Il virus è una livella
Colpiti Trump e i potenti “negazionisti”

Alla tragica epopea del covid s’è aggiunto un nuovo capitolo, anzi un tweet. Non bastasse un milione di morti, non ci bastassero i nostri morti, non ci bastassero questi numeri che crescono, altrove e in Italia, ci siamo risvegliati ieri non solo all’annuncio di nuove piogge venti a cento all’ora mareggiate frane, ma anche alla notizia, in un tweet autografo, che la coppia presidenziale statunitense ha subìto l’assalto vittorioso del virus. Malgrado i servizi di sicurezza, i missili, le bombe atomiche, i muri al confine con il Messico, e il resto dell’armamentario difensivo. Neanche il cinema americano, che ha sempre saputo guardare avanti, mi pare abbia mai immaginato un caso del genere: non ci sono stati negati omicidi presidenziali, tentati omicidi presidenziali, sabotaggi, terrorismi, presidenti che cavalcano aerei supersonici e vanno a bombardare i nemici dell’umanità, ma non s’era mai visto un presidente a letto con la febbre da coronavirus, a letto con la sua signora.

Per rimanere davanti al grande schermo, tanto per un esempio in tema, un esempio un po’ azzardato, si potrebbe risalire all’ “Invasione degli ultracorpi”, il capolavoro di Don Siegel, anno 1956, quando alla fine il medico che fugge in macchina grida ai concittadini scampati al contagio: “Voi sarete i prossimi”. Vale a dire: non c’è scampo, prima o poi il bacellone vi prenderà tutti. Cioè il fagiolone protagonista della metamorfosi degli umani non guarda in faccia a nessuno, grande o piccolo che sia, presidente o impiegato, egualitario come la livella del nostro meraviglioso Totò, che ci raccontava in versi, alla fine di una visita cimiteriale il 2 novembre, in un immaginario dialogo, come un modesto netturbino rispondesse ad un altezzoso aristocratico: ” ‘A morte ‘o ssaje ched”e?… è una livella”.

Colpisce tutti

Così è il malefico virus. Puoi gridare che non esiste, puoi urlare che non ti fa paura, può denunciare l’oltraggio alla tua imprescindibile libertà personale, puoi accusare complotti, puoi scendere in piazza con cartelli e bandiere: se non stai attento può capitare che prima o poi arrivi. Il virus non ha paura della tua voce e neppure dei tuoi cannoni. Non ascolta, non vede. Colpisce i buoni e i cattivi, quelli che lo temono, quelli che ciarlano della sua inesistenza. Colpisce i potenti e i cretini tra i potenti come gli altri, che sono la maggioranza. Nella schiera dei primi, abbiamo contato all’esordio Boris Johnson, poi Bolsonaro , Lukaschenko… Uno predicava l’immunità di gregge, l’altro diagnosticava una “febbriciattola”, il presidente bielorusso prescriveva un rimedio quasi allegro: sauna, vodka e tanto lavoro. Tutti e tre colpiti e atterrati, per un po’. Noi non possiamo vantare granchè, i nostri negazionisti con “febbriciattola” si chiamano Bocelli e Briatore. Restiamo in basso e ci resteremmo, anche se si aggregasse alla combriccola un Salvini qualunque, uno che fa a pugni con le mascherine e con i distanziamenti e che risulta, malgrado il colesterolo alle stelle, ancora sano. Non possiamo invece, per fortuna, onore al merito, contare su Silvio Berlusconi, che in vecchiaia sembra rinsavire e che non ha mai negato l’esistenza del morbo, anche se non ha esitato per consolidata abitudine a mettersi nelle mani del dottor Zangrillo, il minimizzatore del San Raffaele. Naturalmente loro “stanno tutti bene”: la livella funziona da un certo punto in poi. Tutti sani e forti subito dopo le prime linee di febbre. Ovvio: le cure e le attenzioni che li riguardano non toccheranno certamente il netturbino di Totò. La giustizia e l’eguaglianza in questo mondo fanno sempre acqua.

Trump però ci regala qualche cosa di più. Ci regala, dal vertice del suo impero, il sospetto e qui si torna al cinema e ha una possibile sceneggiatura. Le ipotesi sono plurime. A infettarlo potrebbero essere stati i soliti cinesi per metterlo fuori gioco. Potrebbero essere stati i comunisti tra le file di Biden per impedirgli di continuare la campagna elettorale. Potrebbero essere stati i suoi stessi compagni di merende repubblicani per togliersi di mezzo un personaggio tanto ingombrante (il presidente “incapacitato” decade in automatico e lascia il posto al vice, capitò a Reagan e a Bush). Ma c’è chi addirittura immagina un piano diabolico: il re delle bugie si sarebbe inventato la frottola della malattia, per evitare nuovi confronti in tv con Biden e per risorgere guerriero mai domo alla vigilia delle elezioni, dimostrando la propria tenacia e quindi la propria invulnerabilità.

Stando con i piedi per terra, per ora si sa che il prezzo del petrolio è crollato e che l’euro è in calo, e si ipotizza che il virus sia salito sull’Air Force One, l’aereo più protetto del mondo, grazie a una collaboratrice, altrimenti free lance, tale Hope Hicks, cioè la signorina Speranza, sempre a fianco di Donald e sempre senza mascherina, ex fotomodella, addetta stampa e non so che altro… Il New York Times ha peraltro già svelato che il presidente presentava nelle ultime ore pubbliche “sintomi di letargia”, segno di una possibile influenza, di una possibile “febbriciattola”. Sarà, anche se a noi, lontanissimi dalla Casa Bianca, il settantaquattrenne Donald un po’ letargico sembra sempre, appisolato sotto il cuscino della sua chioma.

Basterebbe un beverone

Quale terapia segua adesso Trump con Melania non si sa. Lui aveva raccomandato come prevenzione una pillola al giorno di idrossiclorochina, la pastiglia usata contro la malaria e contro l’artrite. Poi, a epidemia inoltrata, aveva indicato come cura “portare la luce dentro il corpo, cosa che si può fare attraverso la pelle o in altro modo”. Con opportune perforazioni, si intende. “Si dovrebbe testare, sembra interessante”, diceva Trump, che però non esitava a proporre un’altra ricetta: “Vedo anche il disinfettante: abbatte il virus in un minuto e quindi potremo fare qualcosa di simile, con un’iniezione. Sarebbe interessante provare. C’è bisogno dei dottori, ma a me sembra interessante”. Insomma, secondo Donald, basterebbe un beverone o un clistere di candeggina. Molto, molto, interessante. Ci faccia sapere.