Iran in rivolta: nei giochi di potere c’è l’incognita pasdaran

Al di là dell’ostentata sicurezza della guida suprema, ayatollah Khamenei, segnali di turbolenze al vertice arrivano dall’Iran infiammato dalle proteste che ormai durano da oltre due mesi. Si registrano trattative segrete per coinvolgere esponenti moderati del clero sciita nel tentativo di placare la piazza. Timidi segnali di apertura peraltro subito affossati da dure prese di posizione e dalla violenta repressione. Il tutto mentre i temuti pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica, restano di fatto alla finestra e mordono il freno.

Iniziano le trattative?

iran protesteL’estrema destra tradizionalista al potere è sembrata operare, nei giorni scorsi, su binari paralleli esplorando possibili strade di ‘trattativa’ senza peraltro allentare la repressione. Emissari del regime – secondo quanto riportato alcuni giorni fa dal Wall Street Journal – hanno partecipato a un incontro segreto con esponenti ‘moderati’ delle famiglie Rafsanjani e Khomeini, da tempo estromesse dalle leve del potere ma sempre influenti, chiedendo un loro intervento pubblico per placare la rivolta popolare. La ‘delegazione governativa’ sarebbe stata guidata dal capo del Consiglio supremo di Sicurezza, Ali Shamkhani. Puntuale è arrivata la smentita degli interessati ma, del resto, si trattava di un incontro che sarebbe dovuto rimanere segreto. Il sito on line Amwaj ha inoltre riferito di un altro vertice con “importanti esponenti riformisti”. Protagonista anche questa volta il capo delle sicurezza nazionale. Ma la mossa di maggior rilievo è stata quella di coinvolgere l’ex presidente Khatami, costretto ai margini della vita politica dopo il sostegno alle manifestazioni del 2009 contro i brogli elettorali che portarono all’elezione a capo del governo di Ahmadinejad. In questo caso – riferisce sempre il sito Amwaj – sarebbero addirittura intervenuti esponenti dei pasdaran tramite il settimanale Sobh-e Sadeq che ha definito l’ex presidente “ben posizionato” per preparare il terreno al “dialogo tra gli iraniani divisi”.

Tutti tentativi che al momento non fanno registrare alcun risultato concreto. Difficile quindi valutare queste mosse, anche perché seguite da una decisa presa di posizione di Khamenei intervenuto per confermare la linea dura contro i manifestanti. La guida suprema – riporta sempre il sito Amwaj – ha infatti respinto l’idea di scendere a compromessi per calmare la piazza ignorando i suggerimenti di Khatami per una de-escalation delle misure di repressione.

I pasdaran, le donne e gli studenti

Fughe in avanti, precipitose marce indietro, imperscrutabili giochi di palazzo potrebbero essere letti come sintomi di una qualchepasdaran difficoltà del clero sciita davanti alla determinazione dei manifestanti che ogni giorno sfidano la morte o il durissimo carcere. Perché è la ‘dimensione cittadina’ della rivolta con in primo piano donne e studenti, che sembra mettere più in imbarazzo il regime. Un conto è infatti continuare a massacrare curdi e baluci nelle remote periferie del Paese, ben diverso è uccidere donne e ragazzi inermi nelle strade e nelle università di Teheran e di altre importanti città. Così la repressione urbana viene affidata ai miliziani Basiji, ma si evita per il momento l’intervento in forze dei guardiani della rivoluzione se non in alcune città del Kurdistan. E se Khamenei definisce in modo sprezzante le proteste come ‘troppo insignificanti’ per creare problemi all’establishment, uno dei maggiori ufficiali dei pasdaran, Ali Fadavi, precisa che sarebbero bastati pochi giorni per sedare i disordini e spiega che finora si è agito “con moderazione” perché gran parte dei manifestanti sarebbero stati “tratti in inganno” da chi li fomenta.

I pasdaran sembrano dunque rappresentare la vera incognita del dramma iraniano e da più parti ci si chiede come reagiranno in caso di ulteriore escalation delle protesta che metta a rischio l’esistenza stessa della repubblica islamica. “Il Corpo delle guardie della rivoluzionarie islamica – sottolinea Afshon Ostovar del Foreign Policy Research Institute – rappresenta il principale ostacolo a un cambio di regime in Iran. È stato infatti progettato all’indomani della presa del potere da parte di Khomeini per difendere la repubblica a ogni costo, anche eventualmente contro lo stesso popolo iraniano”.

I Guardiani della rivoluzione di fronte al cambiamento

pasdaran 1Istituiti nel 1979 come milizia in difesa della rivoluzione islamica, da ‘semplici’ pretoriani del clero sciita i pasdaran sono diventati nel tempo una potenza militare totalmente indipendente dall’esercito regolare. Non solo, esercitano anche un rilevante potere economico controllando direttamente oltre duecentosettanta importanti aziende nei settori dell’energia e delle costruzioni. Dotati di marina e aviazione, organizzati con reparti specifici che operano in alcuni scacchieri esteri e infiltrati nelle istituzioni, i Guardiani della rivoluzione oggi vengono considerati ormai una sorta di struttura di potere parallela: “Quella che è iniziata come una milizia islamista con meno di cinquecento membri – si legge in un’analisi del Middle East Institute – si è trasformata in uno stato all’interno dello stato con le proprie armi economiche, politiche, d’intelligence e culturali”. Non solo, negli anni è stato attuato un programma di radicalizzazione dei militari più giovani basato sull’elaborazione dottrinale di Khomeini del velayat-e faqih (il governo dei giuristi) fino all’adesione, da parte di alcune frange, alla visione messianica del mahdismo e cioè all’attesa “sul piede si guerra” dell’ultimo imam, il dodicesimo, che dovrà ristabilire la giustizia nel mondo.

Il legame tra pasdaran e Repubblica islamica, per come è nato e per come si è strutturato, sembra quindi indissolubile. E pertanto seppure i media di regime continuino a minimizzare proteste e scioperi definendoli “insignificanti e sporadici”, può allarmare la notizia riportata dal sito Al Monitor relativa a un documento segreto scoperto da un gruppo di hacker secondo cui l’agenzia di stampa Fars News, collegata ai pasdaran, ha informato il comandante del Corpo sul fatto che l’84% degli iraniani crede che le proteste porteranno a un cambiamento. Difficile capire se i Guardiani della rivoluzione siano in grado di gestire cambiamenti di tale portata, di sicuro non sembrano disposti a subirli passivamente.