In difesa della piccola e media editoria soffocata dai costi della carta

Questo articolo non vuole raccontare di un solo libro, ma di tutti i libri che giacciono nelle nostre librerie e di tutte quelle case editrici piccole e medie che ogni giorno lottano per la loro sopravvivenza. Questo articolo vuole raccontare degli aumenti spropositati sostenuti da queste piccole e piccolissime aziende dove spesso l’unica persona a contratto è il titolare stesso, e dove i collaboratori – se ci sono – sono sottopagati se non addirittura non pagati per la loro opera di editing, comunicazione e traduzione.

Un aumento abnorme della carta

Si potrebbe partire ad esempio dai costi diventati enormi negli ultimi mesi per colpa (forse) dei conflitti dell’est Europa, sicuramente per le speculazioni da parte delle aziende fornitrici di servizi essenziali che stanno mettendo in ginocchio buona parte delle nostre aziende. Forse andrebbe ricordato che silenziosamente numerose aziende nelle nostre città, quartieri, comuni, frazioni stanno chiudendo togliendo servizi di prossimità fondamentali soprattutto per chi non si può fare chilometri per raggiungere qualche scintillante centro commerciale dove ritrovare, da Aosta a Enna, i medesimi brand e prodotti. Andrebbe raccontata la crisi di tante associazioni culturali, di promozione sociale o di volontariato che si trovano costrette per queste spese vive a togliere eventi, iniziative, momenti di comunità. Forse dovremmo pensare alle piccole case editrici strozzate da spese esorbitanti che ne minano il già delicato equilibrio.

Ma non parte tutto questo dalla scorsa primavera: perché ad incidere sulle nostre case editrici è innanzitutto il prezzo della carta, aumentato da più di due anni non per problemi geopolitici, ma per effetto dell’aumento del consumo e quindi dell’aumentata richiesta figlia di scelte (anche nobili) legate al packaging dei nostri prodotti. Il diminuito consumo di plastica (ribadisco, scelta nobile) non ha coinciso con un non utilizzo di altri materiali, bensì con l’esplosione del consumo di carta, carta (e questo è il punto) nuova, non green, non frutto di riciclo – ancora inspiegabilmente costosa – carta nuova, da alberi nuovi, carta che ha deforestato e sta deforestando il nostro pianeta ma che soprattutto ha portato i colossi del food a diventare fagocitatori del mercato aumentando come in ogni prassi del mercato il prezzo e relegando i piccolissimi consumatori come appunto le micro case editrici a ultimi della scala economica.

Il risultato? Presto detto: un aumento abnorme del prezzo dei libri, abnorme ma non infinito perché non è impossibile triplicarne il pezzo. Un aumento sanguinoso, questo, che causa una riduzione dei margini (ormai prossimi allo zero), soprattutto se si tiene conto anche di altre tematiche da sempre sanguinose, come quelle della distribuzione, con cui da sempre la nostra piccola e media editoria si trova a fare i conti.

Sull’orlo della povertà letteraria

Dunque, oltre alla decapitazione di queste aziende, si rischia una sempre maggiore povertà letteraria, con le grandi case editrici concentrate su testi di facile consumo in grado di garantire in partenza il ritorno delle spese sostenute (tradotto: il libro dello youtuber che spiega non si sa cosa oppure quello dell’influencer che spiega non si sa che cos’altro o, ancora, il libro del cantante che si sveglia una mattina e si scopre poeta, ecc.), una sempre minore possibilità di avvicinarsi alla letteratura mondiale (solo per fare un esempio, degli ultimi tre premi Nobel due erano stati pubblicati in Italia da piccole e coraggiose case editrici), un oggetto libro che potrà essere acquistato esclusivamente da quella piccola fascia di eletti in condizioni economiche non precarie che ancora possono spendere 25-30 euro per un saggio che potranno condividere con sempre meno persone, in una sorta di salotto per pochi eletti che certamente non è solo distante dall’idea gramsciana di letteratura, ma si avvicina piuttosto a un ideale di caminetto a cui probabilmente sarebbe doveroso ribellarsi.

L’alternativa per chi non fa parte dell’élite economica e borghese? Scrollare Instagram o TikTok e tra un grugnito e una ricetta di spaghetti alla carbonara sperare miracolosamente di ritrovare qualcosa di valido dal punto di vista letterario.

A pochi giorni dalla fiera della piccola e media editoria forse queste tematiche (l’AIE aveva già portato nel mese di settembre le proprie rimostranze al precedente governo) andrebbero rilanciate con forza sia da parte dei lettori che da parte degli scrittori. L’alternativa è un mondo di selfie e di like senza più contenuti e un’ assurda maggioranza di popolazione non più in grado di accedere alla cultura e soprattutto al libro.