Ipocrisia, l’arte di dissimulare che nutre la politica

L’ipocrisia è un vizio o una virtù? Per l’etimologia e il catechismo è un vizio, ma nella vita quotidiana, in diplomazia e in politica forse è quasi una virtù.

Ipocrisia, in greco, significa fingere, con relative menzogne e bugie e quindi sembrerebbe un “vizio”, eppure, a certe condizioni, siamo portati a considerarla con indulgenza. Trattenere e dissimulare le proprie emozioni, del resto, fa parte del processo di incivilimento, per cui siamo passati dalla clava al dialogo, dai morsi ai sorrisi più o meno sinceri.

Meglio passare da un giudizio sferzante a un sorriso indulgente piuttosto che sfidare qualcuno a duello o buttargli una bomba in testa. Vediamo qualche esempio. Mario Draghi, che gli italiani hanno licenziato nonostante i suoi pregi, è sempre stato molto controllato con le parole, eppure, lo scorso anno, aveva chiamato – a ragion vedut a- “dittatore” il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Subito dopo, però, aveva aggiunto: “eppure bisogna essere pronti a cooperare”. L’ipocrisia, quindi, come cemento della ragion di stato.

lorenzo fontanaMa veniamo ai giorni nostri. Lorenzo Fontana, neo presidente della Camera dei deputati, cattolico tradizionalista, sposato in latino secondo il rito tridentino, superato dal Concilio vaticano II, che ha aperto la Chiesa al mondo, nel suo discorso di insediamento, ha citato papa Francesco come un punto di riferimento universale, anche se si pone agli antipodi dei tradizionalisti, che infatti lo detestano. Subito dopo Francesco gli ha telefonato per ringraziarlo, soprattutto per il suo appello alla pace, dimenticando che Fontana è da sempre un sostenitore del guerrafondaio Putin. Un uso sapiente dell’ipocrisia? Forse sì, ma non dimentichiamo che il papa, anche se si è fatto chiamare, con una scelta rivoluzionaria, Francesco, è un gesuita e i “soldati di Cristo” sono sempre stati guardati con sospetto per la loro “doppiezza”. Ma nessuno ci ha fatto caso.

E poi c’è Silvio Berlusconi, che vive immerso nella ipocrisia. Ad ogni gaffe, da sempre, la prima reazione è “sono stato male interpretato”, oppure un più netto “non è vero”. Ma Berlusconi è anche immerso in un universo mediatico e così, come nel caso della “dolcissima lettera” del suo grande amico Putin e compagno di lettone, ci sono le registrazioni. Allora scatta l’ipocrisia, un po’ senile, del “complotto”. Ci si può immaginare cosa abbia pensato di queste gioiose esternazioni filo russe Giorgia Meloni, che stava chiudendo la lista dei ministri per il nuovo governo. Ma anche lei -inevitabilmente – è stata ipocrita. Come una moglie tradita, ha preferito far finta di niente e piuttosto che fare scenate o chiedere il divorzio, è andata avanti, con sorrisi e pacche sulle spalle.

giorgia meloniC’è una punta di ipocrisia, forse addirittura una bugia, quando la neo premier afferma di non aver mai avuto simpatia per il fascismo, nonostante le sue origini e quella fiamma mussoliniana che arde ancora nel suo simbolo. E poi non è ipocrita dire che non ci sia rapporto tra l’utilizzo del contante (si vuole portare il limite a 10.000 euro) e l’evasione fiscale, in un’Italia che ha il record mondiale, tra i paesi avanzati, di economia in “nero”?

L’ipocrisia, infine, diventa globale quando Giorgia Meloni viene ricoperta di auguri e complimenti, anche da parte di chi la detesta, mentre l’unico sincero è stato Orbàn, l’inquietante sovranista ungherese.

Non è stato per niente ipocrita, invece, Enrico Letta, che per costruire il suo “campo largo” avrebbe potuto far finta di niente rispetto alla sfiducia di Conte nei confronti di Draghi. Invece no. Ha mantenuto il punto e così ha perso le elezioni. Forse, allora, senza ipocrisia non si può far politica, perché “l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù” (La Rochefoucauld).