Il teatrino della politica
ora è a 5 Stelle
In scena con i sovranisti

Il teatrino della politica. Ricordate? Era il 2018, tre secoli fa. Alle elezioni politiche aveva vinto chi voleva “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, abolire le auto blu, simbolo del privilegio, perché “uno vale uno”, qualsiasi cosa voglia dire, in nome della democrazia diretta, senza aver letto e capito bene quello che davvero aveva scritto J. J. Rousseau. Bisognava demolire l’eterno “teatrino della politica”. Evviva. Un fremito di speranza aveva rallegrato i molti che ci avevano creduto o sperato. Adesso, invece, siamo arrivati a questo punto. Il teatrino della politica domina ancora la scena politica, perché –a suo modo- diverte, riempie giornali e telegiornali, dopo tanta tristezza da Covid-19.

Ma l’aspetto più curioso è che registi, protagonisti, comprimari, comparse, compreso il “deus ex machina” del teatrino della politica, sono proprio quelli che volevano demolire questa recita infinita. Come finirà lo scontro tra l’eroe, apparso dal nulla, come nelle antiche profezie, contro il suo deuteragonista, il vecchio sovrano, autoproclamatosi “l’Elevato”, che prima voleva cedere il potere e poi se n’è pentito? E i cortigiani, con chi si schiereranno? E l’esercito, che sembrava invincibile, ma che non ha combattuto nessuna delle battaglie annunciate e si è sfibrato nell’attesa, riuscirà a scegliere il suo –forse inutile- condottiero? Vedremo, anche se sembra delinearsi un incerto lieto fine. Intanto, l’esercito pentastellato, che era disceso con orgogliosa sicurezza sulle aule sorde e grigie del Parlamento, in parte si è dissolto, in un vorticoso cambiar di casacche, come in un vaudeville d’altri tempi.

E poi, il M5S è entrato a pieno titolo nella commedia dell’arte, come Arlecchino servitore di tre padroni, prima al governo con Salvini, subito dopo con il Pd e adesso, addirittura, con l’algido Draghi. E così, il teatrino della politica ha ricominciato a macinare risate, applausi e fischi, tutti contemporaneamente. In questi casi, però, c’è sempre chi vuol rubare la scena agli altri. E’ un “attor giovine”, ritornato sul palcoscenico un po’ invecchiato, ma sempre saltellante, che aspira da sempre al ruolo di “capo comico”, con capriole e giravolte che dovrebbero divertire e invece fanno solo girare la testa, da sinistra verso destra.

Naturalmente, in questo teatrino dei Pupi, dove si danno bastonate di cartone, non può mancare l’uomo nero, uno Sceriffo di Nottingham, sempre ghignante, che per ottenere il suo obiettivo, sorride sotto i baffi e fa la tipica suadente promessa: “non avere paura di me, dammi il voto, fidati, non ti farò niente e vivremo felici, senza tasse, e contenti”. Poi, però, appena può, e sperando che nessuno se ne accorga, se ne va nel Paradiso degli Orchi, che vivono nella foresta vicino a Budapest, ma anche nella pianura anatolica o nella steppa siberiana. Al suo fianco tiene duro un vecchio mago, che nella sua vita ne ha dette e fatte di tutti i colori, ha incantato per anni milioni di italiani, anche se le sue pozioni, ormai, sono un po’ svampite. Dietro all’uomo nero, o forse davanti o di lato, c’è una principessa, per niente addormentata, pronta a trasformarsi in una paladina sovranista, senza paura, con spada e corazza, che, anche se è di umili e quasi inconfessabili natali, ambisce al trono.

Dietro le quinte del palcoscenico, ai margini delle luci della ribalta, c’è anche un uomo tranquillo, forse troppo tranquillo, ritornato dal suo esilio europeo, dopo esser stato condannato alla “serenità” suo malgrado, che non alza mai la voce e sorride indulgente e gentile, forse ironico. Si è messo alla finestra, aspettando Godot. Si illude di parlare con persone serie, pronte a mantenere le antiche promesse e fare in modo che il paese non cada nelle grinfie del “babau” vestito di nero. Alla fine, qualcosa succederà, o forse no, perché, nel teatrino dell’assurdo… così è se vi pare.