Israele al voto con l’incubo della destra nazionalista

Sullo sfondo della sfida tra il premier uscente Yiar Lapid e il sempiterno Benjamin Natanyahu, nella campagna elettorale israeliana si è imposta l’inquietante figura del parlamentare di estrema destra Itamar Ben Gvir. Definito come la versione domestica del suprematismo bianco americano e del neofascismo europeo, l’esponente ultra-ortodosso in pochi mesi ha fatto breccia nello stagnante panorama politico del paese che andrà alle urne il primo novembre. E ora appare decisivo per il successo della coalizione guidata Netanyahu che, secondo gli ultimi sondaggi, avrebbe la maggioranza proprio grazie all’estrema destra nazionalista e ultra-ortodossa di cui Ben Gvir è l’esponente di spicco. In difficoltà, invece, il fronte opposto di centro sinistra guidato da Lapid e dal ministro della difesa Benny Gantz.

Ben Gvir, identikit di un nazionalista

ben gvirBen Gvir, erede del famigerato partito Kach del rabbino Mehir Kahane, sciolto dal governo nel 1994 dopo il massacro di Hebron (quando ventinove musulmani in preghiera vennero uccisi dal colono nazionalista Baruch Goldstein), guida una formazione politica che è accreditata di circa 13 seggi sui 120 della Knesset. Se i sondaggi venissero confermati sarebbe lui – prevede un’analisi dell’agenzia Reuters – il “potenziale kingmaker della coalizione di destra”. La lista di cui Ben Gvir è a capo assieme al leader ultra-nazionalista, Bezazel Smotrich, si colloca nei sondaggi al secondo posto dopo il Likud nella coalizione di quattro partiti che sostengono Netanyhanu.

Era stato proprio l’ex premier – secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, confermata anche da altri osservatori – l’artefice dell’alleanza tra il partito Ozma Yehudit di Ben Gvir e Sionismo religioso di Smotrich in occasione delle politiche del marzo 2021. Il cartello elettorale, nelle intenzioni di Netanyahu, avrebbe dovuto rafforzare il fronte nazionalista per riportarlo al governo. Un calcolo si è rivelato sbagliato: l’ex premier non è infatti riuscito a tornare in sella mentre l’alleanza ultra-nazionalista con l’elezione alla Knesset di Ben Gvir è andata sempre più consolidandosi al punto che nelle prossime consultazioni dovrebbe più che raddoppiare la rappresentanza in parlamento.

Condannato per incitamento al razzismo, sostenitore della necessità di espellere tutti i palestinesi da Israele, omofobo e antiabortista, l’inquietante outsider della politica israeliana ha fatto irruzione nella campagna elettorale con modi sbrigativi e talvolta violenti. Tra le ‘imprese’ di Ben Gvir, la cui base elettorale è tra i coloni della West Bank, ha fatto scalpore quella dello scorso 13 ottobre quando, kippah in testa e pistola in pugno, non ha esitato a intervenire durante gli scontri tra israeliani e palestinesi nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est, invitando la polizia ad aprire il fuoco contro gli arabi che lanciavano pietre. Gli agenti lo hanno convinto a riporre l’arma, ma il gesto ha accresciuto l’allarme nel paese per la preoccupante ascesa dei partiti ultra-ortodossi. Una deriva nazionalista e religiosa che i quotidiani Haaretz e Jerusalem Post definiscono senza mezzi termini “un pericolo per la democrazia”.

La destra avanza, gli avversari zoppicano

L’avanzata dell’estrema destra si inserisce nel complesso scenario politico di Israele, che da anni non riesce a esprimere un governo stabile. Una situazionenetanyahu di stallo che sembra trovare conferma negli ultimi sondaggi elettorali pubblicati dal quotidiano online The Times of Israel che vedono entrambe le coalizioni attorno ai 60 seggi, con una leggera prevalenza in termini percentuali di quella che sostiene Netanyahu. Ma se nel fronte guidato dal Likud tutti e quattro i partiti dovrebbero superare senza problemi la soglia del 3,25% necessaria per entrare alla Knesset, in quella avversaria solo quelli di centro Yesh Atid di Lapid e National Unity di Gantz, oltre ai nazionalisti laici di Yisrael Beitenu, avrebbero assicurata la rappresentanza in parlamento.

Gli altri, tra cui i laburisti e l’altra formazione di sinistra Meretz, non avrebbero questa certezza. Rischiano soprattutto i due partiti arabi Ra’am e Hadash-Ta’al, che non hanno raggiunto un accordo per presentarsi uniti. Il blocco di Netanyahu, che comprende oltre a Likud e Sionismo religioso gli altri ultra-ortodossi di Shas e United Torah Judaism, si presenta dunque più solido con tutti i partiti ben oltre la soglia di sbarramento. Al contrario, ben quattro delle sette formazioni del fronte opposto potrebbero restare fuori. Basta che uno solo di questi non riesca a farcela – sintetizza The Times of Israel – e il sesto governo di Netanyahu avrà la quasi certezza di insediarsi. Con la pesante zavorra della destra più retrograda e oltranzista.