Immigrati, ci sono troppi mister Hyde nel governo

Migranti. Ci entrano nelle orecchie, negli occhi, nella testa. Ci inquietano e ci spaventano, ma ci fanno anche pena, specie quando muoiono, bambini, donne, madri e padri. Quando guardiamo o pensiamo ai migranti siamo tutti – chi più chi meno – un po’ dottor Jekill, che è quello buono, un po’ mister Hyde, che è quello cattivo. Certo, qualcuno, anche al governo, ha solo una dimensione, quella di mister Hyde, e pazienza per i disperati ed imprudenti che vanno a morire in mare. Ma sui migranti siamo soprattutto confusi e perplessi. Vengono a rubarci il lavoro? Vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare e con i loro contributi pagano le nostre pensioni? Sono tutti – più o meno – criminali e spacciatori di droghe che consumiamo soprattutto noi? O sono – tutto sommato – prevalentemente delle brave persone che vorrebbero lavorare e mantenere la propria famiglia in questa Italia e in questa Europa, ricca e stanca, dove non si “fanno” più bambini? Costruiamo muri, che nella storia non sono mai serviti, o apriamo le porte a flussi controllati e sicuri?

immigrati mareVallo a sapere. Buonisti e “cattivisti” ci hanno confuso le idee. Davanti a quelle bare, però, tante, troppe, molte delle quali bianche, un po’ tutti, o quasi tutti, si sono commossi e si sono riconosciuti nell’omaggio silenzioso del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Certo è passata, anche lei silenziosamente e senza dichiarazioni alla stampa, Elly Schlein, ma conta poco, mentre si è sentito il fragoroso silenzio, a parte alcune dichiarazioni penose, e l’assenza del governo nei confronti di una pietà che dovrebbe essere universalmente condivisa. Il problema, in termini più generali, è che il genere umano – l’homo sapiens, vecchio di 200.000 anni – è “migrante” da quando, circa 50.000 anni, si è messo in cammino, passo dopo passo, ma spesso anche di corsa, dal corno d’Africa per arrivare in Europa, Asia, Oceania, America, dal Polo Nord alla Terra del fuoco. Certo, 10.000 anni fa, hanno/abbiamo inventato l’agricoltura e siamo diventati, anche, stanziali, ma non abbiamo mai smesso di muoverci. Come si fa, allora, a reprimere o a controllare questa inesauribile spinta antropologica che ci appartiene, nonostante l’invenzione del passaporto, che risale al XV secolo nell’Inghilterra di Enrico V?

È complicato, ma il nuovo governo, guidato con mano ferma da Giorgia Meloni, farà sicuramente del suo meglio. Eppure, a parte qualche “inciampo”, come la strage sulle coste della Calabria, i numeri raccontano una realtà diversa. Sono più di 14.000 gli sbarchi clandestini nei primi due mesi del 2023, nonostante l’allontanamento delle navi Ong e vari “taxi del mare”, più o meno complici dei trafficanti di disperati e di morte. Siamo già oltre la media dei 100.000 sbarchi nell’anno precedente, quando Giorgia Meloni tuonava dall’opposizione e Matteo Salvini brontolava dal governo. Ma bisogna capirli, perché il problema è davvero complicato. Certo, bisognerebbe “aiutarli a casa loro”, come aveva cercato di fare Marco Minniti, oppure chiedere al sultano turco Erdogan di rispettare i patti con l’Europa, che paga una tangente di 1,2 miliardi di euro per trattenere, non importa come, migliaia di migranti che vogliono venire a casa nostra, dove si sta molto meglio che a casa loro.
Ma ricordiamoci che anche noi, come si sa, siamo stati e forse lo siamo ancora un po’, “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” (=“migranti”). Firmato Benito Mussolini.