Occidente (posto che il Vaticano è una di queste stanze) a causa dell’offensiva del governo russo”. Poche idee, polverose ma ben confuse.

DOMANDA Comunque la Russia si è sentita tradita, minacciata e accerchiata dalla Nato e ha reagito, questo è un fatto. Gli Stati Uniti hanno messo dentro la Nato prima la Germania Est e poi, via via, tanti altri Paesi prima alleati della Russia, come la Polonia, la Repubblica Ceca, i Paesi baltici. In questo modo gli Usa e la Nato, complice l’Europa, hanno calpestato gli Accordi di Helsinki del 1975 per la pace nel Vecchio Continente. Perché non si vergognano?

RISPOSTA Premesso che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non è stato mai all’ordine del giorno, nessun Paese è entrato a forza nell’organizzazione. E poi, calpestato cosa? A Helsinki pure l’Urss, insieme a Stati Uniti, Canada e praticamente tutti i Paesi europei, firmò la “Dichiarazione sui principi che guidano le relazioni tra gli stati partecipanti” inserita nell’Atto finale.

Dieci i punti: Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità; Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza; Inviolabilità delle frontiere; Integrità territoriale degli Stati; Risoluzione pacifica delle controversie; Non intervento negli affari interni; Rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo; Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli; Cooperazione fra gli Stati; Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.

Cosa c’entra l’ingresso di altri Paesi nella Nato? Nulla. Quanto al calpestare diritti, Dubček, fosse ancora vivo, avrebbe qualcosa da precisare.

DOMANDA Putin ha pazientato per molti anni davanti all’espandersi della Nato ma l’Occidente non l’ha ascoltato, l’ha sottovalutato. A cosa sono servite le sanzioni dopo che la Crimea era tornata alla Russia?

RISPOSTA Diciamo meglio: dopo che la Crimea aveva invaso la Russia, con scarsa resistenza perché i russi erano la maggioranza della popolazione. Putin inizia la sua ascesa con Eltsin e tuba con Bush junior, parla al Bundestag tedesco nel 2001 pochi giorni dopo le Torri Gemelle dando solidarietà agli Usa. Addirittura nel maggio dell’anno successivo, il 2002, il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov firma un accordo con il segretario Stato americano Colin Powell che sigilla la creazione di un Consiglio Nato-Russia. Saltiamo al 2005, Putin è in visita alla Casa Bianca, due anni prima, era il 2003, gli Usa hanno invaso l’Iraq.

Le canta chiare al presidente americano? Mica tanto, al punto che Bush dice: “Lo stimo molto, così come apprezzo la sua comprensione di questa guerra al terrorismo”. Proprio una bella coppietta.

Ancora più interessante, a proposito della pazienza putiniana: nel 2000, da primo ministro, così aveva chiesto allo scozzese George Robertson segretario generale della Nato: «Quando ci inviterà a unirci alla Nato?». Robertson: «Beh, non invitiamo le nazioni a unirsi alla Nato, fanno domanda per unirsi alla Nato». E Putin: «Non staremo in coda con molti paesi che non contano». Putin voleva un riconoscimento, voleva essere trattato come un partner alla pari. Non andò esattamente così.

DOMANDA E si sentì umiliato e spaventato dall’aggressività dell’Occidente. Gli interventi Nato contro i fratelli serbi in Bosnia Erzegovina e nel Kosovo non l’hanno forse indotto a prendere le distanze dall’Occidente?

RISPOSTA Questo è un fake dei più gettonati. Putin chiede un invito a unirsi alla Nato nel 2000 e nel 2002 aderisce al Consiglio Nato-Russia sopracitato, mentre gli interventi militari Nato sono precedenti, in Bosnia Erzegovina nel’95, in Kosovo nel 98-99. Tanto turbato non era, sempre nel 2000 aveva dichiarato in un’intervista alla Bbc: «La Russia fa parte della cultura europea. E non riesco a immaginare il mio paese isolato dall’Europa e da quello che spesso chiamiamo il mondo civilizzato». Totale: “quel” Putin aveva digerito l’invasione dell’Iraq e gli interventi nell’ex Jugoslavia senza fare una piega.

Il “senso di accerchiamento” spunterà in seguito, un ombrello utile a proteggere mediaticamente il crescente interventismo militare russo in ambito ex sovietico come linea guida di una politica per risalire al rango di grande, indiscussa potenza. Idem per le tesi lisergiche successive di Putin sulla non-esistenza dell’Ucraina e la fine dell’Urss considerata “la più grande tragedia geopolitica del ventesimo secolo”. Tutto per dare sapore a un pappone sempre più nostalgico in cui riemergono le storiche contraddizioni tra il nazionalismo panrusso titillato da Stalin e le altre repubbliche sovietiche. E prepotenti voglie imperiali.

DOMANDA Sì, ma il Donbass è russo e gli ucraini hanno fatto finta di niente, continuando a combattere contro gli insorti. Innegabile, no?

RISPOSTA L’Ucraina, da Paese indipendente e forte di precisi accordi firmati anche dalla Russia che ne tutelavano “indipendenza e sovranità e i confini esistenti” (Budapest Memorandum del ’94) non ha mai accettato la lotta secessionista del Donbass e tutte le trattative si sono arenate. La Storia giudicherà. In ogni caso Putin non aveva alcun diritto effettivo sul Donbass e il reclamarlo dando poi la parola ai cannoni suona più che simile alle pretese di Hitler sul nord-ovest della Cecoslovacchia, i famosi Sudeti abitati da tedeschi, un territorio puntualmente invaso nel ’38. Insomma, la questione dei Sudeti era un pretesto per annettersi l’intera Cecoslovacchia.

Secondo molti analisti Putin ha tutta l’intenzione di andare avanti con la guerra fino a quando non avrà conquistato il corridoio sul Mar Nero da Mariupol alle foci del Danubio, cruciale per i porti e gli sbocchi commerciali. La Russia intende riprendersi territori già sovietici nel tentativo di sfuggire alla debolezza cui la condanna un sistema politico corrotto, inefficiente, senza certezza del diritto, incapace di sfruttare appieno risorse immense. Una politica autolesionistica e aggressiva in cui si discute coi missili: in Europa non accadeva da ottant’anni.

E se fosse la Russia il Paese da denazificare? (Parentesi semiseria. Ove poi passasse il principio che uno Stato ha il diritto di impadronirsi a mano armata di qualsiasi territorio confinante abitato in larga maggioranza da suoi connazionali, allora l’Italia potrebbe rivendicare la penisola istriana e bombardare qualche condominio in Slovenia e Croazia. E che dire di Cap-Ferrat in Costa Azzurra? Pullula di russi milionari che coraggiosamente vogliono verificare coi loro occhi la decadenza dell’Occidente. Per fortuna il sud della Francia è lontano e i russi laggiù non vengono angariati e umiliati da nazisti ucraini).

DOMANDA Vorrei sentire entrambe le campane, l’Ucraina dice una cosa, la Russia un’altra. Come si fa a capire dove stanno il torto e la ragione?

RISPOSTA Visto che prendere di mira ospedali e civili non è sufficiente per sospettare almeno un pochino di Putin, proviamo a pensare che è una guerra informativa asimmetrica. L’Ucraina è inserita in un contesto di fonti giornalistiche aperte, pur sempre da valutare e però varie, la Russia ormai produce news solo per il mercato interno, a beneficio dell’“operazione speciale”, una canagliata di cui i cittadini di Mosca e San Pietroburgo devono conoscere il meno possibile e quel poco solo secondo canoni orwelliani di ribaltamento della realtà.