Palma: dal movimento di Genova
per attraversare la stasi del presente

divisione

non c’è chiarezza nelle immagini
nel flusso già alla fonte
c’è acqua nei giudizi. La memoria
è magra misura i vuoti
la chiarezza è di parte.
Dal venerdì da prima ancora
non andare – andiamo – no.

Dividere di gioia il campo in due
tra chi ha colpito
e chi ci stava e
ha marciato agito e fuggito
e chi non c’era come me non era lì
a dire è solo uno.

L’esordio poetico per Industria & Letteratura

Si potrebbe parlare di poesia come deposizione e testimonianza avendo letto l’esordio poetico di Massimo Palma, edito recentemente da Industria & Letteratura, dal titolo di chi registra e quasi mette a verbale il passaggio traumatico da una condizione ad un’altra, ovvero: movimento e stasi. È infatti l’autore stesso, in una nota finale, a farci sapere che il libro: «ha a tema i fatti di Genova 2001 e gli effetti della loro memoria» in cui nella prima sezione ‘’still’’ si racconta ciò che è avvenuto prima e dopo quelle giornate; mentre nella seconda ‘’movimento’’ ciò che accadde durante e, infine nell’ultima, ‘’stasis’’ – termine greco dall’ampio significato – la condizione di conflitto intestino, una situazione di sintesi tra due opposti, ovvero il movimento e la stasi appunto, dentro un equilibrio.

Il termine greco è stato ampiamente analizzato da Giorgio Agamben nel saggio ‘’Stasis. La guerra civile come paradigma politico, Homo sacer II,2’’ e va a indicare la guerra civile combattuta all’interno di una stessa comunità politica. Secondo il filosofo, ciò che manca oggi è propriamente uno studio ragionato e consapevole del conflitto civile o meglio della stasiologia, ossia un tentativo di pensare filosoficamente la crisi e lo scontro.
Se è vero che il poeta onesto deve partecipare al mondo senza tentare di predeterminare, come fosse un dovere, una verità collettiva, potremmo affermare che questa raccolta di Massimo Palma si muove costantemente sul filo del rasoio, riuscendo da una parte a non cadere mai nei patetismi di chi vuole museificare una battaglia campale e dall’altra però costringendo il lettore a rimanere quasi intrappolato in quella stessa ‘‘stasis’’ che viene denunciata e che di fatto appartiene al presente.

La decostruzione dei versi

L’autore pare tenti – anche formalmente – di decostruire in versi, di sottrarre la vicenda dalla montagna di falsificazioni e retoriche, senza mai condurre però il lettore verso una via d’uscita poetica realmente fondativa, capace di produrre un senso da cui generare altro movimento, qualunque esso sia. La percezione diffusa dunque è quella di calarsi in una brusca interruzione di senso. Sin dalla prima sezione si alternano testi in versi a prose poetiche in cui si presenta la rivendicazione di una memoria da fissare nuovamente poiché oltraggiata, ad esempio, dall’uso strumentale delle immagini, funzionali a rendere corrotto e dividere chi manifestava una propria verità.

Come sappiamo, quest’anno ricorre il ventennale dei fatti di Genova. Ed è proprio dalle foto e dai video del corpo morto di Carlo Giuliani, dai massacri e dalle torture della Diaz e di Bolzaneto che bisogna partire per comprendere quanto i fatti del G8 rappresentino anche un nodo essenziale per la stasis che ci indica Palma all’interno della lotta anticapitalista contemporanea. Una frattura in cui sono state assaltate le aspirazioni e i desideri di fine secolo e che ancora oggi stentano a riorganizzarsi con quella stessa forza.

specificazione
nel duemilauno per essere più forti e inclusivi e mostrare di aver chiuso col passato era bene dirsi plurali. E quindi si scelse di chiamarsi movimento dei movimenti due volte movimento. Era come fare parte del moto che ne muove altri. Da una parte dentro la zona rossa la morte del capitale riunito a pensare il mondo peggiore. Dall’altro il movimento dentro la zona che invece era gialla.

E tuttavia il capitale che è a favore del morto fece una cosa molto furba costruì gabbie alte e poi sparò al movimento e gli passò un sasso sulla fronte per dire che le pietre uccidono e che non c’è mai un sasso innocente. Un sasso che è stato non si dimentica più.

Lasciato morire in una piazza il movimento si fermò si guardò e per anni si trovò bellissimo da morto