Il sogno proibito di Conte: liquidare la sinistra e prendersi il suo popolo

Adesso “sferza” il PD, sul suo terreno, che è quello dei diritti, dei poveri diavoli, dei servizi, dell’assistenza, del ruolo della “cosa pubblica”. Vuol fare intendere d’essere la risposta per chiunque, ora depresso, abbia votato, seguito, promosso il solo partito di grande massa di sinistra. Sa che c’è sofferenza in quelle file pure resistenti come il cemento… insoddisfazione e delusione si insinuano in quei ranghi, perché non approfittarne? Del resto, pure attraversato da mille rivoli di crisi, è il bacino elettorale storicamente più compatto e numeroso del panorama politico, se non ora quando? Un pensiero strategico, in fondo, storia “antica”, almeno per i cinque stelle. Tutto è cambiato in quella casa, organizzazione, gruppi dirigenti, relazioni interne, principi, quantità, tutto, tranne, e Conte lo conferma, il primo obiettivo: liquidare la sinistra storica e prenderne il posto. Esattamente l’obiettivo di Grillo, il padre fondatore, il leader che si è rotto le costole nel tentativo di polverizzare quel parco di consensi, quello che ha davvero perso la partita, perché il PD, nonostante sia stato messo nel centro del mirino del M5S e non solo, sta lì, ancora lì, acciaccato, meno corposo, smentendo i desideri, le intenzioni, i programmi di Grillo convinto di aver svoltato quando la sua creatura, nata in laboratorio, era sorprendentemente diventata la prima forza politica del Paese.

Non è bastato l’ardore speso mentre erano sull’onda: il “partito di Bibbiano” il PD, che “toglieva i bambini alle famiglie con elettroshock per venderli” – parole di Di Maio -” non è crollato sotto il peso di questa pioggia di sterco. Infatti, da allora Grillo ha perso molta verve, se l’è messa via, ha provato a gestire l’esistente, e cioè i frammenti di quello che era stato un grande esercito di automi “né di destra né di sinistra”, ma opera con una certa svogliatezza, quella di chi sa, al di là dei consensi, di aver fallito quando i numeri c’erano, così niente sorrisi e poche battute, sempre più sfondate dalla mancanza di entusiasmo e di strafottenza. Il fallimento ha trasformato il fuoriclasse della provocazione in un banale parabordo, pronto alla bisogna ma defilato e molto ragioniere, molto “mamma lontana” alla quale chiedere aiuto se non si sanno fare le frittelle, ma non è roba per lui, c’è da scommetterci.

Una scolopendra sul cuscino

Tuttavia, ecco che il buon risultato elettorale, tra il quindici e il sedici per cento, costringe il triste Grillo a tener conto di quest’uomo che gli deve piacere come una scolopendra sul cuscino. Vuoi vedere che il gioco in cui lui è andato a sbattere può, accidenti, riuscire a questo strano personaggio che pare nato nella cantina della Casaleggio? Massima duttilità, capacità di imbastire, di disfare, di difendersi come pochi dicendo tutto quello che gli può tornare utile, mentre predica lealtà e coerenza… tutta farina del suo sacco, un formidabile autodidatta. Per battere il Pd, la sinistra storica, non va bene prenderlo di petto, ti confondi con gli altri, devi stargli accanto, dando l’idea che lo stai superando in curva, a sinistra: fatto, Conte sta facendo proprio questo, dopo aver dato il “la” alla demolizione del governo Draghi che avrebbe portato tutti alle elezioni di lì a qualche mese.

Qui si aprirebbe lo spazio per un pensiero non poi così complottista: è davvero possibile che in Italia – crocevia globale, pedina fondamentale per la Nato, per l’Europa – un tipo qualunque possa decidere di far cadere il governo che all’estero piace molto, quello che sta piacendo di più? Rimettendo alla deriva quel frammento tanto importante per l’ordine mondiale (detto, pare una fanfara immeritata, ma c’è molto di vero invece in questa bacheca…)? Possibile, ma allora tutto è possibile, perfino che sia poco accidentale ciò che è avvenuto in quei giorni. In coda ad una lunga fase storica in cui si sono ascoltati importanti dirigenti della sinistra annunciare al mondo che proprio Conte era l’uomo giusto per il futuro della sinistra. Insomma, gli si voleva bene. Come puoi immaginare che di lì a poco quell’adorabile compagno avrebbe tolto lo sgabello a Draghi, giusto per fare il figo, far cadere, l’uomo che lo aveva sostituito a Palazzo Chigi e raccattare nel brodo di sinistra il mugugno verso un Presidente del Consiglio visto come un dente delle fauci dell’alta finanza? Nell’ampiezza di questo smacco lavora, secondo molti, il motore della ripresa di consensi del partito di Conte.

Qualità democristiane

Accanto a quello del “pacifismo” che sempre Conte impugna in testa al coro: fermiamo la guerra, ora diplomazia, basta armi agli ucraini. Firma tutto quello che c’è da firmare, in materia, poi si affaccia alla finestra e grida al popolo “mi stanno violentando”. Fa il duro, insiste con lo stop alle armi, fino a quando pare che gli ucraini, grazie molto a quelle armi, abbiano riconquistato una città chiave. In quel momento, cede alla commozione della platea e si rallegra per il fatto che grazie agli aiuti si sia potuti arrivare a tanta bellezza. Un bel tornante, ma è agile: rientra nei ranghi molto presto, spendendo qualche energia per dimostrare quanto la sua strada sia priva di contraddizioni. Ha le strepitose qualità di un democristiano adulto, che ne ha viste tante e ci sarà un motivo se nonostante i terremoti lui è ancora lì e tanti altri no? E’ lo stesso Presidente del Consiglio, Conte, ma di altro governo, che mostra soddisfazione per il varo delle leggi sulla sicurezza e per il colpo duro ai “taxi del mare” – sempre Di Maio – , lo stesso che governa con severo piacere assieme a Salvini fino a quando lo stesso Salvini si incarica di abbattere fantasticamente proprio quel governo, perché non è stato Conte a far saltare il gioco, è stato Salvini. Lo stesso che non fa cadere Salvini fa cadere Draghi, distrattamente. A sinistra in tanti si chiedono: ma allora come si fa a sapere cosa pensa davvero Conte di questo e di quello? Un personaggio complesso, molto tecnico, al quale affidare qualunque ruolo, perché lui li metterà in scena con la stessa irrefrenabile determinazione e passione.

E Grillo non fa una piega

Perché, bisogna pur ricordare che è stato leale presidente del Consiglio con i nemici dei manipoli di Salvini, quelli del PD e, tra errori e omissioni, abbia saputo governare l’esplosione dell’era Covid con buona mano.. Ma ora dice che non riaprirà alcun tavolo con il PD finché ci sarà quella dirigenza. Che gli è successo? Fa l’offeso con Letta, che recita è questa? Com’è riuscito il centrosinistra ad arrivare all’appuntamento elettorale in quell’ordine sparso che la destra aveva chiesto per colazione il giorno del voto? Due punti erano decisivi per la messa in angolo dell’opposizione alle forze reazionarie: un PD alle corde, mangiato su più fronti e insieme un fronte progressista opportunamente diviso. E non può essere frutto della magìa che entrambe queste condizioni si siano concretizzate nei tempi richiesti dalla sceneggiatura. Càpita, accade, può accadere che Conte facendo crollare il governo mini con efficacia il processo di raccordo tra tutte le forze costituzionaliste e antifasciste. Distrattamente. Sa essere anche divertente, ha un suo blues, tranne quando cerca di piazzare il suo braccio affettuoso attorno al collo di Grillo, sui palchi di qui e di là, mentre Grillo non fa una piega. Un rito “magico” molto frequentato, non solo da lui. L’orizzonte si vede, forse, solo così.