Il valzer delle plusvalenze fantasma, prezzo pesante per la Juve e Coppe a rischio

Un tackle, ma di quelli duri. La Corte Federale d’Appello della Federcalcio, presieduta da Mario Luigi Torsello, su istanza della Procura della Repubblica ha riprocessato la dirigenza juventina per il valzer delle plusvalenze fantasma revocando la precedente sentenza sportiva, che l’aveva mandata assolta nell’aprile dell’anno scorso. E stavolta è andata giù pesante. “La pena deve essere afflittiva” aveva chiesto il procuratore della Figc, Giuseppe Chinè “la Juventus in classifica deve finire ora dietro la Roma, fuori dalla zona delle Coppe Europee”, va penalizzata di 9 punti. La Corte è andata oltre e ne ha sanciti 15, una marcia indietro dalle prime piazze al decimo posto, metà classifica, da 37 a 22 punti se non si considerano i risultati della diciannovesima giornata di Campionato.

Stesso “buon peso” per i dirigenti, inibiti per periodi più lunghi di quelli richiesti dal procuratore: 30 mesi a Fabio Paratici ex direttore sportivo, quindi implicato in prima persona nelle compravendite, oggi al Tottenham guidato da Antonio Conte, 24 mesi all’ex presidente bianconero Andrea Agnelli (da pochi giorni pure ex membro del CdA di Exor e Stellantis: una slavina) e all’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene (uomo Ferrari, entrato nel CdA Juve nel 2012 e amministratore delegato dal 30 giugno 2021 al 18 gennaio 2023: 19 mesi, 5 in meno dei 24 che gli sono stati inflitti..), 16 mesi a Federico Cherubini, successore di Paratici nella carica di direttore sportivo, 8 mesi all’ex vicepresidente Pavel Nedved e a Garimberti, Vellano, Venier, Hughes, Marilungo e Roncaglio, membri del CdA. Nessun problema per gli altri otto club coinvolti – Sampdoria, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Novara e Pescara -, la Corte d’Appello Federale ha confermato il proscioglimento, che prevedeva semplici ammende.

Un’ingiustizia?

Secondo i legali della Juventus, ovviamente, la sentenza di assoluzione non andava revocata e “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva conformemente alla legge e alla procedura penale di tale Stato”. È il principio del “ne bis in idem”, “non due volte per la stessa cosa”. Oltretutto “alla sola Juventus e ai suoi dirigenti viene attribuita la violazione di una regola, che la stessa giustizia sportiva aveva ripetutamente riconosciuto non esistere”, hanno insistito, un’ingiustizia da sanare “nel prossimo grado di giudizio”. Mica semplice, alla Juve resta la carta di un ricorso al Collegio di Garanzia del Coni, che non entrerà nel merito delle accuse ma sarà chiamata a stabilire se la revoca della sentenza precedente era ammissibile o meno.

Speranze di una revoca della revoca? Non eccessive. La Procura della Repubblica di Torino, impegnata nell’inchiesta Prisma, aveva sollecitato un nuovo giudizio sul caso delle plusvalenze per gli anni 2018-2019-2020 sulla robusta base di nuovi documenti e di intercettazioni che rendevano plausibile – sempre secondo i magistrati requirenti – l’ipotesi di un sistema strutturato, in cui le plusvalenze false “erano un modus operandi abituale e funzionale all’alterazione dei bilanci”, non così per le altre squadre coinvolte. Accuse gravi che, dopo Calciopoli del 2006, riportano la Juventus al centro di operazioni illecite. Si dirà: ma come ha potuto la giustizia sportiva riprocessare per lo stesso reato? L’ha fatto nel caso specifico perché c’erano, come detto, prove inedite (poi ritenute dirimenti dalla Corte Federale d’Appello) e poi perché si muove sempre entro binari ad alta velocità tutti suoi, tanto che ha comminato pene pesantucce assai senza aspettare il responso processuale della giustizia ordinaria.

Plusvalenze e stipendi dei calciatori

Comunque di carne juventina da mettere sulla griglia ne aveva. Secondo il procuratore della Figc, Giuseppe Chinè le plusvalenze contestate, di 60 milioni su un totale di 323 nel periodo esaminato, servivano a coprire le perdite e stop. Appena il 3,6% dei ricavi totali si è difesa la Juventus, ma pur sempre un’alterazione di bilancio, peccato mortale per una società quotata. Non finisce qui, la giustizia sportiva sta indagando su un altro filone di plusvalenze con società “amiche” venute fuori nelle intercettazioni e chiuderà le indagini il prossimo 22 febbraio, mentre entro poco più di una settimana si concluderà l’istruttoria sulle “manovre stipendi”, emolumenti forse fittiziamente ridotti ai tempi del Covid (in questo senso, la lettera del club a Cristiano Ronaldo appena emersa è l’ennesimo inciampo).

Per chi avesse il gusto e la curiosità di saperlo, nel calcio le plusvalenze rappresentano il guadagno ottenuto da un club vendendo un giocatore, al netto della quota di ammortamento del cartellino ancora a bilancio. Spiega bene sul suo sito l’esperto di mercato Gianluca Di Marzio: “La quota di ammortamento dipende dall’investimento iniziale e dagli anni di contratto stabiliti all’acquisto del calciatore. Ad esempio, nel caso di un investimento di 10 milioni di euro per un giocatore che firma un contratto quinquennale, la quota di ammortamento sarà di 2 milioni l’anno. Di conseguenza, se la società lo dovesse vendere dopo tre anni a 40 milioni, la plusvalenza non corrisponderebbe a 30 milioni (40-10 mln), ma si otterrebbe sottraendo dai 40 milioni una somma data dalla differenza tra i 10 milioni iniziali e l’ammortamento rimanente (in questo caso, 2 milioni l’anno per due anni rimanenti, quindi 4 milioni). Il risultato? 34 milioni di euro di plusvalenza”.

Incertezze sul futuro

Gianluca Ferrero

Insomma, è arrivata l’ennesima derapata in uno dei momenti storicamente più difficili del club torinese, dopo il botto delle dimissioni, il 28 novembre, del CdA. Gianluca Ferrero, il nuovo presidente, e l’ad Maurizio Scanavino, nuovo direttore generale, hanno davanti mesi cruciali, per non parlare del tecnico Allegri, che aveva giusto nelle ultime partite guidato la squadra a una discreta riscossa dopo un inizio di Serie A da incubo. Tutto da rifare e ancora non si sa se la Juve potrà disputare le Coppe nella stagione 2023-2024, anche vincesse l’Europa League, perché la Uefa dallo scorso dicembre ha nel mirino la società bianconera “per potenziali violazioni delle norme sulle licenze per club e sul fair play finanziario” che potrebbero mettere in forse l’ottenimento della “Licenza Uefa” e comportare multe o addirittura l’esclusione per qualche tempo dalle competizioni continentali: evento micidiale per i conti del club, negli ultimi anni, dall’operazione Ronaldo in poi, traballanti. Per l’immediato va nominato un nuovo direttore sportivo in sostituzione dell’inibito Cherubini (gli avventati parlano del rampante Cristiano Giuntoli, attuale ds del Napoli: non scherziamo) e presto uguale problema potrebbero avere al Tottenham con Paratici, il predecessore di Cherubini alla Juve ammarato tra gli Spurs di Londra: La Figc ha chiesto che la sentenza contro Fabio Paratici venga estesa fuori dai confini italiani.

Andrea Agnelli (foto dal sito Juventus)Quanto ad Andrea Agnelli, vive giorni con le stigmate del loser, del perdente, proprio lui che ha vinto molto nei suoi tredici anni presidenziali e poi inanellato scelte obbrobriose. Uscito da Exor e Stellantis dietro, è immaginabile, caldo invito di John Elkann, rimane una variabile delicata. Il figlio di Umberto pesa ancora molto, come secondo azionista, nella Giovanni Agnelli BV, la società che a monte, controlla tutto l’impero e se la Juventus (fantacalcio?) andasse sul mercato potrebbe pensare di guidare una cordata per rilevarla. Un colpo di scena teoricamente possibile, anche se sicuramente sgradito ai rami Elkann e Nesi della famiglia. Appena più probabile che l’uscita dai board delle due società quotate sia uno step verso la separazione di Andrea dalla Giovanni Agnelli BV, costo della liquidazione un miliardo. Eclatante per gli standard della “Real Casa” di un tempo e forse anche per quella odierna.