In viaggio con Milo fino al Polo Sud per aiutare l’amico pinguino

Amicizia, solidarietà, rispetto, amore. Coraggio. Integrazione. Dovevamo uscire migliori dalla tragica esperienza della pandemia che ancora ci affligge. A guardarsi intorno non è andata così. Ed allora ben venga il ritorno di Milo, micio ormai adulto ma all’apparenza ragazzino insicuro anche a causa delle conseguenza dell’ipoplasia cerebellare, il disturbo neurologico con cui convive. Che non è una malattia e nemmeno gli provoca dolore, ma lo rende instabile, incerto, gli impedisce di saltare in modo coordinato, anche se negli anni  l’amore della sua mamma umana e la notorietà letteraria gli hanno fatto superare ostacoli teoricamente impossibili.

MiloMilo, per chi non fosse informato, è il gatto nero, trovato microscopico sotto un temporale più di otto anni fa in una aiuola di Brera, che da quella sera divide vita, tempo casa e viaggi, con Costanza Rizzacasa d’Orsogna, giornalista e scrittrice. Già nel primo libro di cui è  protagonista, Storia di Milo il gatto che non sapeva saltare ed in questo secondo appena uscito in libreria, Storia di Milo, il gatto che andò al Polo Sud, il gattino dai baffi bianchi e dall’andatura sghemba ma audace, intreccia rapporti con gli umani e con altri animali tessendo amicizie. Riuscendo a far passare con semplicità felina messaggi di rispetto e di solidarietà necessari, ma pare dimenticati, in una società in cui il disprezzo dell’altro, specialmente se vissuto come diverso (ma tale solo per i limiti di chi osserva) sembra essere diventato uno stile di vita irrinunciabile.

Il rifiuto della diversità

Ad esasperare il rifiuto verso chi ha una diversità che riesce a notare solo chi si limita a guardare con gli occhi e sale in cattedra per valutare un naso grande, un profilo imperfetto l’età avanzata, la mancanza di un arto, il colore della pelle, un po’ di chili in più, hanno certamente provveduto i social. L’anonimato di un nickname infonde coraggio ai codardi. Ma non solo. La sfrontatezza e l’arroganza di chi si sente migliore senza esserlo è pratica quotidiana in qualunque contesto: l’autobus, il semaforo, il marciapiede, l’incontro casuale, un confronto. Tutte occasioni di disprezzo, di conflitto. Non esiste per costoro la sofferenza di chi viene vissuto come diverso. Uno stato che Costanza Rizzacasa d’Orsogna ci ha raccontato in “Non superare le dosi consigliate” libro simbolo per chi divide la propria vita con i disturbi alimentari nell’indifferenza degli altri, un testo che a breve arriverà anche in teatro.

Se nel primo libro, cinque ristampe, traduzioni e l’incontro diretto attraverso esso con 21.000 bambini in tutta Italia, i rapporti intessuti da Milo, gatto curioso, pronto sempre alla scoperta degli altri, si svolgevano con animali facili da incontrare, che fanno parte del mondo quotidiano di tutti noi, cioè il gabbiano Virgilio, maestro di vita, lo scorpioncino G-Attila, il riccio Giulia, l’astice che ha sacrificato una chela per salvarsi la vita… in questo secondo libro la voglia di avventura e l’istinto di solidarietà porteranno il gattino e la sua umana di riferimento al Polo Sud.

La piaga del traffico di animali

Questa come la precedente è una favola ma non solo per bambini. Fantasia e realtà si mescolano facendo sorridere e riflettere chi ha deciso di avventurarsi lungo le 116 pagine del libro. Bimbo o adulto che sia. Perché Milo, zampa nella nostra mano, ci conduce sì al Polo Sud per far ricongiungere il piccolo pinguino Hielito, ai suoi genitori a cui è stato sottratto da trafficanti senza scrupoli di animali esotici. Ma ci fa fare un viaggio solidale che si svolge dall’Italia all’Argentina, in cui imprevisti compagni questa volta sono l’orca Garcia, la balena Luis, e poi Pasa, il condor ferito a un’ala, cantore della libertà intesa come coraggio. Anche  per lui il segreto della libertà è il coraggio, come aveva spiegato a Milo il gabbiano Virgilio.

Nel corso del fantasioso viaggio, tra le pagine, emerge la crudeltà della realtà. Hielito divideva la sua prigionia  in un fatiscente capannone sul litorale romano, con un koala, sopravvissuto agli incendi dell’Australia, una tartaruga gigante delle Galapagos, un camaleonte tigre, una bertuccia del Nordafrica. Un pipistrello a coda corta della Nuova Zelanda. Sono gli amici che il piccolo pinguino imperatore saluta per avventurarsi vero il polo Sud alla ricerca dei suoi genitori accompagnato dal gattino e dalla sua mamma umana. Non troverà i genitori naturali, morti per avvelenamento ma si ricongiungerà ai due papà, Pepe e Sale, la coppia di pinguini maschi che lo avevano aiutato a venire al mondo e poi adottato.

La fantasia fa scoprire la realtà

Quando la fantasia fa posto alla realtà nel libro Milo apprende del disastro ambientale che, per colpa dell’incoscienza degli uomini, sta alterando un equilibrio già delicato. Dei ghiacciati destinati a scomparire. Solidarizza con il labrador finito abbandonato dopo che durante il lockdown era stato preso in una famiglia come un diversivo per avere la possibilità di uscire di casa più di altri, e poi non era servito più. Ora si chiama Lunedì come il giorno in cui è stato ritrovato dal tenente dei carabinieri Sirio che lo ha adottato.

E poi viene a conoscenza del mare di mascherine anti virus che ha invaso gli oceani per l’incuria dell’uomo che le ha trasformate in trappole per pesci e foche. Conosce le strutture e le associazioni che difendono gli animali da chi li perseguita, li rapisce e li vende. Il Wwf, Greenpeace, la Lav, i carabinieri del Cites, il nucleo speciale a tutela della fauna in estinzione.

Il libro è dedicato “a tutti quelli che si sentono diversi”. Perché la diversità è un diritto di chi si vuole sentire tale e non una condanna da parte di chi non è in grado di cogliere le mille sfaccettature di un essere vivente ma  riuscendo solo a disprezzare quello che non capiscono.

 

Storia di Milo, il gatto che andò al Polo Sud

Costanza Rizzacasa d’Orsogna

Illustrazioni di Giacomo Bagnara

Guanda editore

Pagine 116, euro 13